Cronaca/Interno/Politica

Luigi Bisignani: “E se Berlusconi ritorna candidabile?”

renzi-berlusconi-643485(Luigi Bisignani per Il Tempo) – Nei  palazzi del potere sono in corso valutazioni che potrebbero incidere sui prossimi scenari e ruotano attorno alla Corte europea dei diritti umani che deve decidere le sorti di Silvio Berlusconi fatto decadere da Senatore della Repubblica con l’applicazione di una norma retroattiva della legge Severino.

Secondo la tesi dell’ex Premier, quella da lui ricevuta sarebbe una sanzione afflittiva, che dovrebbe essere considerata all’interno del codice penale, e non applicata retroattivamente.

Un caso di malagiustizia che dorme a Strasburgo dal 2013 e del quale con ogni probabilità si potrebbe interessare anche l’Ufficio giuridico della Presidenza della Repubblica.

Un ruolo fondamentale dovrebbe avere anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, chiamato da tempo ad inviare la documentazione richiesta a cui manca sempre un carta. A presiedere la Corte è, per la seconda volta nella storia di questo organismo che esiste dal 1959 ed è composto da 47 membri, un italiano: Guido Raimondi, 61 anni, magistrato napoletano esperto in materie legate al riconoscimento delle coppie gay e ai fenomeni di tortura. E’stato infatti  uno dei protagonisti del processo che ha accertato le torture alla Scuola Diaz durante il G8 di Genova.

Sebbene l’arretrato per le cause pendenti sia imponente ed i tempi della Corte siano lentissimi, tre anni per decidere solo sulla ammissibilità del ricorso di Silvio Berlusconi  contro l’interpretazione della Legge Severino appaiono spropositati, anche perché ormai è chiaro che l’allontanamento forzoso e la conseguente non candidabilità di Berlusconi è un vulnus che si ripercuote su milioni di elettori che vedono ancora in lui l’unico leader capace di riunire il centrodestra.

A Strasburgo negli ambienti della Corte l’imbarazzo è ormai evidente e c’è anche chi vede una manina di alcuni paesi come Germania e Polonia che temono l’asse di un  Cavaliere risorto con Putin. Mattarella e Renzi hanno tutti i canali per spingere affinché la Corte decida in tempi rapidi in un modo o in un altro.

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