Cronaca/Interno/Politica

Ambasciatore Usa a Roma: “Dopo la vittoria di Donald Trump va rivista la legge elettorale”

john_phillips(liberoquotidiano.it) – Nel corso della notte elettorale che ci ha consegnato il trionfo di Donald Trump, mister John Phillips aveva manifestato tutto il suo stupore. E terrore. “Risultati inaspettati“, diceva solenne e con gli occhi sgranati mentre il suo mondo, scheda dopo scheda, si sgretolava. È andato a letto turbato. E chissà se è riuscito a prendere sonno. Per certo al mattino successivo il copione non era cambiato, proprio no: The Donald presidente, Hillary Clinton umiliata. Mister John Phillips, per inciso, è l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, l’uomo che con piglio autoritario si sentì in diritto di suggerire all’italico popolino cosa votare al referendum. Un’ingerenza che, al di là di come la si pensi sul 4 dicembre, non era piaciuta, affatto, a nessuno. Insomma, mister JP è un tizio che, almeno per quel che lo si conosce, non perde mai l’occasione per non tacere. E parla anche oggi, all’indomani del ciclone trumpiano che ha spazzato via tutte le sue certezze. Lo fa in una lunga, e sorprendente, intervista a Il Messaggero, che lo ha intercettato all’aeroporto, mentre attendeva la moglie in arrivo da New York.

Phillips, ora, è al termine del suo mandato: nuovo presidente e, si suppone, nuovo ambasciatore. Dunque, su The Donald, spiega che vederlo alla Casa Bianca è come sentire “un campanello d’allarme”. E ancora: “Ha vinto col voto dei blue collars e di chi ha perso il lavoro. I disoccupati aumentano mentre paradossalmente aumenta la produzione. Come mai? Perché i robot fanno il lavoro che prima facevano migliaia di operai”. Dunque riconosce che “il lavoro è andato, it’s gone. Questo è il problema per Trump”. La proposta “zero taxation” del presidente, viene bollata dall’ambasciatore come “totalmente non americana. Miliardari come Warren Buffet o Bill Gates chiedono di pagare di più” (sic, se lo chiedono i milardari…).  L’attacco poi sale di intensità: “Vuole realizzare infrastrutture? Quali? Quelle che i repubblicani non hanno fatto fare ad Obama?”. Altra topica: mister-paraocchi-Phillips scorda che Trump è arrivato alla Casa Bianca mentre i repubblicani che addita lo osteggiavano ferocemente.

Ma il meglio, o il peggio, gli esce dalla bocca quando si parla della sconfitta, Hillary Clitnon. “Sarebbe stata un Presidente eccellente. Purtroppo era gravata da un bagaglio pesante che è stato usato contro di lei in modo anche unfair. Basta pensare ai milioni di dollari che negli anni della Casa Bianca sono stati spesi dai repubblicani per investigare sui Clinton”. Dunque, l’ambasciatore della più grande democrazia al mondo, si spinge a titillare l’ipotesi di smantellarla, questa democrazia. Già, perché quando le cose non vanno come gli “illuminati” vorrebbero, questi stessi “illuminati” puntano il dito contro il popolino becero e ignorante (o presunto tale), al quale andrebbe tolto il diritto di esprimersi. O di votare. Lo dice – quasi – chiaro e tondo, mister Phillips: “Qualcuno – afferma – pensa che il nostro sistema elettorale vada cambiato perché, per fare un esempio, Hillary ha avuto più voti popolari di Trump”. E quel “qualcuno”, inutile nascondersi dietro a un dito, è lui, è l’establishment, è quel mondo che guarda con ribrezzo e schifo alla vittoria di Trump. Una vittoria che in futuro deve essere scongiurata in ogni modo. Anche mettendo mano a un sistema elettorale perfetto.

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