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Luca Telese: Il premier s’è perso nel “Grande Fratello”

fabrizio-rondolino-e-simona-ercolani-al-gay-pride-808521(Luca Telese per la Verità) – Casalino fa rima baciata con Rondolino e segna il tempo del referendum da Porta a Porta (come da giorni ovunque), Matteo Renzi ha attaccato Rocco Casalino, capo della comunicazione del M5s: «Passa – dice Renzi sarcastico – dal Grande Fratello alla grande casa». Il premier usa il portavoce di Grillo per attaccare il movimento di Grillo: ha una casa in affitto pagata dal suo gruppo parlamentare, quindi è anche lui della Casta.

In questa battuta reiterata ossessivamente dal presidente del Consiglio, si nasconde un grumo di paradossi curiosi da sviscerare, l’ ennesimo retroscena illuminante di questa campagna elettorale referendaria. Il primo, divertente in ogni caso, è questo: Renzi si è convinto di poter usare come connotazione degradante nella campagna elettorale il fatto che Casalino fosse un concorrente del Grande fratello (cosa di cui, invece, agli elettori gril lini non frega un tubo).

Il dettaglio buffo è che uno dei principali followers del premier, il consigliere che lo sostiene in tutto e per tutto (insieme a sua moglie Simona Ercolani), è proprio Fabrizio Rondolino, giornalista che nella stessa edizione del Grande fratello di Casalino, fu capo della comunicazione e super autore. Il che ovviamente implica una serie di riflessioni interessanti sulla cosiddetta post politica: sul piano politico, a destra e a sinistra si confrontano come leader contrapposti due «Matteo» che hanno iniziato la loro carriera con i quiz di Mediaset (Renzi La ruota della fortuna, Salvini Doppio slalom):

non deve stupire che alle loro spalle ci siano due prime linee di Endemol. Ovvio quindi che non ci sia nessun principio di coerenza, né possibile né immaginabile, nel fatto che Renzi sbatta in faccia a Casalino, come un crimine, i 900 euro di pigione della sua casa romana, pagati dal gruppo parlamentare dei Cinque stelle (è quello che pagherebbe uno studente fuori sede della capitale). Se non altro perché Renzi paga 400.000 euro per un altro consulente, americano, attingendo ai soldi che arrivano al suo partito (dal finanziamento pubblico).

Ma il nodo non è questo: perché i figli della fiction non hanno bisogno di tenere fede al principio di coerenza, che dominava, almeno nelle intenzioni di facciata, la politica della prima Repubblica. Il nodo, piuttosto, è che – se tu stai sceneggiando le azioni di un concorrente del Grande fratello- il fatto che dentro la casa si dica una cosa, e fuori se ne sostenga un’ altra, non solo non fa danno, ma è addirittura eccitante. È show.

Mentre invece, se tu sei un presidente del Consiglio che un giorno dice «me ne vado», una mattina dice «non l’ ho detto», una volta «metto la fiducia sull’ Italicum», quella dopo «voglio cambiarlo», e ancora: «dopo di me il diluvio» e poco dopo «voglio vedere chi andrà a Palazzo Chigi», se quando pensi di vin cere gridi «accozzaglia», e quando pensi di perdere firmi la bozza a Cuperlo, è ovvio che si arrivi a un risultato paradossale.

Nell’ eterna guerra fra politica e spettacolo che si è aperta nel 1994 con la discesa in campo del Cavaliere, oggi sembra che abbiano perso entrambi, perché l’ unica cosa che vince è il trash. Ecco perché è geniale la battuta di Maurizio Crozza, che fa dire al suo Renzi: «Se perdiamo sono sicuro che Maria Elena a Mediaset la prendono, ma io – invece – se perdo, che cosa faccio?». Il problema del renzismo, infatti, è che il suo format non comprende la sconfitta.

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