Cronaca/Interno/Politica

Clausole di salvaguardia, Renzi lascia un buco da 19,5 miliardi ai successori

Renzi, nel 2017, consegnerebbe un governo ai suoi successori con ben 19,5 miliardi di buco collegato alle clausole di salvaguardia


renzi-bruxelles-675(di Daniele Capezzone – affaritaliani.it) – Chi ha la pazienza di leggere questa noticina del mattino conosce già ampiamente la mia opinione. Siamo (referendum, legge elettorale, ecc.) dentro un allucinante videogame, una playstation distraente, che ci fa distogliere lo sguardo da un 2017 che rischia di avere per l’Italia contorni da incubo. Renzi è al governo da tre anni. Le cose andavano male già da prima, occorre ammetterlo. Dal 2007 a oggi, l’Italia ha perso oltre 9 punti di Pil. Nello stesso anno, come si ricorderà, la disoccupazione era scesa al 6%. Oggi siamo circa al doppio come media nazionale. Segno che tutte le formule politiche di questi anni (vecchio centrodestra, vecchio centrosinistra, governi tecnici) hanno fatto fallimento. Ma adesso la notizia è che anche Renzi è giunto alla bancarotta di un progetto politico. I dati del Pil relativi al secondo trimestre 2016 parlano chiaro: zero assoluto, stagnazione totale. Lo 0,3 relativo al terzo trimestre non può affatto essere considerato come una sostenuta inversione di tendenza. Morale: anche le previsioni per l’anno intero confermeranno (0,9?, 1%?) un andamento sostanzialmente in linea con l’anno scorso (quando si chiuse circa con uno 0,8): maglia nera della crescita peggiore in Europa, insieme con Grecia e Finlandia.Nei tre anni in cui le condizioni esterne erano positive (QE, rapporto euro-dollaro favorevole, petrolio basso), Renzi ha perso tempo occupandosi di Senato e Italicum. Ma la novità è che il 2017 rischia di essere per l’Italia, dopo tutto questo tempo perso, un anno simile al terrificante secondo semestre del 1992: -fragilità politica -calendario elettorale europeo (Olanda, Germania, Francia) che creerà scossoni sui mercati, dove siamo l’anello debole; -nostro debito pubblico alle stelle, con emissioni-monstre di titoli in programma; -possibile rialzo mondiale dei tassi; -possibile rialzo mondiale del petrolio; -possibile esaurimento del QE; -rialzo dello spread; -rialzo dei Cds, i Credit default swap: è il meccanismo attraverso il quale gli investitori si cautelano rispetto al rischio default di alcuni titoli; -più la drammatica crisi bancaria che potrebbe essere innescata da Mps (e non dimentichiamo Unicredit, né altre realtà bancarie…).Ecco, a questo quadro sciagurato va aggiunto il “regalino” finale che Renzi lascia a se stesso o ai suoi successori: mi riferisco alle clausole di salvaguardia che dovranno essere disinnescate a fine 2017 e a fine 2018, per evitare gli aumenti di tasse automatici (quest’anno già è stato necessario intervenire per oltre 15 miliardi, “bruciando” così la tanto agognata flessibilità europea). Il prossimo anno ci saranno da disattivare 19,5 miliardi dovuti all’altrimenti certo aumento dell’Iva dal 10 al 13 per cento e dal 22 al 25 per cento. L’anno successivo il conto diventerà ancora più salato: gli aumenti Iva previsti salgono a 23,250 miliardi. Questo perché si aggiunge anche un aumento dell’Iva dal 25 al 25,9% (quindi uno 0,9 solo sull’Iva ordinaria!) che di per sé vale 3,7 miliardi. Sta qui l’eredità avvelenata di Renzi (come dei suoi predecessori verso di lui, del resto). Ricordo che per due anni, con i miei colleghi Conservatori e Riformisti, avevamo presentato emendamenti (ammessi tecnicamente, ma respinti politicamente dal governo) per capovolgere la logica di questo meccanismo perverso. Si volevano le clausole? E allora – proponemmo – rovesciamone il funzionamento: e inneschiamo, se necessario, tagli di spesa automatici, anziché aumenti di tasse automatici. Insomma, se la copertura inizialmente prevista dal Governo non funziona, anziché far aumentare l’Iva, tagliamo in automatico una voce di spesa pubblica. Ci si è detto no, anche su questo. Occorrerà ricordarlo a Renzi, quando gli presenteremo un “conto” complessivo: il 4 dicembre è già una prima occasione per farlo.

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