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Renzi copia lo slogan di Trump e invia una lettera agli italiani sulla riforma

renzi-berlusconi-772434(Elisa Calessi per Libero Quotidiano) – Lo spread schizza in alto. Arriva a quota 182, poi chiude a 176. Ma basta a far rivivere il periodo più buio della crisi, quello della tempesta perfetta: un governo eletto che cade, poi quello dei tecnici. Anche se la tempesta, questa volta, è internazionale. Comincia negli Stati Uniti, passa per l’ Europa, fino all’ Italia. Matteo Renzi non sfugge il tema. E lo usa a proprio vantaggio.

L’ aumento dello spread, ha detto a Bergamo, «è ovvio se c’ è incertezza, non è una minaccia ma è una constatazione». È l’ argomento della stabilità: se passa il sì, l’ Italia prosegue come un treno lungo i binari, se passa il no, si inceppa e nessuno sa cosa accadrà dopo. Ma non è l’ unica arma che Renzi usa in un rush finale dove non risparmia davvero nulla: energia fisica, retorica, organizzativa.

L’ impegno fisico è visibile nell’ agenda, sempre più fitta: ieri dopo una intervista a Radio Montecarlo, è andato a Milano dove si è calato nel ruolo di professore all’ Università Cattolica, rispondendo agli studenti.

«Su, fatemi domande cattive». Poi a Bergamo, a Brescia. E oggi sarà in Sicilia. Una mappa che non ha nulla di casuale. Il tour al Nord è fatto per parlare direttamente agli elettori della Lega e del M5S, che secondo i sondaggi sono i bacini dove il sì ha ancora margini di recupero. A Bergamo si lancia addirittura a cercare fisicamente l’ elettore: «Ci sarà tra di voi qualcuno che ha votato Lega o Cinque Stelle. Dai, ditelo. Non ci credo che nessuno di voi ha votato M5S. Impossibile. Chi di voi ha votato Cinque Stelle e giustamente continuerà a farlo, non può non votare sì a questa riforma.

Ma come fa? In questa riforma ci sono le cose che prometteva Grillo al Vaffa Day!». Per conquistare il voto leghista, invece, prova a smontare la tesi secondo cui la revisione del Titolo V significa meno federalismo: «La Sanità rimane in Lombardia. Ma io voglio che se in Lombardia arriva un farmaco in sei mesi, succeda lo stesso in Calabira. E se passa questa riforma, succede. E poi se io fossi un elettore leghista sarei contento se il mio sindaco ogni tanto andasse a Roma». Alla Cattolica, invece, va per recuperare i giovani, altra categoria in massa per il no. Infine, oggi, il Sud, buco nero della mappa. Nemmeno l’ inesauribile energia del premier, però, basta a raggiungere tutti.

E allora ecco la trovata destinata a far discutere quanto quella della lettera agli italiani all’ estero. Nei prossimi giorni il premier invierà una lettera alle famiglie italiane. Una per ogni nucleo. Difficile non ricordare il precedente. Il primo a utilizzare questo strumento, infatti, fu Silvio Berlusconi. La missiva punterà a spiegare in modo semplice i contenuti della riforma costituzionale, offrendo la chiave di lettura per cui con la vittoria del sì non solo si modernizza la Carta, ma cambieranno in meglio anche le prospettive economiche per tutti gli italiani.

Lo scopo è arrivare nelle case degli italiani per far capire che la riforma vuol dire cambiamento; il no, invece, significa la palude. «Chi ha voglia di cambiare vota sì», ha detto ieri a Bergamo. Che poi è l’ argomento su cui sta insistendo in questi giorni, memore anche della lezione americana: vince chi è percepito come colui che è pronto a rivoltare tutto. È premiata la voglia di rivoluzionare, più che di mantenere lo status quo. Ma non è l’ unica arma di Donald Trump che fa sua.

L’ altra, nuova arma retorica usata dal premier è quella di risvegliare il patriottismo, l’ orgoglio italiano. Make America great again, torna a fare grande l’ America, è stato lo slogan del neo-presidente americano. Renzi, imbattibile nel fiutare il vento, lo fa suo e lo traduce così: «Questa riforma», ha detto a Bergamo, «è l’ occasione di fare grande l’ Italia». Tant’ è che anche il vicepresidente del Front National, Florian Philippot, si complimenta con lui perché ha eliminato la bandiera europea dalla scenografia delle conferenza stampa a Palazzo Chigi.

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