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“Agcomiche”: di Marco Travaglio

agcom10(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) Il titolo qui sopra l’ho già usato mezza dozzina di volte in 15 anni per uno degli enti più inutili, anzi dannosi, d’Italia. Molto più del Cnel. Mi riferisco all’Agcom, presunta autorità indipendente per le comunicazioni, che passa il tempo a censurare le notizie sgradite al premier di turno. Nel 2001 sanzionò la Rai perché Santoro, al Raggio verde, aveva osato parlare dei rapporti fra mafia e Dell’Utri dopo l’intervista del sottoscritto al Satyricon di Luttazzi, dunque – non si sa bene come né perché – aveva violato la par condicio. I due programmi erano andati in onda prima delle elezioni, ma il noto tribunale dei partiti attese di conoscerne il vincitore, cioè B., prima di fulminare Santoro. E così fornì alla Rai le munizioni giuridiche per chiudergli il programma, in ossequio all’editto bulgaro – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 15 novembre 2016, dal titolo “Agcomiche” –.

Nel 2007, con diversa formazione, la combriccola dei presunti garanti tornò a multare la Rai per Annozero, reo di leso contraddittorio per aver raccontato i casi De Magistris e Forleo. Tale è l’abitudine dei partiti di usare l’Agcom come bavaglio, che nel 2010 la Procura di Trani scoprì i traffici di B. con alcuni commissari, tra cui il fedelissimo Giancarlo Innocenzi, ex dirigente Fininvest e poi suo sottosegretario, perché l’insigne consesso fornisse alla Rai di Mauro Masi i pretesti legali (le solite multe per violata par condicio) per “chiudere tutto”: cioè Annozero e possibilmente pure Ballarò. Roba che perfino Masi sbottò: “Roba da Zimbabwe”. Ora la scena si ripete tale e quale: cambia solo il beneficiario all’incasso, Matteo Renzi. Come se non bastasse l’invasione degli UltraSì a reti unificate, l’altra sera era in programma un servizio delle Iene sull’ennesima balla del premier. Il quale si era solennemente impegnato in tv, proprio con loro, a rinnovare nel primo Consiglio dei ministri il “nomenclatore tariffario”, la lista dei supporti rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale per i disabili: cosa che poi, naturalmente, si è ben guardato dal fare. Le Iene, che avevano trasmesso la promessa, dovevano informare i cittadini che era una frottola. Ma l’Agcom, con agile mossa, le ha vivamente diffidate dal provarci, sempre in nome della par condicio.

Ora, la par condicio non è una categoria dello spirito da tirare in ballo quando fa comodo al padrone: è una norma di legge che deve garantire parità di accesso in tv a tutti i soggetti coinvolti in una competizione elettorale, nel nostro caso il referendum del 4 dicembre. Ma non c’entra nulla con le notizie. Da mesi tutto ciò che fanno Renzi e il suo governo è finalizzato ad attirare o comprare voti per il Sì…(continua)

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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