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Luca Telese: “Il sorriso (tirato) della Giaguara”

boschi-scarpe-facebook(Luca Telese per la Verità) – La zampata che lascia il segno arriva all’ultimo: “Eccole qua, queste sono le sue scarpe, diciamo così un po’ giaguarose…”. “Piazzapulita” minuto 56, dopo un faccia a faccia lungo e serrato come un incontro di boxe. Corrado Formigli proietta subito sullo schermo in formato cinema, la foto delle scarpe maculate con cui Maria Elena Boschi si era presentata alla Leopolda. Formigli: “Lei allora per queste scarpe veniva chiamata La Giaguara…”. Maria Elena Boschi è contenta come a un funerale. Si passa la lingua sulle labbra, aspira la saliva. «Lei è cambiata da allora?», chiede il conduttore.

Lei si morde le labbra: «A parte le scarpe che per fortuna cambiano nel tempo perché cambiano le mode….». Formigli insiste: «Si sente diversa?». Meb, in contropiede: «A me piacerebbe che in un mondo normale, se una donna decide di impegnarsi in politica, che faccia la sindaca, che faccia la deputata, le scarpe siano l’ ultimo dei problemi perché conta quello che pensa e che dice».

Tutto chiaro? Mica tanto. Provo a spiegare perché. Guardo la Boschi in questo match, colpito da quanto odio raccolga su twitter. Su dieci commenti, nove negativi. È solo perché in rete prevalgono gli odiatori, come il sublime Napalm di Maurizio Crozza? Forse. Ma me la rivedo. Mi accorgo che l’intervista segue un ritmo strano. Per tutto il tempo Formigli fa domande precise a cui, per un motivo o per un altro, lei non risponde. Parla di altro.

Sorride a scatti, recita interi minuti a memoria. Formigli le ricorda i pochi giorni impiegati per pensioni, Jobs Act, scuola e tanti provvedimenti cari a Palazzo Chigi? E lei (sorriso): «Avremmo potuto votare la legge sul caporalato…». Altro spot. Qui si arrabbia il conduttore: «Facciamo una intervista in cui posso dire qualcosa pure io?». Mitico.

Altro tema, secondo round: Formigli: «Si poteva evitare una spaccatura così dura, anche nel suo partito?». La Boschi non vuole rispondere (altro sorriso): «Tutti noi siamo impegnati a tenere i toni bassi in questa campagna elettorale». Formigli: «Ma si poteva…». La ministra: «Se uno sta al quesito, a quello che c’è scritto nella scheda, non ci possono essere divisioni laceranti, vogliamo tornare al merito». Il conduttore: «Vi era sfuggito di mano?». La Boschi: «No, parliamo del quesito».

Altro tema, altra evasione, terzo round. Formigli: «Quando voi dite: se perdiamo il referendum ce ne andiamo…». La Boschi (stavolta corrucciata): «Abbiamo ammesso che questo può aver sviato». Formigli: «Era un errore?». La Boschi (sorriso, battuta meraviglio sa): «Non ne parliamo più. Ho trovato venti modi diversi per sorridere quando un giornalista mi chiede cosa faremo se perdiamo» (quindi sorridere per sviare, geniale a dirlo).

Capisci che la Boschi è stata preparata, si è preparata, avverti il lavoro degli spin doctor fatto molto bene, ma quando la puntina si incanta sul disco, la fatica si vanifica. Altro esempio, quarto round. Formigli: «Vediamo oggi il sondaggio Index cosa ci dice tra Sì e No?».

Lei, capisce dove vuole parare: «Di sondaggi ne abbiamo visti tanti in questi giorni…». Il conduttore: «Quelli che avete voi sono simili o diversi?». La Boschi, incerta: «C’è un problema di capacità di leggere i dati dalla Gran Bretagna». Lui sente il punto debole: «Voi ne avete diversi?». Ancora una volta lei elude: «Ci sono molti indecisi che alla fine voteranno secondo quello che è il loro modello di paese». Come avrebbe risposto un qualsiasi politico della prima Repubblica? Meno sorrisi, meno spot, più corpo a corpo.

Massimo D’Alema gridò un memorabile: «Vada a farsi fottere!». Silvio Berlusconi mise in scena l’indimenticabile spolverata della sedia: ironica, imprevedibile. Ma interagivano. I ragazzi dell’Happy days renziano, invece, vogliono rispetto e sussiego. Rassicurano il loro popolo, gasano i tifosi.

Ma è un popolo ridotto. In fondo l’Italicum, la riforma – i monologhi di Matteo Renzi e della Boschi – sono figlie di questa idea di leninismo alla aretina, una cosa a metà tra La ruota della fortuna, gli spin doctor americani e la De Filippi. Vai e recita il tuo copione. Non si interagisce con gli interlocutori, sul piano comunicativo.

E qui si arriva alle scarpe della giaguara, che con la retorica sessista denunciata dalla Boschi non c’entrano. Ricordano a Meb di quando era più simpaticamente coatta, molto meno «spindoctorata», più spontanea. Ecco perché le scarpe fanno male, spengono il sorriso: mettono in crisi il copione, scritto, ricordano alla ministra, che ama immaginarsi prima della classe, che sotto sotto si sente ancora provinciale insicura. Io non le avrei messe. Formigli è stato più bravo.

One thought on “Luca Telese: “Il sorriso (tirato) della Giaguara”

  1. Caro Telese, è evidente che lei abbia un idea ben diversa dalla mia su come dovrebbe essere un bravo conduttore. Un bravo conduttore deve conoscere bene l’argomento su cui interroga il suo ospite, per poter fare la domande incisive e in merito. Deve anche ascoltare le risposte. Deve rispettare in ogni senso il suo interlocutore. Cose di cui Formigli non ha fatto neanche una!. Le domande sul jobs act, su Renzi che si dimette o no, le scarpe etc., non c’entravano con la riforma. Ogni volta che la Boschi cominciava spiegare qualcosa in merito alla riforma veniva interrotta! Si capiva bene il lavoro dei spin doctor fatto sul conduttore, che anche con il linguaggio del corpo voleve esprimere: io sono il protagonista, io adesso ti faccio vedere. Nonostante tutti gli sforzi, Formigli non è riuscito a mettere in difficoltà il ministro, perchè si è trovato di fronte a una persona preparata, spigliata e anche pronta di prendersi in giro nella misura che consenta il suo ruolo istituzionale e il buon gusto. Non capisco dove sta la bravura nel far vedere la foto delle scarpe. Non è stato nè divertente, nè rilevante, nè carino. Non è aggiunto assolutamente niente al programma e all’intervista. L’arrogante conduttore è uscito decisamente male dall’ intervista.

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