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“Un uomo”: di Marco Travaglio

di-matteo-nino-web4(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Abituati come sono a incensare “mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà” (Leonardo Sciascia), giornali e tg non si accorgono dell’esistenza di un uomo. Si chiama Nino Di Matteo e da 25 anni fa il pm antimafia, prima a Caltanissetta poi a Palermo. Da tre anni tenta di entrare, come sarebbe suo diritto, alla Procura Nazionale Antimafia (Dna), infatti ha presentato due domande al Csm, prima come sostituto procuratore, poi come aggiunto – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 09 novembre 2016, dal titolo “Un uomo” . Entrambe respinte dal Csm, che la prima volta gli ha preferito tre colleghi più giovani e/o meno titolati di lui; la seconda ha giudicato “inammissibile” la sua documentazione. Tutti sanno benissimo che ciò che manca a Di Matteo non sono i meriti, i titoli, l’anzianità di servizio, l’esperienza, la competenza o le scartoffie (se manca qualche timbro, si può sempre chiedere – volendo – un’integrazione): ma l’affidabilità politica. Avendo giurato sulla Costituzione nel 1991, quando indossò per la prima volta la toga, Nino è sempre stato fedele solo a quella, dunque non ai potenti di turno. Infatti è inviso alla destra come alla sinistra, avendole disturbate entrambe con le sue indagini su mafia e politica, soprattutto con quella sulla trattativa Stato-mafia, che attraversa longitudinalmente le classi dirigenti della Prima e della Seconda Repubblica. Senza contare che nel 2012 ebbe l’ardire, con un pugno di colleghi, di ascoltare alcune conversazioni intercettate fra il presidente Napolitano e l’ex ministro Mancino sul telefono di quest’ultimo, sospettato e poi imputato di falsa testimonianza. Perciò il Csm non lo promuoverà mai e lo lascerà sostituto a vita, senza alcun avanzamento in carriera: “Colpirne uno per educarne cento”, anzi 9 mila quanti sono i magistrati italiani. Ora però si dà il caso che, appena un mafioso viene intercettato o un pentito apre bocca, dicano tutti la stessa cosa: Di Matteo è un cadavere che cammina, condannato a morte da Cosa Nostra per volontà dei boss Riina e Messina Denaro. Allarme preso molto sul serio non solo dalle Procure. Ma anche dal Viminale, che gli ha alzato la protezione al livello massimo, proponendogli addirittura di circolare per Palermo a bordo di un carrarmato. E pure dal Csm, che su input del presidente Sergio Mattarella l’ha convocato per proporgli di lasciare Palermo e andare indovinate dove? Alla Dna. Ma non in seguito a una sua domanda, che se fosse accolta presupporrebbe una valutazione dei suoi meriti e una promozione in carriera. Bensì con un “trasferimento d’ufficio extra ordinem”, per “motivi di sicurezza”… Continua

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