Cronaca/Editoriali/Interno/Politica

“Il piccolo fan”: di Marco Travaglio

renzi(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) E niente, è più forte di lui. Non passa giorno senza che Renzi ci dedichi un pensiero affettuoso, non potendo proprio sopportare l’esistenza di un giornale che non gli lecca i piedi. Dopo il piagnisteo alla Leopolda perché, povera stella, quel Travaglio non lo guardava in faccia a Otto e mezzo (lo guardava eccome, quando gli dava del bugiardo, ma lui ha rimosso), sintomo di una preoccupante carenza affettiva, l’altroieri il Bomba ha concesso il bis a Milano, in un’imbarazzante adunata di piccoli fans del Sì, seduti per terra tutt’intorno ai suoi piedi (appunto). Tipo girotondo dell’asilo.

A un certo punto, quello che dovrebbe essere il nostro presidente del Consiglio s’è lanciato in una filippica contro il “meccanismo che crea la destrutturazione di tutto ciò che è vero”. Si pensava a una confessione. Errore: egli è incapace di qualsivoglia autocritica. No, ce l’aveva di nuovo col Fatto, nella fattispecie con il sottoscritto e il vicedirettore Stefano Feltri, che avrebbero messo in dubbio uno dei suoi dogmi di fede: “Sono aumentati di 656 mila i posti di lavoro”. “Chi l’ha detto che non è vero?”. Un giovane seduto a pochi centimetri dalle sue caviglie rispondeva pronto: “Travaglio! Perché Travaglio dice cose false? Dalla Gruber dice cose false, ma la gente lo ascolta”. E il cosiddetto premier, di rimando: “Travaglio, poverino, ha sbagliato foglietto, gliel’aveva scritto Stefano Feltri, ha sbagliato a leggere”.

Ora, fermo restando che la scena del foglietto se l’è inventata di sana pianta, come del resto ciò che dice, o forse ci ha confusi con uno dei suoi trombettieri che vanno in tv a fare le faccine e a ripetere il copione scritto dai ventriloqui di Palazzo Chigi, quel ragazzo merita una risposta. Perché, diversamente da Renzi, forse non è ancora irrecuperabile. Noi non abbiamo mai detto che i posti di lavoro non siano aumentati: ogni anno che Dio manda in terra, anche quelli di vacche più magre come gli ultimi sette, migliaia di persone trovano lavoro e altre migliaia lo perdono, con o senza il contributo del governo di turno. Il tema era un altro: se cioè le costosissime politiche del governo abbiano o meno prodotto un aumento dei posti di lavoro che valesse la pena, e la spesa. La risposta, purtroppo per lui e per noi, è no. E non lo dicono i foglietti immaginari di Feltri, ma i dati ufficiali sui nuovi occupati. Che, a gennaio 2013 (vigilia delle ultime elezioni), furono 22,3 milioni e a dicembre 2013 (dopo 8 mesi di governo Letta) furono 22,2 milioni. Nel gennaio 2014 il dato fu 21,2, nel febbraio 2014 (quando Renzi divenne premier) 22,2 e nel dicembre 2014 fu 22,4.

In totale, nel 2014 i nuovi posti di lavoro crebbero di 218.000 rispetto al 2013. Nel gennaio 2015 se ne registrarono 22,3 milioni, nel dicembre 2015 invece 22,5. Nel 2015 (primo anno di Jobs Act e incentivi alle imprese che assumono), i nuovi posti di lavoro furono 141 mila in più che nel 2014. E siamo al 2016: gennaio 22,6 milioni, settembre (ultimo dato utile) 22,8. In tutto, un aumento di 301.000 sul 2015. Quindi, sotto il governo Renzi, l’aumento complessivo è stato di 655 mila, come correttamente dichiara il premier senza che noi l’abbiamo mai smentito. Qual è il problema? È che nel solo 2015 il governo Renzi ha investito 6,1 miliardi netti con gli incentivi alle imprese che assumono col nuovo contratto del Jobs Act “a tutele crescenti” (anzi, decrescenti, visto che non c’è più di fatto l’articolo 18 e dunque è poi facilissimo licenziare). Al lordo degli effetti fiscali, l’impegno di risorse pubbliche per finanziare la decontribuzione è di 22-23 miliardi nel triennio 2015-2017. Se tutti i posti di lavoro aggiuntivi del 2015 rispetto al 2014 fossero merito del governo Renzi, ciascuno sarebbe costato allo Stato la bellezza di 60 mila euro. Con gli stessi soldi, si sarebbero potuti assumere due dipendenti pubblici per ogni neoassunto grazie agli incentivi. Ma non tutti i meriti sono del governo (bensì degli effetti della mini-ripresa economica dovuta a fattori internazionali), altrimenti anche il sorgere quotidiano del sole sarebbe da ascrivere al suo avvento a Palazzo Chigi.

La prova è proprio nei dati sui nuovi posti di lavoro prima e dopo le sue mirabolanti “riforme”: quando queste ancora non c’erano e quando ancora l’Italia era in recessione, cioè nel 2014, gli occupati aumentarono di più rispetto al 2015, quando tutte le imprese – secondo gli annunci del governo – avrebbero dovuto precipitarsi ad assumere per le condizioni normative e congiunturali più favorevoli. La tendenza tende addirittura a migliorare nel 2016, con il calo progressivo degli incentivi. Il Fatto ha pubblicato un grafico che taglia la testa al toro, elaborato dalla ricercatrice di “Sciences Po” Marta Fana: nei primi 30 mesi del governo Renzi, sono stati creati moltissimi posti per lavoratori a fine carriera e ne sono stati distrutti un’infinità per i giovani e per quelli nel pieno della vita lavorativa. Nel dettaglio: +820 mila occupati nella fascia d’età 50-64 anni, -301 mila fra i 35 e i 49 anni, -35 mila fra i 25 e i 34 anni, +34 mila fra i 15 (!) e i 24 anni. Traduzione: l’aumento degli occupati è merito più della legge Fornero (che rinvia di anni l’uscita dal mondo del lavoro) che del Jobs Act. È questo che Renzi e il suo trust di cervelli si proponevano con tutti quei miliardi spesi negli incentivi del Jobs Act? Far lavorare più sessantenni che trentenni, lasciando questi ultimi senza lavoro, senza stipendio, senza mutuo, senza prospettive future per mettere su famiglia e fare figli (vedi la pagliacciata del Fertility Day)?

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...