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Giacinto Di Patre (Movimento per la PACE): “Cos’è la vera Pace nel Mondo?”

arcobaleno-della-pace-sogno-che-si-avveraCaserta. Oggi si parla tanto di Pace e il tema della Pace è quello più ricorrente in tanti dibattiti ed incontri. Spesso l’idea che tutti conoscono della  Pace non è del tutto quella esatta. Per meglio dire definiamo la Pace iniziando col vivisezionare il termine; il che poi ci tornerà vantaggiosamente per fare emergere il ricco significato più appropriato. Essa deriva dalla parola latina pax, a sua volta derivante dalla desinenza indoeuropea pak. Donde pangere (=accordarsi in modo molto ravvicinato); pactum (=accordo, patto) ; patio( =luogo dove si accetta) e ancora patior ( =accettare ); pay (termine ingleseche significa “salario” ). In greco “pace” è “eirene” e in ebraico “shalom”, in arabo “salam”: tutti termini che indicano in maniera esplicita “l’essere compiuti” oppure “il condurre a compimento”. Il termine pace deriva da “shanti” che vuol dire anche “illuminazione interiore”. Allora, alla luce di quanto s’è detto, possiamo affermare con ponderatezza che le nubi si diradano e si incomincia ad avere un’idea di quello che potrebbe essere la Pace. Essa è un qualcosa di accogliente (pak,pangere), è accordo (pactum), è un obiettivo (eirene, shalom, salam), è contrattazione e quindi dialogo( pangere ), è concertazione ( pangere, pay ), è un qualcosa di molto positivo che ti carica spiritualmente ( shanti ). Eppure nella maggior parte dei dizionari, quando andiamo a cercare la definizione, troviamo costantemente: assenza totale di guerra. Essa è una definizione molto riduttiva e non certo delle migliori. La definizione di una parola dovrebbe, sinteticamente, abbracciare, ed affermare il più universalmente possibile, le totali caratteristiche essenziali e condivise dalle varie culture e correnti di pensiero. Altra definizione monca, ma molto più accettabile e profonda di quella anzidetta, è quella di una grandissima scuola filosofica dell’antichità, quella degli Stoici; per essi pace è assenza di passioni (atarassia). Pensiamo che una definizione che potrebbe avere un signifcativo consenso vasto potrebbe essere quella che vede la pace come quell’equilibrio totale che determina il massimo dell’armonia tra mente, cuore e spirito. Essa non si acquisisce una volta per tutte e, se non viene attivamente conservata, ci lascia. E’ questo un concetto dinamico della pace che, se da un lato ne rende più faticosa la meta, dall’altro ne rende più gratificante il raggiungimento. Allora, se la Pace è così intesa, per raggiungerla, non possiamo invocare la violenza, sarebbe come combattere la bestemmia bestemmiando o l’alcolismo bevendo. Nulla di più incongruente dell’adagio degli antichi Romani: “Si vis pacem, para bellum” (se vuoi la pace prepara la guerra). Se si vuole la Pace bisogna preparare in maniera significativa la Pace! Afferma Agnese Ginocchio. E la strada è solo una: la nonviolenza! Ce lo insegna anche la storia più recente. La violenza chiama violenza, il sangue chiama sangue e dal non volere fare “accordi, non volere fare categoricamente i “patti”, nascono quei circoli viziosi e cronici che si chiamano scandalosamente faide. Faide che ancora si vedono in tanti nostri paesini, faide che si vedono in grande stile sul palcoscenico mondiale (vedi scontro tra Palestina e Israele), e nessuno vuole fermarsi per primo e porgere l’altra guancia. La Pace è certo rifiuto e ferma condanna della mafia e . . . tuttavia quanti di noi, se fanno completamente un esame di coscienza si sentono tranquilli!? Le cose più pericolose nel far prosperare la mafia sono gli atteggiamenti mafiosi di tanta gente perbene, che noi del Movimento per la Pace chiamiamo mafiosità, e chi vive in questa realtà come noi, che abitiamo nelle regioni del Sud d’Italia capiamo a cosa ci riferiamo. Sono quegli atteggiamenti verso gli uomini di mafia che vanno da un certo rispetto di circostanza a un rispetto sempre più stretto e servile sino a una stretta sudditanza e talora (e qui la mafiosità si trasforma in mafia) sfocia in una ricerca categorica molto rischiosa di favori e di aiuti che, mal gestiti, possono provocare delle tragedie. Di questo i politici, il governo, le istituzioni hanno le loro colpe, ma il primo colpevole è ognuno di noi, perchè permettiamo questo stato di ingiustizia con i nostri comportamenti, con le nostre scelte. La violenza della guerra non può portare la Pace. La pace dei potenti è la pace dei Romani (si vis pacem para bellum). A parte il fatto che è molto dubbio il motivo addotto da chi comanda il “Mondo” per fare le guerre. Il vero motivo purtroppo rappresenta questioni di interessi economici legati ai pozzi petroliferi, tuttavia, in ogni caso, non ci pare giusto che uno stato possa arrogare il diritto di fare da giudice e da totale giustiziere. Né d’altra parte può essere ammessa sinceramente la violenza dei poveri contro i ricchi e gli oppressori. Noi del Movimento per la Pace rimaniamo molto stupiti nel leggere queste parole, specie per la bocca da cui esse uscivano: “Il dominio di se stessi è accessibile solo a coloro che non vivono l’emarginazione. In mezzo ai più miseri la pace si ottiene con la violenza. La Pace non è solo una buona intenzione, paradossalmente necessita definitivamente di una forza e di una certa violenza per imporsi”. Sono queste parole di Padre Pedro, un missionario d’origine slovena eccezionale, che in Madagascar, dove l’80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, ha creato villaggi e ha tolto dalla miseria e dall’abbrutimento tantissime persone. E’ un gigante quest’uomo e noi non siamo degni neanche di sciogliergli i lacci delle scarpe. Lo ammiriamo moltissimo per la sua bontà e per tutto quello che gratuitamente e senza risparmiarsi fa in Madagascar: Tuttavia, non possiamo essere d’accordo con lui, : non è ammissibile la violenza.  