Cronaca/Editoriali/Interno

Sessiste

Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. In nome del dialogo i maschi, prima del tutto esclusi, ora possono sfilare relegati alla coda del corteo. Orfane di battaglie serie e di muri da abbattere, le neofemministe si schiantano sui muretti della neolingua boldriniana e riducono l’uomo a un colpevole a prescindere

femministe(di Laura Zambelli Del Rocino – lintraprendente.it) – Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Evviva, dal 26 non avremo più paura del fidanzato manesco, dell’ex fattosi stalker, di un marito sadico e aggressivo, saranno tutti meravigliosamente sensibilizzati. Infatti è risaputo che la violenza scaturisce solo in mancanza di una giornata mondiale contro la violenza. Nell’ultimo anno i femminicidi (vocabolo che nella terminologia corrente comprende anche le violenze fisiche che non sfociano obbligatoriamente in assassinî) sono diminuiti del 25%, secondo le statistiche, e se ciò fosse da ricondurre a una giornata mondiale all’anno sarebbe perfetto, le altre 364 giornate risolverebbero altrettanti problemi e il mondo sarebbe un posto sicuro e gioioso. Tuttavia è cosa buona e giusta che chi sta “sul campo”, a contatto con le vittime di violenze e discriminazioni, abbia a disposizione una giornata di amplificazione per sensibilizzare le donne sulle conseguenze di una ritardata denuncia, sull’esistenza dei centri antiviolenza, dei servizi di pronto soccorso e di polizia, e soprattutto sull’importanza dell’indipendenza economica che regala la libertà di allontanarsi da un contesto pericoloso. Queste le basi pratiche per prevenire il peggio.

La faccenda, invece, assume i soliti toni da paternale moralistica, si discute su come “cambiare la cultura che alimenta e giustifica i femminicidi”, il solito polpettone da educatrici dell’universo, e nemmeno una polpettina gettata ai poveri maschi che decidono di partecipare al corteo, relegati in coda dopo lunghe trattative tra i vari comitati di coordinamento, giunti all’accordo di lasciare sfilare in testa al corteo solo le donne guidate dallo slogan “Nonunadimeno”. Una marcia trionfale dove incedono pompose le vittime o potenziali tali trascinandosi dietro gli aguzzini prigionieri della loro sottocultura violenta e arrogante per il solo fatto di essere maschi, che magari oltre a non picchiarle nemmeno con una rosa passano l’aspirapolvere e vuotano la lavastoviglie come si conviene a un compagno di tutto rispetto. Dunque, la cultura del dialogo tra generi inizia dal simbolismo in una giornata dedicata a testimoniare l’alto grado di civiltà femminile, o meglio femminista, che è quella di operare un distinguo unicamente sulla base degli organi genitali, facendo di tutta la violenza un fa-scio maschile e maschilista, senza considerare che molti uomini si sono adoperati in passato (Stuart Mill in testa che ci spiace scomodare per così poco) e si adoperano nel presente (anche solo un infermiere o il poliziotto) per sostenere le donne in difficoltà.

E soprattutto senza tener conto che tra gli LGBT, nei rapporti tra lesbiche la violenza è un fenomeno più grave ed esteso che nei rapporti etero, argomento sul quale le femministe sono omertose per ovvie ragioni di solidarietà con la “specie” e di opportunismo politico, è un boomerang di intralcio alla lotta ai fantasmi che si sono costruite con la parola “femminicidio” ove il codice penale prevede già l’omicidio con le aggravanti del caso. Se ad accopparti è una donna, come la mettiamo e la chiamiamo?

Orfane di battaglie serie e di muri da abbattere, le neofemministe seguite a ruota dalle millennials si schiantano sui muretti della neolingua boldriniana, sbattendo il mostro in prima pagina anche prima della condanna definitiva e tutti i maschi in ultima fila al corteo, perché colpevoli a prescindere, e se non sono colpevoli sono potenziali colpevoli, e se non sono potenziali colpevoli sono padri di figli potenzialmente colpevoli se sono maschi.
Ma il bello è che nei blog e nei social dei comitati organizzativi, molte attiviste non si davano pace nell’immaginare gli uomini sfilare in coda al corteo. Poverini? Macché, avrebbero voluto un corteo senza uomini del tutto. Il prossimo passo sarà sopprimere il nascituro maschio, ecco risolto il femminicidio. E introdurre la giornata mondiale dell’estinzione.

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