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Marcello Veneziani: “Trump in Italy”

trump(Marcello Veneziani – Il Tempo) – Lezioni americane. Proviamo a tradurre Trump in italiano. Cerchiamo cioè di capire cosa è successo da noi e cosa ha rivelato, o confermato, la sua elezione.

Non parlerò di lui, grande incognita, ma di quello che ha prodotto da noi. Scrivevamo un mese fa che nel mondo, da Putin a Trump, passando per la Brexit, l’Austria, la Francia e molti paesi dell’Europa orientale, sta accadendo qualcosa che l’Apparato istituzionale e mediatico, politico e finanziario, non riesce a capire e tantomeno a governare. Il malessere economico e sociale, la forte pressione fiscale, i flussi migratori incontrollati, la psicosi del terrorismo, gli errori compiuti in Medio Oriente, la dittatura ideologica del politicamente corretto, hanno generato un largo rifiuto popolare del Potere – variamente chiamato establishment, sistema, classe dirigente.

Questo rifiuto si esprime in due tendenze: il rifugio rabbioso nel privato con una fuga dal voto e da tutto ciò che è pubblico, fino a barricarsi nelle proprie case; e il voto populista, affidato solitamente a leader e a movimenti fuori dall’apparato, percepiti come outsider, nemici del sistema. Questa gente richiede protezione, confini certi, non solo territoriali ma anche morali e identitari, famigliari e civili, meno corruzione, meno pressione fiscale, migratoria, criminale; più sicurezza, più ordine, più correlazione tra diritti e doveri, meriti e bisogni. E ancora, vuol liberarsi dalle dittature psicologiche, ideologiche e finanziarie, chiede rispetto delle tradizioni a partire dalla propria famiglia, la propria nazione e la propria religione, rispetto delle sovranità popolari, nazionali, economiche ma anche delle sovranità più vicine, come la casa, la proprietà, il proprio ambito vitale. A tutto questo l’Apparato sembra sordo, anzi ostile. La macchina mediatica che lo sostiene ed è a sua volta sostenuta da esso, tende a criminalizzare, ridicolizzare, disprezzare tutto questo universo di istanze, di valori e di timori. Tutto viene ridotto alla pancia, senza alcuna considerazione per le umanissime paure, le frustrazioni, le richieste di valori e di tutele.

Se vivessimo in un paese libero e plurale, davvero democratico, ci sarebbe chi dà voce e ascolta queste richieste, non solo a livello politico: ma giornali, televisioni, classi dirigenti. Avremmo per così dire, due schieramenti principali, e varie articolazioni interne. Invece, i nove decimi dell’informazione, dello spettacolo, della cultura e quasi i dieci decimi delle elite dirigenti, sono contrari a questo movimento di popolo. Perché partono da un dogma che è la fine della democrazia: noi abbiamo opinioni, loro hanno solo movimenti di pancia, noi siamo umani loro sono razzisti, sessisti, bestie egoiste. Dunque non diamo voce a quelle opinioni, perché questa gente non pensa, non parla, non ha opinioni, ma si esprime con rutti, vomiti e scoregge. Le uniche opinioni possibili sono dentro il nostro perimetro di valori e istanze. Ora, che ci sia un abbrutimento dell’opinione pubblica, e insieme una fortissima imbecillità di massa, ignorante quanto arrogante, è verissimo. Ma si dimenticano due cose.

La prima è che la stupidità è trasversale, i cretini dell’accoglienza fanno a gara con i cretini del Muro, i pappagalli che ripetono il catechismo politically correct e lo seguono come buoi e pecore sono diffusi e molesti almeno quanto i loro antagonisti che non vogliono neri, islamici, gay, trans ed equitalia tra le scatole. È vistosa la presenza di questo fronte della stupidità progressista, radical, a volte estremista, almeno quanto quella opposta.

La seconda cosa è più sottile. Il potere mediatico e culturale è saldamente nelle mani di quell’Apparato e della sua ideologia. Se ogni opinione contraria al Canone Prestabilito non viene presa in considerazione e chi la esprime è considerato uno che non ha diritto di parola ed è anzi inesistente, è inevitabile che quel mondo alla fine sia rappresentato dai peggiori. Se chi esprime quelle idee è posto ai margini, non ha spazi, è ricacciato nel buio, fuori da ogni Palazzo, è inevitabile che poi quel mondo, quelle idee, quelle istanze finiscano in piazza, con tutti i rischi della piazza e le sue derive, populista e leaderista, piazzista e plebea. Seguono due avvertenze.
La prima. L’Italia non è un’eccezione, la stessa spaccatura tra popolo ed establishment è accaduta in America e succede in Francia e nel mondo.
La seconda. Il problema non riguarda solo l’Apparato di potere e la sua egemonia culturale, ma investe anche l’altro versante, quello destrorso, refrattario a strategie culturali e a formare, selezionare e riconoscere élite.

Insomma, per dirla in modo semplice, la sinistra, e chi ne fa le veci, è un’élite senza popolo, la destra, e chi ne fa le veci, è un popolo senza élite. Oligarchi i primi, populisti i secondi. E invece, in un paese libero e plurale sarebbero in competizione due élite fluide che si riconoscono reciprocamente e apertamente si sfidano, nel nome di due differenti opinioni pubbliche e due diverse visioni del mondo. Invece non succede. Se per semplificare, mezza Italia si riconosce nei family day, le fabbriche del consenso sono tutte dall’altra parte, con i gay pride (papi inclusi).
Ma se il variegato universo di conservatori, tradizionalisti, patrioti localisti o nazionalisti, nazionalpopulisti, credenti, destre sociali e nazionali, viene ridotto dai media al ciuffo assurdo di Trump e alla pancia del suo ipotetico elettore volgare, se non addirittura al prototipo del nazista e del sessista ingrifato, allora è fatale che la politica faccia schifo e il livello dello scontro sia basso, rozzo e violento. Poi non capite perché vincono i trump, le marine lepen, i farage.

A proposito dei trumpisti di casa nostra, una nota finale. Avrete visto Grillo arruolare Trump nel vaffanculismo, l’ideologia dei 5 stelle. Non sono un fan di Trump e del suo american dream, ma sono due pianeti diversi. Trump non dice solo no come fanno i grillini; propone in positivo, vuol costruire, investire, rilanciare e non frenare, bocciare, cacciare; si appella alla famiglia, alla nazione e alla tradizione, vuole arginare l’immigrazione. Voi invece tanto urlate i vostri no quanto siete allineati al politicamente corretto e non vi permettete di deviare minimamente dai suoi percorsi obbligati. Voi siete e rimanete un movimento di protesta e di pernacchia. Qui invece ci vuole chi sia in grado di governare l’Italia e proporle visioni e soluzioni alternative.

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