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Sto con Laura Boldrini. E con chi è perseguitato per le opinioni

boldrini-combo-650x401(di Franco Bechis – limbeccata.it) – Sto con Laura Boldrini senza alcun dubbio. Sono pronto a mettermi davanti a lei e farle da scudo (sono abbastanza grosso), e perfino da body guard davanti a qualsiasi cretino/a come quelli che l’hanno insultata su facebook in modo indegno. Sono pronto a farlo perché non condivido quasi nessuna delle sue idee. Sono pronto a farlo perché voglio essere libero di criticarla esprimendo le mie opinioni, e questa libertà è compromessa proprio da questi eroi dell’insulto incontinente e inconferente. Difendo anche la sua idea di reagire rendendo pan per focaccia a chi l’aveva insultata in quel modo. Mettere in piazza con nomi e cognomi questi campioni di idiozia ha fatto passare loro ieri lo stesso brivido vissuto dal presidente della Camera. Li hanno riempiti di insulti, li hanno costretti a chiudere i loro profili, centinaia di altre persone hanno reso loro la pariglia. E se lo meritavano.

A qualcuno è servito per capire quel che aveva fatto, e un po’ di speranza c’è nel perdono implorato da Maria Gabriella (una fra le poche donne che avevano assalito così la Boldrini). Non c’è da avere tentennamenti: non c’entra nulla con la libertà di espressione quel bombardamento di epiteti sessisti (questo sono) che hanno meritato di essere messi all’indice certo troppo tardivamente dalla Boldrini.

Tutto quel che abbiamo letto non ha nulla a che vedere con la libertà. Nè quello che hanno scritto alla Boldrini, nè quello che hanno rovesciato sui nomi resi pubblici i numerosi e indignati difensori del presidente della Camera. Questi messaggi meritavano di essere denunciati in procura e perseguiti penalmente. Denunciati non per diffamazione, ma per minaccia e violenza sulla persona.

Rivendico però anche a nome di migliaia di altri italiani la libertà di scrivere, dire e contestare quello che fa senza avere il sospetto di offrire il fianco a questo mucchietto di scemi. Perché la libertà ha oggi in Italia radici fragili e confini labili come non capitava da lustri.

Avrà fatto sorridere i più il caso di Beatrice di Maio, l’account twitter descritto come la punta di diamante della macchina del fango virtuale del M5s, e che invece nascondeva Titti Brunetta, moglie del leader di Forza Italia, Renato. Ma l’inchiesta della procura di Firenze che originato questo caso dopo la querela del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, fa meno ridere.

Spesso anche gli uffici giudiziari sono più realisti del re,  ed è iniziata una vera e propria caccia all’untore con la convocazione in questi giorni di molti internauti protagonisti non di insulti beceri, ma di critiche e sarcasmi anche puntuti nei confronti di chi sta al potere, ovunque esso sia. Sono intimiditi per le idee espresse. Il rischio di libertà che nasce anche da questo clima è molto più grave di quello che arriva da quattro insulti beceri e sessisti. Per questo temo una stretta alla libertà di tutti aprofittando proprio  della ignobile vicenda dell’assalto a una donna delle istituzioni. Difendo la Boldrini, ma allo stesso tempo le chiedo aiuto per difendere la libertà di opinione di tutti, per quanto irriverente e sgradita. Non vorrei che per spazzare via qualche insulto di troppo si facesse una gran retata di idee critiche dei più.

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