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“I proniviri”: di Marco Travaglio

vincenzo-de-luca-833507(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) “Le donne e gli uomini del Partito Democratico ispirano il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà. Mantengono con i cittadini un rapporto corretto, senza limitarsi alle scadenze elettorali. Non abusano della loro autorità o carica istituzionale per trarne privilegi; rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o pressioni indebite”. È l’articolo 2 comma 5 del Codice etico del Pd – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 27 novembre 2016, dal titolo “I proniviri. Provate a confrontarlo con queste nobilissime frasi, pronunciate il 15 novembre da Vincenzo De Luca, presidente Pd della Campania, davanti a 300 amministratori pubblici dello stesso partito, in una riunione a porte chiuse che Fabrizio d’Esposito ha spalancato sul Fatto: “Prendiamo Franco Alfieri, notoriamente clientelare (risate e applausi dalla platea, ndr). Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella. Ecco, l’impegno di Alfieri sarà di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4 mila persone su 8 mila. Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare Sì. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso (altre risate, ndr). Il 4 dicembre ci giochiamo l’Italia, se le cose vanno male l’esito sarà imprevedibile. A me interessa che manteniamo la Campania unita sugli interessi fondamentali. In questo momento abbiamo un’interlocuzione privilegiata con il governo. Poi vi piace Renzi non vi piace Renzi a me non me ne fotte un cazzo… Sono arrivati fiumi di soldi: 2,7 miliardi per il Patto per la Campania, altri 308 per Napoli, nonostante qualche squinternato (quel pericoloso incensurato di De Magistris, ndr)… Che dobbiamo chiedere di più?… Dobbiamo mobilitarci, andare tutti porta a porta, per venti giorni non dovete pensare ad altro (tipo governare, ndr) e contrastare tutti gli argomenti del No, queste puttanate che dicono sul Senato… La democrazia è il governo della minoranza più forte, l’idea che ogni cittadino deve avere la sua rappresentanza è un’imbecillità… Per la prima volta qui in Campania useremo i fondi europei anche per gli studi professionali… Ci sono 400 laboratori (della sanità privata con denaro pubblico, ndr), sono tanti voti… Lo so, sono stato demagogico con il piano del lavoro regionale (20 mila posti promessi, ndr) ma ho fatto come Berlusconi quando propose di togliere l’Imu alla prima casa”.

In campagna elettorale non bisogna fare i conti altrimenti regaliamo il Sud ai 5Stelle… Mettiamoci al lavoro e non perdiamo tempo col dibattito. Mandatemi fax con numeri realistici dei voti per il Sì. Fate il porta a porta e non pensate ad altro”.Standing ovation. Non uno dei 300 cosiddetti “amministratori” del partito che “ispira il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà” e “rifiuta una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o pressioni indebite”, si alza per protestare, o prendere le distanze, o abbandonare al più presto quell’associazione per delinquere. Nessun proboviro Pd, ammesso che la specie non si sia estinta, dice un monosillabo. Anche del terzo o del quarto mondo, il De Luca di turno verrebbe espulso su due piedi dal partito, sfiduciato dai suoi consiglieri regionali, costretto alle dimissioni. Nel Pd, solo qualche battuta su “De Luca che imita Crozza che imita De Luca” (le risate). Qualche alzatina di spalle (“Vincenzo lo conosciamo, è fatto così, è un po’ folkloristico, scherza sempre…”). E nemmeno una parola su quell’Alfieri – sindaco di Agropoli e campione del clientelismo “come Cristo comanda” – che, ritenuto incandidabile dallo stesso Pd alle ultime elezioni per un processo per corruzione poi finito in prescrizione (cui s’è guardato bene dal rinunciare) e di nuovo indagato per abuso e peculato, è stato prontamente premiato da De Luca come “consigliere personale per la caccia, l’agricoltura e la pesca”. A strascico. Ma fossero solo i silenzi. Il segretario del Pd, nonché presidente del Consiglio, noto innovatore e riformatore, erige al plurimputato De Luca un monumento equestre di impavido “combattente antimafia” e intrepido alfiere (anzi, Alfieri) della legalità. Poi sguinzaglia a Salerno il fido Lotti a duettare sul referendum con Piero De Luca, figlio di cotanto padre e dunque assessore al Bilancio per diritto ereditario, imputato per bancarotta fraudolenta e quindi presidente del Comitato del Sì campano per meriti penali. L’altroieri – racconta l’Huffington Post – arriva anche il sindaco al Plasmon di Firenze, Dario Nardella, per un tour nel Casertano alluvionato, già feudo di Nick Cosentino. Presenziano agli eleganti simposii il consigliere regionale Pd Stefano Graziano, indagato per voto di scambio (presunti favori al clan Zagaria); il verdiniano Vincenzo D’Anna, già cosentiniano e tuttora ras delle cliniche private; l’europarlamentare Pd Nicola Caputo, anche lui inquisito per voto di scambio dalla Procura antimafia di Napoli; e altri gentiluomini di campagna. Perché la Campania – dicono i renziani – è “la Florida del referendum”, decisiva come lo Stato Usa per la vittoria di Trump. Ecco: il 4 dicembre la sopravvivenza o la rovina della Costituzione nata dalla Resistenza e scritta dall’accozzaglia dei De Gasperi, Calamandrei, Dossetti, Croce, Terracini, Parri, Ruini, Nenni e Mortati, dipende dai voti compravenduti da queste e altre preclare figure. Che, a differenza dell’accozzaglia del No, un progetto per il governo del futuro ce l’hanno, eccome. “Come Cristo comanda”.

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