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Oliviero Beha: Renzi, Napolitano, il “braccio di ferro” e le scalate

napolitano-renzi-boschi-616867(Oliviero Beha per il Fatto Quotidiano) – Tra una “accozzaglia” e l’ altra (Renzi si è scusato ma palesemente solo della parola, non di ritenerla tale), davvero bene ha fatto ieri qui il Direttore a commemorare gli ultimi vent’ anni, a fare memoria insomma: non siamo tutti uguali, rispondiamo dei nostri atti, delle nostre parole e della nostra faccia, non si può arronzare un presente e manipolare verbalmente un futuro come se fossimo nati tutti sotto un cavolo, per di più lo stesso…

Lasciamo perdere per un momento Popeye Renzi, impegnato in un braccio di ferro che è la sua dimensione naturale, ontologica più che politica (quella è un optional…). Da sempre. Non a caso adesso, mascherato da rottamatore continentale dopo aver fatto il viso dell’ arme agli indigeni autopolverizzatisi, fa le mossette alla Merkel e alla Ue. Con motivazioni che sull’ immigrazione come sulla poca attenzione alla crescita economica complessiva sarebbero tutt’ altro che sbagliate: peccato che per lui siano solo occasioni per mostrare la sedicente muscolatura, così da distrarci dal resto.

Anche della materia prima del referendum gli importa sempre meno, date retta… Lo ha dimostrato con le promesse variabili di cambiamento dell’ Italicum, legge meravigliosa ma solo fino a ieri. A lui importa vincere, e conservare lo scettro. Come agli altri… Si dice che sia l’ erede o la continuazione del Berlusca. Certamente è così. Ma concretamente lui viene dopo il “sereno” Letta jr e il “sobrio” Monti, console Napolitano che è un po’ “tecnicamente” il puparo di tutta la situazione. Figura di grande importanza non so se nella storia certissimamente nella cronaca ultima di questo Paese.

E qui seguo Travaglio nel mettere insieme le tessere. Nel 2007, nella fine estate dei “vaffa day” e di iniziative parallele e meno fortunate come “La Lista Civica Nazionale” di Veltri e Pardi, non potendolo ovviamente fare su L’ Unità ed essendo Il Fatto ancora “in mente dei” scrissi una nota per Dagospia: sui postumi degli Orazi di “abbiamo una banca” contrapposti nelle scalate al trio di destra dei Curiazi, del Gip Clementina Forleo delegittimata nella sua intenzione di far indagare D’ Alema (fronte del “no”, per carità), Fassino e Latorre grazie a interventi sul Csm da parte dei vertici Ds (alla vigilia del Pd) e del suo presidente, inquilino del Quirinale.

Nota documentata che chiamava in causa come testimonianza anche Imposimato e per la quale venni interrogato a Brescia, confermando ovviamente notizie e fonti. Successe allora qualcosa di incredibile, che a quanto mi consta non si è più ripetuto. Il Quirinale rispose a Dagospia con una smentita, neppure circostanziata… Se lo ricorda, Presidente? Tra un’ immagine hot e un gossip del sito più frequentato d’ Italia una smentita del Colle a Dagospia… Fantastico, a ripensarci anche oggi a nove anni di distanza.

Quello che è successo dopo è più o meno noto, magari con il distinguo che né Renzi né il suo governo ci vogliono dire nulla sulla vicenda dei derivati, delle banche italiane, di Mps ecc. su cui continuo a battere da un lato per dare almeno un briciolo di verità ai risparmiatori cornuti e mazziati e dall’ altro perché è troppo riassuntiva, questa storiaccia, troppo simbolica e metaforica per non rappresentare l’ Italia di oggi meglio di qualunque discorso. Anche fatto con le migliori intenzioni a favore del “no”, che condivido con crescente disperazione.

Dice: ma disgraziato…, e dopo, dal 5 dicembre? Dico: ma popolo acefalo, e prima, e oggi, mentre scrivo, mentre leggete? Un Paese sfasciato resta a galla grazie a una riforma pasticciatissima e al fatto che “non c’ è nessun altro oltre questo presidente del Consiglio”? Ma se è davvero così, per noi è già finita, inutile simulare un derby referendario e fare il Popeye, se non per “abuso d’ ufficio”.

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