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Vittorio Feltri: “Trump, uno di noi”

trump-feltri-850065(Vittorio Feltri per Libero Quotidiano) – I sondaggi si sono rivelati sbagliati. I commentatori, inclusi quelli italiani, hanno preso lucciole per lanterne. Nessuno aveva capito dove andava e che cosa cercava l’ America.

Molti dei nostri più illustri (sulla carta) politologi in pratica sono andati fuori pista. La vittoria di Donald Trump era data come improbabile e, invece, è arrivata netta è indiscutibile. Perché?

L’ analisi del successo repubblicano non è difficile. La gente oggi quando vota non si ispira alle ideologie ma alle esigenze della tasca. Dà il suffragio a chi ritiene possa fare il suo interesse. Così è stato negli Usa e così sarà in Italia allorché verrà il momento (se verrà) di recarsi alle urne. I democratici della signora Clinton vivono in un altro mondo rispetto a quello di Trump, il quale parla dalla tribuna come tu parli a casa tua, in scioltezza, dicendo quello che pensi e non quello che supponi piaccia a chi ti ascolta.

Donald sarà anche un coglione ma non è un finto coglione. Mentre Hillary è una finta intelligente e un’ autentica oca. Ovvio che in un confronto tra i due risulti più credibile il primo è prevalga in caso di elezione. Lui maneggia con disinvoltura la materia economica perché vi è immerso quotidianamente, conosce le aspettative del popolo e i suoi problemi legati alla sopravvivenza.

La sua avversaria poverina blatera, ripete con ossessiva insistenza i luoghi comuni del politicamente corretto per compiacere i sedicenti intellettuali, gente distante un chilometro dalla cruda realtà. Già. Gli intellettuali. Persone insensate che si sentono superiori al prossimo solo perché discutono tra loro con l’ intento di darsi ragione l’ una con l’ altra. Chi dissente è un buzzurro e va escluso dalla élite degli idioti intelligenti per autoproclamazione. Lo stesso individuo se vota a destra (semplifico) è un tipo spregevole, ignorante e cafone, se invece vota a sinistra si trasforma per incanto in un cervellone.

Ma in cabina elettorale, dove nessuno ti vede, fai quel cavolo che vuoi. Nessuno ti giudica. Pertanto è tutto più facile: dai la preferenza a Trump e una volta tracciata la croce sul suo nome ti liberi da ogni imbarazzo e fai il gesto dell’ ombrello. Tiè. Ecco giustificato o almeno spiegato il trionfo di Donald. Che nessuno aveva previsto?

Non è vero. Qualcuno – pochi – lo avevano ipotizzato. Per esempio io. Che nel marzo di quest’ anno scrissi un articolo sul supplemento del Giornale in cui annunciavo la vittoria di Trump, convinto come ero che gli americani avrebbero apprezzato i suoi discorsi anticonformistici pronunciati in un linguaggio terra terra. Non avevo torto. Non mi do per questo delle arie, per carità. Ma ripropongo oggi quel mio pezzo ai nostri lettori affinché verifichino che non racconto balle. Il titolo era: «E io vi dico perché più odiano Donald e più ce la può fare». Non sono un profeta. Ma solo un orbo nel Paese dei ciechi.

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