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Feltri: “È una politica suicida, dal Pd al Cavaliere”

«Non c’è un partito che sta in piedi. Renzi ha umiliato D’Alema e ora si trova un nemico in casa. Silvio ha distrutto il Nazareno con il no a Mattarella»

feltri(di Errico Novi – ildubbio.news) – L’unico giornale movimento della destra italiana recente è stato il suo: con Libero Vittorio Feltri ha accompagnato gli anni del bipolarismo furente, «ma almeno si capiva meglio com’erano schierate le squadre in campo». Il Direttore ha avuto un rapporto tormentato con la sua creatura, e ora che l’ha riabbracciata, un po’ gli manca il clima incandescente che aveva fatto di Libero il manifesto del centrodestra berlusconiano. «Il punto è che il quadro della politica è confuso per non dire drammatico e c’è una forte tendenza al suicidio».
Addirittura suicidio, Direttore?
Tutti hanno commesso gravi errori, Renzi ma prima di lui il Cavaliere.
Renzi ha personalizzato il referendum, ma con la fine del Nazareno era rimasto l’unico padre della riforma: davvero poteva fare scelte diverse?
Ma certo che sì. Poteva puntare sul fatto che bene o male gliel’avevano votata quasi tutti. Volentieri o non volentieri: a parte Berlusconi, la sinistra pd era favorevole, ha cambiato atteggiamento solo quando Renzi ha legato il suo destino al referendum.
Se l’è cercata insomma.
Se non avesse enfatizzato il valore del voto non si sarebbe trovato con un pezzo del suo partito coalizzato con gli altri contro di lui.
Se vince il no scivoliamo verso il default come nel 2011?
Non credo siamo arrivati a questo punto. Allora c’era una situazione veramente drammatica, una sollevazione generale contro Berlusconi, non solo da parte dell”Europa: era assediato da tutti gli altri partiti, dai grandi i giornali. Capisco che la situazione di oggi possa ricordare quella ma non tira la stessa aria.
Non verrà l’apocalisse neppure con la vittoria del no, insomma.
Non cambia nulla: tutti attribuiscono significati incredibili al referendum, ma in fondo l’Italia è un Paese che nel suo casino è stabile. Oltretutto sarebbe proprio la vittoria del sì a portarci verso le urne: se vincesse il no non avremmo neppure la legge elettorale. Certo, dire ‘votiamo no così Renzi va a casa’ nasconde una logica un po’ paradossale: ci darebbero come premier un Monti qualsiasi, sai che allegria.
Ma Berlusconi fa bene o no a lavorare per un governo di scopo?
Mi fanno ridere queste formulette: qual è lo scopo? Che significa? Se si tratta di un esecutivo che nasce per rifare la legge elettorale rischia il flop: sono 15 anni che ci rimettono le mani, mi viene il sospetto che siano stupidi.
Se il Cav fa le larghe intese dopo la vittoria del no il centrodestra rischia di smembrarsi?
Non rischia: è già smembrato. A Salvini viene un mancamento appena sente pronunciare il nome di Berlusconi, idem per Giorgia Meloni. E poi le percentuali sono risibili: certo, se si coalizzano possono raggiungere un risultato discreto, ma non da vincere le elezioni. Detto questo, non è che dall’altra parte stiano messi meglio.
In che senso?
Nel senso che il centrosinistra copia il centrodestra e cerca di smbembrarsi a sua volta. Siamo messi male, non c’è uno schieramento che si regga in piedi, a parte i cinquestelle che non danno segni di crollo imminente ma ci arriveranno. La situazione a guardarla è drammatica, la politica italiana si è suicidata.
Ci sarà un nuovo federatore del centrodestra o Berlusconi è irripetibile?
Finora non se n’è visto uno che fosse in grado di guidare il Paese e neppure il tram. Parisi ci ha provato ma gli hanno dichiarato guerra tutti: gli hanno fatto fare la figura del fesso, avrebbe dovuto ricostruire il centrodestra ma non s’è trovato dalla sua neppure figure di terza fila.
Si sentono tutti figli di Berlusconi e sono gelosi del prescelto?
Sì, ma alla fine sono solo figli di una povera donna.
Come ti spieghi il profilo prudente del Cav nella campagna referendaria?
Si capisce: ha avuto una malattia gravissima, è stato sull’orlo della tomba, diciamocelo con franchezza. Non è ancora nel pieno delle forze e poi si trova con un partito dissolto, se ne sono andati tanti, da Fini ad Alfano e Fitto: non dico che è rimasto solo ma insomma, ha un branco di poveracci. A questo aggiungi che aveva tentato la carta del Nazareno e il patto si è sfasciato.
Si è sfasciato per colpa sua?
Si è rotto su Mattarella, non sulla riforma costituzionale. E quello è il suo errore fatale. Cercavano tutti un presidente della Repubblica che parlasse poco, forse perché Napolitano era stato fin troppo loquace. L’avevano trovato, Mattarella parla pochissimo, chi meglio di lui: come ha fatto Berlusconi a non votarlo? E poi per Giuliano Amato, pensa che alternativa.
È stato quello il contributo di Berlusconi al suicidio generale?
Basta guardare come si trova adesso: è alle prese anche con problemi nelle sue aziende, e non è che Confalonieri riesca a convincerlo ad andare un po’ più d’accordo con Renzi. D’altronde possibilità di un ribaltone non ce ne sono, al massimo si può arrivare a un governo di solidarietà nazionale.
Sarebbe un disastro?
Non vedo né un politico né un trecnocrate capace di mettere tutti d’accordo. Certo sarebbe meglio uno che viene dai partiti, ma ce l’immaginiamo l’ennesimo tentativo di larghe intese che illude gli italiani di tagliare la spesa pubblica?
Non ti entusiasma neanche la grande coalizione.
Non è che vedo con entusiasmo lo status quo, ma se fare fuori Renzi significa trovarsi con un Monti qualsiasi come faccio a entusiasmarmi?
Se vince il no è quasi impossibile che Renzi resti premier.
Ma allora chi ci mette Mattarella? La verità è che questa roulette russa del referendum non avrebbe mai dovuto iniziare, con un minimo di prudenza Renzi poteva evitarla. Non ne ha avuta lui come non ne ha avuta Berlusconi. Ma tra tanti, c’è un passaggio che ha fatto precipitare tutto.
Quale?
Non mandare D’Alema in Europa. Non capisco perché scegliere una figura impalpabile come la Mogherini, D’Alema è stato trattato come un ospite sgradito, ora è chiaro che si vendica. La sinistra pd è diventata una forza d’opposizione. È un caos mostruoso.
Anche perché sull’altro fronte finché è Salvini a dare la linea il ceto medio si spaventa.
È un limite gravissimo. E poi la Lega funziona al Nord, se solo mette il naso a Roma fa pippa, come dicono appunto i romani.
A proposito di apocalisse: è quello che attende l’America se vince Trump?
No guarda: un conto è la confusione, ma all’apocalisse non mi ci faranno credere mai. Né che possiamo finirci noi né per gli Stati Uniti: con gli apparati che hanno loro neppure gli extraterrestri li metterebbero in ginocchio.

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