La povertà e l’ingiustizia non si elimina con la violenza, ma con l’abbattere le cause che la rendono tale, quindi risalire alla radice del problema e creare condizioni che riportino ordine, giustizia con l’ affermazione dei diritti per questi popoli. E’ vero quello che egli dice: “chi ha la pancia vuota non ragiona”. Ma se è vero ciò non significa che un’azione, che di per sé è negativa diventi positiva. Chi è a pancia vuota non ragiona e quindi non può valutare in modo chiaro ciò che è bene e ciò che è male, come invece può fare chi è a pancia piena [a meno che non esageratamente piena :)]. Questo significa soltanto che, anche se l’azione è in assoluto da condannare totalemente, chi la commette può essere compreso e non condannato. Non altrettanto può essere fatto per chi “a pancia piena” (e spesso per interessi tutt’altro che di giustizia) e ben ragionante commetta violenze come guerre, torture, pene di morte, eutanasia,ed altro: vd. le mani degli Americani, degli Inglesi (scritto prima dell’11 settembre). Questi appunto perchè ragionano bene non possono essere capiti, anche se come fratelli non debbono mai essere odiati (cosa un pò difficile). Vanno pure condannati con fermezza i figli di papà che, con la violenza, manifestano per la pace, procurando spesso gravi danni alle cose e talora anche (e questo è molto grave) alle persone; come abbiamo detto, la Pace è frutto di dialogo e di nonviolenza; ella deve sempre indicare totalmente la tolleranza, deve essere accordo, intesa, traguardo, ma non odio e giammai devastazione, ma come un ponte devre creare armonia e cultura con tutti i popoli, proprio nella diversità e nell convivialità delle differenze, così come ci ricordava il grande don Tonino Bello. Questo appunto è il significato della bandiera della Pace, rappresentanta dai 7 colori dell’arcobaleno, a significare che nella diversità ci si completa e si cresce. Tuttavia purtroppo data la mia testaccia e la mia avversità viscerale a tutto ciò che ci omologa, personalmente la cosa non mi entusiasma e non mi attira più di tanto, anzi mi infastidisce; magari il ragazzo che oggi sventola la bandiera (perchè così fan tutti) domani si ritrova a tirare sassi da un ponte, o a bruciare un’auto o a fare bravate col suo gruppo. Non credo nella pace di facciata, nella pace da passerelle, nella pace mediatica; la Pace è un modo d’essere, figlio della modestia e del dialogo, è infine una scelta di vita da applicare nella quotidianità. Nella nostra cultura cristiana, poi, il concetto di Pace si sublima. Nel rito Cristiano, durante la messa, è molto significativo quando si recita “vi lascio la Pace, vi do la mia Pace”; è qui che il significato sincero di Pace si arricchisce: ok vi do la Pace, ma poi si dice la mia Pace! E che significato altissimo hanno queste magiche ultime tre parole! non è una Pace qualunque, quella che ci si da,ma è la Pace di Dio, sceso sulle terra e morto per noi, per un atto d’amore, entra qui un nuovo attributo della Pace: l’Amore. Ma questo Amore è come il fuoco, è qualcosa che contagia, se dico si a questo Amore non posso non amare anche gli altri, se si ama non ci può essere guerra, se non c’è guerra per forza ci deve essere Pace, ma Pace non per interesse o perchè si vive meglio, ma Pace perchè amo e se amo non odio. Ancora nel vangelo si legge: ” In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa”. Se vi sarà un figlio della Pace, la vostra Pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi”; (8Lc10, 5-6). Poi chi non ricorda il famoso Discorso della Montagna o delle Beatitudini? In esso tra l’altro Gesù dice: “Beati gl Operatori di Pace, perchè sono chiamati figli di Dio”. Perciò, com’è naturale che avvenga, una vera Pace, in senso cristiano, non può rivolgersi solo a noi stessi ma deve essere sempre ricercata anche per gli altri. Nel messaggio per la giornata della Pace del primo Gennaio del 2004 papa Giovanni Paolo II riafferma ancora categoricamente l’urgenza del dialogo di fronte al crescere degli estremismi. Ribadisce tra l’altro come sia importante studiare in profondità le radici del conflitto ed educare a un atteggiamento di Pace. Infine non bisogna mai abbandonare sempre la via del dialogo; bisogna imparare a conoscere l’altro; rispettare il diritto ; favorire la cultura ;rispettare la dignità dell’uomo dall’atto del concepimento sino all’ultimo passaggio; essere umili. Ogni volta che preghiamo, come insegna Giovanni Paolo II, dovremmo dire con il fraticello d’Assisi,”Signore fa di me uno strumento della tua Pace”. Se Papa Giovanni ci affascina, allora seguiamo i suoi insegnamenti che sono molto profondi e seguiamo la sua vita che è stata veramente santa, così lo onoreremo veramente e non con le adunate oceaniche, con slogan logorati e chiedendo di farlo santo, chè lui santo lo è già.
Giacinto DI PATRE 
per MOVIMENTO PER LA PACE III Millennio Provincia di Caserta

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