Cronaca/Inchieste/Interno

La beffa del terremoto, se vuoi la casetta in legno devi pagare

1478937965380_1478937983-png-verchiano_foligno_la_beffa_del_terremoto__se_vuoi_la_casetta_in_legno_devi_pagare(di Silvia Mancinelli – iltempo.it) – A Verchiano chi ha paura del terremoto dorme da quindici giorni in casette di legno, senza luce né riscaldamenti, che dovrà presto restituire. Oppure pagare. Sì, perché se in un primo tempo Foligno – comune che comprende la frazione montana – pareva rientrare nel cratere sismico, adesso la storia è cambiata e la gente non ha più diritto ad essere assistita. «Una doppia presa in giro – conferma, arrabbiata, Chiara Cervelloni, residente a Verchiano dal 2010 -. Dopo il terremoto ci hanno dato la pillola indorata, le casette appunto. Ma Foligno non è stata inclusa nel cratere sismico, i fondi promessi non ci sono e gli chalet dove ci eravamo riparati in attesa di una nuova scossa forte, adesso ci vengono tolti. Ci sarà una graduatoria, giustamente la priorità sarà data agli sfollati e il Comune batte cassa. Se noi la vogliamo ce la danno, ma dobbiamo pagare di tasca nostra affitto e allacci». A Verchiano, però, la paura è forte. Nel paesino, che nel 1997 fu completamente distrutto dal sisma che mise in ginocchio il centro Italia, gli abitanti avevano trovato una sistemazione sicura nel prefabbricato della Proloco già dopo mercoledì 26 ottobre. La sera del 30 erano state consegnate le chiavi delle casette in legno a 40 famiglie che fecero richiesta. Aperta subito l’acqua, però, nessuno è mai venuto ad attivare la corrente elettrica e anziani, disabili, bambini e famiglie col terrore di dormire nelle loro case, sono rimasti senza luce. «Dopo l’ultima scossa di giovedì scorso, ancora al buio, sono scappata via con i miei due figli di 6 mesi e 3 anni e mezzo – continua Chiara – Ero sull’orlo di una crisi di nervi, adesso sono dai miei a Latina mentre il mio compagno è dovuto restare a Verchiano per lavoro. Domani (oggi n.d.r.) devo però tornare, ma che paura, la scuola è ancora chiusa. Io il terremoto l’ho vissuto per la prima volta, ma qui hanno ancora vivo l’incubo di 20 anni fa. Tutti sono ancora senza luce, ad eccezione di un paio di famiglie che si sono attrezzate con un generatore a benzina che fa tanto rumore e la notte va spento. C’è chi dorme senza riscaldamento e senza luce, con sacchi a pelo e piumone. I più fortunati hanno le case di legno affittate e quindi pronte all’uso, ma gli altri non hanno nulla. Il sindaco ci ha chiesto tante volte di avere pazienza, che poi avrebbero provveduto loro agli allacci una volta rientrati nel cratere sismico. E mercoledì mattina ho avuto la brutta notizia. Quelle case, pur in affidamento temporaneo, erano per noi oro. Siamo stati presi in giro, la gente è rimasta al buio e al freddo, impreparati al peggio nonostante la devastazione del ‘97». Intanto lunedì mattina riaprirà la scuola di Amatrice. «I lavori per ripristinare le condizioni di sicurezza alla viabilità stradale proseguono a ritmo serrato ed entro domenica (domani n.d.r.) sarà asfaltata l’arteria comunale “Romanella” e consolidato il “Ponte a cinque occhi” – annuncia il sindaco Sergio Pirozzi -. Questo ci permette di riaprire le scuole anche in anticipo rispetto alle previsioni». Una nuova scuola, grande e antisismica, è stata invece inaugurata a Cittareale in appena ventuno giorni mentre ieri è stato completato il trasferimento ad Ancona dell’archivio storico comunale di Visso. Salvati 500 metri lineari di pergamene, faldoni e registri che coprono un periodo cronologico tra il XV e il XX secolo. Una documentazione molto ricca, che conserva la memoria storica del piccolo comune in provincia di Macerata distrutto dal terremoto. L’operazione è stata condotta dai tecnici delle squadre di rilevamento danni dell’Unità di crisi delle Marche, assistiti dai restauratori dell’Istituto centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio archivistico e librario, dal sovrintendente e dai funzionari della Sovrintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Umbria e delle Marche e dal personale dell’Archivio di Stato di Ancona.

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