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Referendum, Agcom stoppa “per par condicio” servizio delle Iene su promesse ai disabili non mantenute da Renzi

renzi-disabili-le-iene-675(ilfattoquotidiano.it) – No alla messa in onda in tv di un servizio sui diritti negati dal governo alle persone disabili. Il motivo? Par condicio in vista del referendum. E’ con questa spiegazione che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha impedito al programma di Italia 1 Le Iene di trasmettere, nella puntata di domenica 13 novembre, un’intervista di Filippo Roma al premier Matteo Renzi sul mancato aggiornamento, da più di 17 anni, del nomenclatore tariffario. Cioè l’elenco dei dispositivi medici, delle protesi e degli ausili che le Asl forniscono gratuitamente ai disabili. Roma già in passato, in diverse occasioni, ne ha chiesto conto al presidente del Consiglio. Che nell’autunno 2014 gli aveva promesso che sarebbe stato aggiornato “entro un mese“. La trasmissione è tornata sul tema a gennaio 2015 e nel febbraio di quest’anno, ma nel frattempo nulla è cambiato.

“Da quello che mi risulta e da quanto mi hanno raccontato i miei autori, l’ufficio legale di Mediaset ha preventivamente contattato l’Agcom per chiedere informazioni sulla messa in onda del servizio”, spiega Roma a ilfattoquotidiano.it. “L’Authority ha spiegato che il nostro servizio non poteva andare in onda perché la sola presenza in video del premier a meno di un mese dal referendum avrebbe potuto influenzare il voto degli italiani. A mio avviso si tratta di un’interpretazione della legge un po’ troppo restrittiva“. Secondo la normativa vigente, infatti, Le Iene non è una testata giornalistica (nonostante inchieste e giornalisti professionisti che lavorano come inviati), bensì un programma di intrattenimento: per questo motivo, a 45 giorni da qualsiasi tornata elettorale, la trasmissione Mediaset non può mandare in video interviste o servizi in cui compaiano politici. Come nel caso del servizio di Roma, che al contrario sarà visibile sul sito e sulla pagina Facebook delle Iene da domani pomeriggio. Peraltro, aggiunge Roma, “nelle puntate precedenti abbiamo mandato in onda altri servizi in cui comparivano anche i ministri Madia e Pinotti e nessuno ha avuto da ridire”. Ma che cosa dice il premier nel servizio? “Sicuramente non ci fa una gran figura, visto che le promesse non sono state mantenute, ma stavolta prende un impegno definitivo e spiega cosa il governo ha fatto negli ultimi due anni per i disabili. Per capirci: non è il classico servizio delle Iene in cui l’intervistato viene messo alla berlina”.

Nonostante ciò, secondo l’Agcom non può essere trasmesso in televisione. “Sarebbe davvero grave se, per il solo fatto che Renzi non fa un’ottima figura sulla vicenda, questo tipo di informazione e denuncia di importanza vitale per centinaia di migliaia di disabili fosse negata con il pretesto della par condicio referendaria, che nulla ha a che vedere con il tema trattato, mentre nel frattempo il Presidente del Consiglio è presente ovunque in televisione”, ha commentato Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che compare nel servizio insieme, tra gli altri, all’atleta paralimpica Bebe Vio. “Con il Co-Presidente dell’associazione Luca Coscioni, Marco Gentili, spiegavamo anche che l’attuale proposta, inspiegabilmente ferma da 2 mesi a palazzo Chigi, andrebbe comunque modificata per consentire la personalizzazione, sulla base delle esigenze del disabile, di 12 tipi di ausili per i quali il Governo propone una disastrosa procedura di gara per forniture standardizzate”.

All’attacco il Movimento 5 Stelle: “Eravamo rimasti che il ruolo dell’Agcom fosse quello di far rispettare la par condicio”, scrive in una nota la parlamentare M5S Paola Taverna. “Non certo quello di censurare un servizio tv che evidenzia il mancato impegno del governo Renzi sul rinnovo del nomenclatore tariffario, cioè l’elenco degli ausili rimborsabili. E poi con quale motivazione? Che un servizio sui problemi che affrontano i disabili possa condizionare il voto referendario? Ridicoli. Perché l’Agcom interviene solo ora? Perché non mette voce quando il premier occupa ogni spazio televisivo nazionale? Quale ordine esegue in questo caso e per conto di chi?”. “Siamo sconcertati“, aggiunge la capogruppo alla Camera del M5S, Giulia Grillo, “non solo perché non è la prima volta che accade una cosa del genere, basti pensare allo stop di un altro servizio in passato sulle spese pazze del premier, ma perché un tale atto da parte dell’autorità di vigilanza rappresenta una chiara violazione dell’articolo 21 della Costituzione e, non solo, appare cucito su misura solo per salvare l’immagine già sbiadita di Matteo Renzi. Dire che tutto questo sia vergognoso è un eufemismo”.

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