Cronaca/Interno/Politica

Referendum, Berlusconi in fuga dalla Tv. La prova regina del suo No tiepido e innocuo

Campaign 2016 Trump Trailblazers( – huffingtonpost.it) – Se uno dei metri più importanti per misurare quanto Silvio Berlusconi creda nelle battaglie politiche, anzi il metro per eccellenza, è la televisione, allora quel che è accaduto nelle ultime ore certifica il sostanziale disimpegno dell’ex premier in questa pugna referendaria. Il suo NO così tiepido da sembrare finto e comunque innocuo alle riforme renziane. È accaduto che sono state disdette ben quattro trasmissioni televisive in ballo per questa settimana, annunciata come la settimana del ritorno in campo. Trasmissioni nelle quali era prevista la partecipazione dell’ex premier: faccione di Berlusconi e titolo “Il mio no alla riforma”.

A partire, ça va sans dire, da Porta a Porta, che doveva essere registrata secondo l’agenda dell’ex premier martedì alle 18 o al massimo mercoledì alla stessa ora. Lo stesso è accaduto per l’Arena di Giletti, per In Mezz’ora, e per Matrix. Alcuni di quelli attorno spiegano che è stata una decisione imposta dal professor Alberto Zangrillo e dall’avvocato Niccolò Ghedini perché tre settimane di campagna elettorale procurano “troppo stress”. Altri, sempre di quelli che vivono con lui, raccontano che “decisivi sono gli ultimi dieci giorni, non venti, per spostare gli indecisi e che ora è presto ma l’ultima settimana andrà in tv”.

Finite le frasi di circostanza capisci che il motivo vero è un altro. E cioè che prima di esporsi ed esporre, assieme al suo faccione in tv, interessi aziendali e questioni giudiziarie (a dicembre riprende il Ruby ter), il Cavaliere vuole capire che succede. E, soprattutto, cosa gli viene in tasca. È chiaro che, nel suo cuore, Berlusconi tifa no, perché tornerebbe al centro della scena, ma i sondaggi – quelli veri – dicono che la partita è tutt’altro che chiusa. Dunque, si dice il vecchio giocatore più attento agli interessi che ai valori costituzionali: aspettiamo e, nel caso in cui, grazie a due comparsate tv all’ultimo momento acquisiamo il diritto di stare al tavolo dei vincitori, vediamo che possiamo incassare.

L’altro giorno, uno che lo conosce bene come Angelino Alfano ha condiviso, in un pranzo con i suoi, qualche confidenza. E ha raccontato di come il pressing di Verdini sia sempre più insistente: “Denis dice che dobbiamo stringere su un patto, prima che Berlusconi si accordi direttamente con Renzi”. Già, perché in un mix di calcoli politici e di intrecci psicologici, il Cavaliere sogna un accordo di governo il minuto dopo, anche in un governo guidato proprio da quel Renzi che lui non attacca e le sue televisioni coccolano. Proprio al termine della manifestazione di Firenze, Matteo Salvini si è soffermato su questo aspetto parlottando con qualche parlamentare: “Le strade tra noi e Berlusconi – dice uno di loro – si divideranno dopo il referendum. Perché se vince il no noi vogliamo andare a votare, lui in nome della legge elettorale favorirà la nascita di un governo”.

Tutto questo e tutto il resto – le miserie di Forza Italia, fatte di una campagna elettorale squattrinata, di sale che al massimo occupano duecento persone, di Toti e Parisi che baccagliano come comari – si spiega col solito groviglio, anche psicologico appunto, di chi non immagina una prospettiva per il suo partito dopo di sé. Perché in fondo il Cavaliere è anche questo, nel suo narcisismo. Si lamenta di “quel Parisi” che ha dimostrato di non avere pathos, quid, che non ascolta e non coinvolgere, di Toti che, dopo aver ricevuto lo stipendio da Mediaset, si permette anche di comportarsi non come un dipendente, si lamenta anche guardando lo sfascio attorno, ma in fondo le macerie sono la conferma che dopo di lui ci sarà il diluvio e che solo con lui si vinceva: altri non avranno le sue folle e il suo potere.

Folle e potere, i cui ricordi creano malinconie e suggestioni, come quando quest’estate scorrevano le immagini del terremoto di Renzi tra le macerie di Amatrice il ricordo andava alla foto con Obama tra le macerie dell’Aquila. Nelle ultime ore gli è venuta anche un po’ di invidia per la vittoria di Trump compensata poi dal pensiero che con Trump c’è un amico in comune, Vladimir Putin. Per la serie: così tornerò grande. Nell’attesa si accontenterebbe dello strapuntino di una legge proporzionale in cambio del suo no, così tiepido da sembrare finto.

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