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Piero Ostellino: “Non c’è quorum, ma è per questo che si deve votare in massa”

referendum ilgiornale.it) – A una settimana dal referendum, il confronto continua a tenere ai margini un aspetto di vitale importanza.

A differenza dei referendum abrogativi, il prossimo 4 dicembre rimanere a casa o ritardare il rientro dal week end non può determinare la bocciatura del quesito, perché in questo caso l’affluenza alle urne e il raggiungimento del quorum del 50% degli aventi diritto più uno non hanno alcuna importanza. Al limite, una volta terminato lo scrutinio, l’affluenza potrà essere utilizzata dagli schieramenti in campo per legittimare o delegittimare il risultato. In sostanza, se a votare andasse solo Renzi, la vittoria del Sì sarebbe senz’altro valida, ma i suoi avversari potrebbero metterne in dubbio la legittimità.

Nel referendum confermativo, o costituzionale, come si legge sul sito del ministero degli Interni, si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente dal raggiungimento di un numero minimo (la maggioranza degli aventi diritto) di partecipanti alla consultazione. Si conteranno semplicemente i Sì e i No e vincerà chi avrà ottenuto più voti. È dunque importante non dare troppo per scontato il fatto che gli elettori siano informati dell’assenza del quorum e, soprattutto, spiegare che se pendono a favore della riforma o ne percepiscano le incongruità e l’approssimazione, quanto i pericoli legati all’associazione della revisione della Costituzione con la nuova legge elettorale, non hanno altra scelta se non quella di recarsi alle urne.

Nelle pubblicità televisive sul referendum, tra vecchi saggi e bambini altrettanto saggi, in un riuscito mix ecologico-sostenibile tra Mulino bianco, Istituto lux e vecchi filmati di valli tedesche intorno al 1935, di quorum ovviamente non si parla affatto. Solo «velate» allusioni su tutte le conseguenze positive del Sì e l’armaggedon di una eventuale vittoria del No. Anche nei vari dibattiti tra i due opposti schieramenti, la questione del quorum non è mai stata affrontata in modo approfondito. Tanto da sembrare volutamente esclusa per rigiocarsela al momento giusto. Già la formulazione del quesito appare molto discutibile, perché tiene insieme materie molto diverse tra loro e richieste (siete favorevoli al contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, che equivale a chiedere se si è d’accordo a ridurre il numero di terremoti) molto generiche, che difficilmente possono non essere condivise e trascinano quelle «più delicate». Fare capire che, se si vuole incidere sull’esito del referendum bisogna andare a votare, diventa così imperativo.

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