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Marcello Veneziani: “E se risparmiassimo sul referendum?”

renzi-leopolda-848814(Marcello Veneziani – Il Tempo) – Visto che siete presi dalla mania di risparmiare e di abolire, che dite se sopprimiamo il referendum? È una spesa inutile, non serve a decidere nulla perché il referendum è consultivo, non propone e non delibera nulla e non ha nemmeno bisogno di quorum, non serve a far cadere il governo Renzi o a mandare al governo una maggioranza alternativa; serve solo a spaccare il paese, a non affrontare le vere priorità dell’Italia e a distrarla dalle sue gravi emergenze. Passano i giorni ma non riesco a trovare una ragione decente per preferire il SI o il NO. E’ impossibile dare una risposta secca e unica a un ginepraio di proposte e allusioni. Ha ragione Valerio Onida a ritenere che sia incostituzionale ridurre a un solo quesito tante cose diverse.

Infatti bisogna armarsi di relativismo per rispondere alle domande insiste in quel referendum. Se fosse davvero solo un referendum per evitare il bicameralismo gemello o doppione, dove le leggi vanno e vengono due volte, io direi di sì, riformiamolo. Se invece il referendum fosse sulla forma del nuovo senato, non elettivo e composto da una compagine raccogliticcia e assai eterogenea, ex capi di stato, sindaci, rappresentanti delle regioni, senatori di nomina “regia”… allora direi decisamente no, è un’offesa al Senato storico, alle istituzioni e alla sovranità popolare.

Se il referendum fosse sui risparmi, direi di sì ma se fossero veri, cioè qualcosa nell’ordine di miliardi e non di milioni; per esempio tagliando le regioni, ripristinando una struttura più diretta: Stato e Comuni, più una “leggera” mediazione di enti intermedi, le province, magari ridotte alla metà che corrispondono all’effettive aree storiche del nostro paese. In caso contrario, risparmiare due soldi per avere ancora l’elefantiaca struttura burocratica del Senato e sacrificando solo il senato elettivo, direi di no.

Se il referendum fosse sull’introduzione del referendum propositivo direi di sì, anche se mi sconforta l’abuso che se ne fa in giro (prendete la brexit, dove il popolo sovrano viene beffato e tradito perché non ha risposto come voleva l’establishment, ergo decide il parlamento). Se il referendum fosse su più poteri al premier, come si vocifera senza fondamento, temendo l’uomo solo al comando, io direi di sì, voglio un premier che decida e non stia sotto schiaffo di alleati e maggioranze aleatorie. E mi meraviglia che chi propone da una vita il presidenzialismo si spaventi poi di un piccolo, storto tentativo di leaderismo.

Se il referendum fosse su dare meno poteri, meno soldi e meno competenze alle regioni direi di sì, magari distinguendo tra regioni virtuose e regioni indebitate; nel senso che le regioni male amministrate vengono commissariate dallo stato centrale nelle competenze in cui si rivelano incompetenti.

E ancora. Se il referendum fosse se mandare a casa Renzi o no, io risponderei di no, e non perché mi piaccia Renzi e la sua corte, ma perché non intravedo una possibile alternativa e preferisco tenermi chi governa piuttosto che preferire il salto nel vuoto. Sono dell’idea che i governi si fanno cadere solo se c’è una possibile alternativa; in caso contrario se c’è solo il No e il “mandiamolo a casa” e poi si vede, allora non va bene. È quello che le democrazie mature chiamano la sfiducia costruttiva, mandi a casa un governo se sai come sostituirlo. E tralascio alcuni passaggi inquietanti che potrebbero avviare nuovi espropri della sovranità nazionale e popolare a vantaggio di oligarchie e poteri opachi.

Come vedete, è un zig zag tra i si e i no, più qualche “ma che stai a dì”. Non si riesce di tutti questi temi a farne un monosillabo affermativo o negativo, e non è possibile nemmeno provare a sommarli e poi vedere se prevalgono i si o i no, perché si sommano pere, asini e nuvole, cioè cose troppo diverse..
Perciò mi rifiuto di partecipare a questa pagliacciata. Andate avanti voi che a me viene da ridere. No da piangere. No da ridere e da piangere.

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