Cronaca/Interno/Politica

Forza Italia, storia dei casting politici di Silvio Berlusconi

Venditori di brand. Veline. Cene eleganti. Falchetti. Ora i provini a Villa Gernetto. Così il Cav ha selezionato i candidati dal 1993. E adesso vuole (ri)fare repulisti.

silvio-berlusconi-131123190244_medium(di – lettera43.it) – Quella per i casting è una vecchia passione di Silvio Berlusconi.
L’appuntamento di venerdì 4 novembre 2016 a Villa Gernetto ha messo in scena solo l’ultimo episodio di una storia fatta di provini, incontri e cene lunga 23 anni.
L’implosione della Prima Repubblica e la disgregazione delle strutture portanti della politica favorirono un criterio di selezione della classe dirigente profondamente mutato proprio grazie a Berlusconi.
Nell’autunno del 1993 il concetto applicato dal fondatore di Forza Italia per vagliare i futuri parlamentari era semplice: non si era scelti – fece intendere – in base all’esperienza e ai legami maturati con il territorio, ma per la capacità alla vendita di un prodotto seducente.
VIVA LA “GENTE DEL FARE”. La stessa strategia commerciale che applicherebbe una qualsiasi impresa per essere competitiva sul mercato, con l’obiettivo finale di sopraffare la concorrenza.
Con queste credenziali, alla vigilia della campagna elettorale del 1994, si presentarono nella sede milanese di viale Isonzo i candidati pronti alla conquista di Roma.
Non più professionisti della politica, ma “gente del fare”, abili venditori di un brand.
La preparazione e le capacità fondamentali erano diventate quelle del marketing.
Il resto lo facevano i volti nuovi, puliti, piacevoli e rassicuranti della famiglia “Mulino Bianco” che dovevano accompagnare il sogno berlusconiano per un «nuovo miracolo italiano».
UN SISTEMA AZIENDALE. Le elezioni del 1996 non videro particolari trasformazioni nel manipolo azzurro che affrontò la XIII legislatura, composto, quasi integralmente, dai sopravvissuti alla precedente esperienza.
Un cambio di rotta, invece, si concretizzò per la selezione dei candidati durante la “traversata nel deserto”, periodo successivo alla vittoria di Romano Prodi, dove i casting vennero sostituiti da un sistema di selezione certamente più aziendale.
ERMOLLI FIGURA CHIAVE. Berlusconi per le Regionali del 2000 e le politiche del 2001 si affidò a Bruno Ermolli, potente lobbista del Nord, una delle persone più ascoltate dal fondatore del gruppo Fininvest.
Assieme al radicamento sul territorio e all’organizzazione di Claudio Scajola, fu la società di consulenza di Ermolli a disegnare la nuova Forza Italia.
Una decina di collaboratori si misero all’opera con il mandato di notare e arruolare novelli talenti da inserire nell’organico azzurro.

