Cronaca/Interno/Politica

Berlusconi dà le carte. Che vuole? Un Renzi sconfitto ma vivo

La strategia del Cav è quella di giocare su tutti i tavoli e tutti gli scenari. In caso di vittoria del No, ribadisce la sua preferenza per la proporzionale

berlusconi(di Paola Sacchi – ildubbio.news) – Il Financial Times dà a Silvio Berlusconi un ruolo di “mediatore” perché «se Renzi lascia vista la grande quota di seggi che Forza Italia ha in parlamento, potrebbe giocare una partita vitale». In realtà, con le numerose e quasi ininterrotte interviste che sta rilasciando per il No, il Cav si stia costruendo un ruolo centrale sia che vinca il No ma anche sia che vinca il Sì. Il leader azzurro, a scanso equivoci di chi lo vuole ancora per il Ni, si batte per la vittoria del No.

Anche ieri sia con Giovanni Minoli per Radio24 (Mixer24) sia con Paolo Liguori per Tgcom24 (Fatti e misfatti) e l’altra sera con Nicola Porro per Matrix ribadisce: «Il mio è un No convinto, deciso e responsabile». Ma, anche se questo non lo dice, per Berlusconi l’ideale sarebbe una vittoria di misura del No, perché così risulterebbe decisivo lui e non più Beppe Grillo. In questo caso, lui sarebbe il king maker che dà le carte. Ma anche con una vittoria del Sì di misura sarebbe sempre al centro. A cominciare dalla riforma o dai ritocchi (tutto è in mano alla Consulta) della legge elettorale.
Questa è l’interpretazione che fonti azzurre di rango danno al Berlusconi-pensiero che traspare dalle sue uscite per il rush finale referendario. E per tornare nelle vesti del vero ago della bilancia, è ovvio che lo scenario migliore sarebbe che dopo la vittoria del No, Renzi, al quale con una battuta riserva il ruolo di «presentatore in Tv» e che accusa di aver fatto aumentare «solo il numero dei poveri», restasse ammaccato al suo posto, per trattare con lui da una posizione di forza. Infatti dice Berlusconi in caso di vittoria del No: «E’ probabile che dopo il voto Renzi resti, conserva la maggioranza in parlamento, lui ha personalizzato il referendum per legittimare la sua presenza, non saremo noi a mandarlo a casa». E quindi: «La cosa importante è che dopo il voto i partiti si siedano intorno a un tavolo per fare una nuova riforma della Costituzione».

Se però il Sì dovesse vincere e magari sempre di misura, c’è il piano B. Non è un caso che Berlusconi a un certo punto dica: «Non credo che mai il presidente della Repubblica potrebbe consentire le elezioni con l’Italicum, perché correremmo davvero il rischio di ritrovarci i Cinque Stelle al governo». E per il cambio dell’Italicum decisivi per Renzi sono i voti di FI al Senato. La strategia di Berlusconi, che in questo è maestro, è quella di giocare su tutti i tavoli e tutti gli scenari. In caso di vittoria del No, ribadisce la sua preferenza per la legge proporzionale, dove ognuno corre per sé e che, dopo aver riscritto la Costituzione, potrebbe portare alla grande coalizione. Ma c’è anche l’altro scenario previsto in caso di vittoria del Sì. Ecco perché il Cav presenta addirittura la sua squadra ideale di governo, che Il Dubbio aveva anticipato, con il centrodestra unito «Da Salvini a Parisi»: «Venti ministri, 12 che vengono dalla trincea del lavoro, e 8 dalla politica». Entra nel dettaglio: «Ne ho parlato con Salvini e Meloni, è stata approvata anche questa formazione del governo: 3 ministri a Forza Italia, 3 alla Lega e 2 a Fratelli d’Italia». Su Stefano Parisi: «Non è che non ha il quid, non ha i voti e io gli auguro di conquistarli, perché solo unito il centrodestra, da Salvini a Parisi, può vincere».

Maurizio Gasparri twitta che le parole del Cav sono «l’archiviazione» di Mister Chili. Ma c’è l’altra faccia della medaglia delle dichiarazioni di Berlusconi che invece suonano come una nuova apertura. Quanto all’erede, Berlusconi dice che un giorno ci dovrà essere per forza qualcun altro ma che questo «è un segreto anche per me». Il leader azzurro ribadisce di non escludere le primarie, «ma solo con garanzie e una legge che le regoli, altrimenti sono manipolabili».
Ma le sue esternazioni chiamano soprattutto in causa Renzi il quale non a caso dice: «Non capisco perché? Una volta dice che sono un pericoloso dittatore, un’altra che me ne devo andare e l’altra ancora che devo restare. Però ricordo che non si vota su di me ma sulla riforma». Ma c’è nel Pd chi ritiene che proprio perché ormai è passato il messaggio contrario e cioè che si vota su Renzi, il premier continuerebbe a non escludere elezioni anticipate (anche se dopo l’incontro di mercoledì al Quirinale ha chiarito: «Solo Mattarella decide») sia che vinca sia che perda, se non altro per evitare anche in caso di vittoria del Sì l’ostacolo del referendum promosso dalla Cgil. I due inoltre sono tornati a parlarsi e le posizioni non sarebbero ritenute distanti e il clima sarebbe disteso.
E in tutte queste incognite, intanto “Silvio” audefinitosi «il giovane ottantenne» si rimette al centro. Con l’occhio puntato ai sondaggi, dove la terra di mezzo degli indecisi, alla fine potrebbe decidere. Non si possono più pubblicare. Ma il No sarebbe sempre in vantaggio, anche se tra gli indecisi se andare o meno a votate il Sì starebbe recuperando.

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