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Maurizio Belpietro: “Renzi scivola ancora sulla casa”

PRIMA DI PARLARE DELLE CASE DEGLI ALTRI RENZI CI SPIEGHI CHI GLI PAGAVA L’AFFITTO

renzi-e-carrai(Maurizio Belpietro per la Verità) – Ci sono argomenti dai quali bisognerebbe tenersi alla larga in quanto scivolosi, ma evidentemente la paura di perdere il referendum ha fatto perdere al presidente del Consiglio la testa e dunque, invece di evitare questioni pericolose, ci è finito in mezzo, con i risultati che seguono. Di che cosa parliamo? Della casa, argomento che è croce e delizia della classe politica. Sulla casa è caduto Massimo D’Alema, anni fa imbucato con canone ai minimi in un appartamento di proprietà di un ente pubblico.

Sulla casa è cascato anche Claudio Scajola, il ministro che guardava il Colosseo da un alloggio pagato a sua insaputa. E da qualche giorno, sulla casa, ha i suoi guai anche Rocco Casalino, il portavoce dei Cinque Stelle, il quale non abita né in un superattico, né in una magione di qualche istituto previdenziale. Semplicemente, l’ex concorrente del Grande fratello ora convertito al grillismo, vive insieme a un collega in un trilocale pagato dal movimento. È bastato questo perché il Pd sollevasse una polemica, dalla quale non si è tenuto lontano neppure Matteo Renzi.

Nella diretta Facebook, commentando la notizia dei fondi usati per pagare gli affitti dei dipendenti della comunicazione dei Cinque Stelle, il premier non si è risparmiato. «È un’affittopoli enorme. Oggi Casalino è passato dalla casa del Grande fratello alla casa del Grande Senato» alludendo alla provenienza dei soldi. Ebbene, ci sono almeno un paio di motivi che avrebbero dovuto spingere Renzi a mordersi la lingua e a non affrontare l’argomento. Il primo è che il Pd incassa dal Senato decine di milioni di euro, cifra enorme che, nonostante il presidente del Consiglio dica di volerla cancellare, finirà comunque nelle casse del partito.

Al contrario, i Cinque Stelle forse avranno usato parte di quel denaro per saldare la pigione dei loro dipendenti in trasferta romana, ma siccome, in base alla legge, con quei fondi si possono pagare le spese del gruppo e anche dei dipendenti, stiamo discutendo di lana caprina. Senza contare poi che senatori e onorevoli grillini si tagliano l’indennità versandola in un fondo per le aziende in crisi.

Tuttavia, questo è il motivo meno importante che avrebbe dovuto spingere Renzi a stare zitto. Quello più rilevante è casa sua. O meglio, quella casa in cui lui per anni ha avuto la residenza, ma che qualcun altro pagava al posto suo. La storia emerse poche settimane dopo il suo arrivo a Palazzo Chigi. Il nostro Giacomo Amadori scoprì infatti che l’ ex sindaco, per circa 3 anni, aveva avuto la residenza in un bell’ appartamento con vista sui tetti di Firenze e per di più a due passi da Palazzo Vecchio, il municipio del capoluogo toscano.

Casa e bottega. Fin qui nulla di male. Anzi, in buona fede si poteva anche elogiare l’impegno del primo cittadino, che avendo casa a Pontassieve aveva deciso di prendersi un pied-àterre in città, proprio di fianco al comune. Peccato che il nostro cronista, indagando sui trascorsi del sindaco, abbia scoperto che a pagare l’ affitto non fosse Matteo Renzi, ma un altro signore, tal Marco Carrai.

Costui, all’ epoca, era un perfetto sconosciuto. Nel Giglio magico era descritto come un amico imprenditore, anche se non risulta che a quel tempo avesse grandi imprese. Di certo si sa che nel 2013, cioè mentre il futuro premier aveva la residenza nel la casa pagata dall’amico, la C&T Crossmedia di proprietà di Carrai ottenne un appalto per la fornitura di audioguide formato tablet destinate ai musei fiorentini e che più o meno nello stesso periodo l’imprenditore fu nominato nel Consiglio di amministrazione della società che gestisce l’Aeroporto di Firenze, diventandone poi presidente.

Perché un sindaco mette la residenza in un appartamento pagato da un amico pur abitando ufficialmente con la famiglia a Pontassieve? Soprattutto, perché l’amico paga regolarmente oltre 1.000 euro al mese per un appartamento in cui non ha la residenza e continua a vivere a casa con mamma e papà? Misteri renziani che nessuno ha voluto svelare.

Non Marco Carrai, che però rispunta ogni volta che a Palazzo Chigi ci sia qualche nomina in vista e soprattutto qualche incontro al vertice. Non Matteo Renzi il quale, pur avendo fatto dimettere un ministro perché il figlio aveva ricevuto in dono un Rolex, si è ben guardato dal fornire anche la benché minima spiegazione.

Due cose però in questa faccenda sono certe. La prima è che il giorno in cui cominciò a circolare la strana storia, ossia pochi mesi prima di arrivare a Palazzo Chigi, il futuro presidente del Consiglio ritrasferì in tutta fretta la residenza a Pontassieve, lasciando l’alloggio gentilmente pagato da Carrai. La seconda cosa certa è che, se c’è qualcuno che non ha titolo per parlare di case pagate da altri e per lanciare accuse di Affittopoli, beh, questo è Renzi. Per lo meno fino a quando non ci racconterà che cosa ci faceva con la residenza in via degli Alfani a Firenze.

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