I “Circoli della libertà”, esperimento fallimentare

Il 18 novembre del 2007 Berlusconi, nel giorno dell’epico “predellino” per intenderci, lanciò l’idea di una federazione di partiti nell’ottica di vincere le Politiche del 2008.
Con l’avvio del nuovo contenitore (di cui facevano parte Alleanza nazionale e qualche “cespuglio”) i criteri di scelta, inevitabilmente, mutarono.
I “Circoli della libertà” guidati da Michela Vittoria Brambilla, sodalizi concepiti nel tentativo di ingaggiare, pescando nella società civile, simpatizzanti con cui sostenere il cartello elettorale denominato Popolo della libertà, si rivelarono un esperimento fallimentare.
Il sistema di scelta, per l’occasione, tornò a essere tradizionale.
DIVISIONI CON GLI EX MISSINI. In questa fase di assestamento gli azzurri dovevano anche contrastare la voracità degli ex missini, sempre pronti ad alzare l’asticella delle richieste benché fosse già in atto la famosa suddivisione “75-25”.
A tal proposito, si istituì un tavolo politico di cui facevano parte, oltre al leader, Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Mariastella Gelmini, Claudio Scajola, Renato Schifani, Denis Verdini e Marcello Dell’Utri.
Le candidature non erano altro che il risultato di una ripartizione tra i “big” dei posti spettanti a Forza Italia.
NEL 2009 ECCO LE “VELINE”. Per le Europee del 2009 Berlusconi, sempre più camaleontico, ebbe una nuova trovata.
Fu il turno delle “veline”, appellativo (non certo gentile) appiccicato da alcuni organi di stampa alle ragazze individuate per la corsa all’europarlamento attraverso alcuni seminari tenuti nella sede forzista in via dell’Umiltà.
L’ex presidente del Consiglio difese con convinzione, durante tutta la campagna elettorale, le sopravvissute al repulisti imposto da Veronica Lario, Lara Comi, Barbara Matera e Licia Ronzulli, tra le più bersagliate dalla stampa: «Vogliamo rinnovare la nostra classe politica con persone che siano colte, preparate e che garantiscano la loro presenza a tutte le votazioni. E che magari non siano maleodoranti e malvestite come certi personaggi che circolano nelle aule parlamentari da parte di certi partiti».

La predilezione del Cav per i giovani: dai “falchetti” in giù

Gli ultimi anni hanno decretato uno stato stagnante di conservazione delle posizioni, timidamente contrastate dai “formattatori”, figli, soprattutto, degli sconquassi provocati sia dalla caduta del governo sia dalle frizioni all’interno del movimento.
Contrasti risolti, poi, con una serie di scissioni.
Tra un guaio giudiziario e l’altro, Berlusconi non ha perso, comunque, la piacevole abitudine di intrattenersi con i giovani.
Niente cene eleganti, per carità. Più che altro momenti conviviali al limite del grottesco.
PERSONAGGI CURIOSI. Il riferimento è agli incontri con i “falchetti” capitanati dai fratelli Zappacosta.
Personaggi curiosi (scoperti da Daniela Santanchè) per cui sarebbero impazziti sia Federico Fellini sia Peter Greenaway.
Tornando, infine, all’incontro di Villa Gernetto, non si sono registrate particolari novità.
Anzi, si è trattato molto semplicemente di uno dei frequenti rendez-vous organizzati dall’attivissima Annagrazia Calabria (responsabile dei giovani azzurri a livello nazionale) e Alessandro Cattaneo (responsabile nazionale della formazione del partito), guardati a vista da Sestino Giacomoni.
FURLAN IL REDIVIVO. Assenti Bernini, Carfagna, De Girolamo e Gelmini, la festosa giornata di venerdì è stata occupata, soprattutto, dall’iniziativa “Missione Italia” a sostegno del ”No” al referendum. Progetto che ha il timbro di Simone Furlan, già fondatore de “L’esercito di Silvio”.
Il successivo simposio con un centinaio di amministratori locali di belle speranze, erroneamente chiamato casting, è stato solo un déjà vu.
Un one man show in cui, tra una barzelletta e l’altra sul “bunga bunga” (saranno fischiate le orecchie a Bondi e Cicchitto?), i ragazzi provenienti da tutta Italia (ben 12 dalla Sicilia) hanno ascoltato le solite teorie sui cinque golpe subiti durante il suo governo, e i motivi per cui è necessario votare ”No” al referendum, confermando ai partecipanti, senza peli sulla lingua, il desiderio di candidare molti dei presenti al posto degli attuali parlamentari.
NESSUN CENNO SU PARISI. Vero? Falso? Il leader di Forza Italia è un maestro dell’illusionismo. Ti mette al centro dell’attenzione e ti allontana dal suo cono d’ombra in un baleno.
Del progetto Parisi non ha parlato. Nemmeno un accenno. L’illusione continua.
Twitter @_MagliaNera_

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