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Poste Italiane, mobilitazione straordinaria a favore del Sì

poste-italiane-726459(di Antonio Massari e Carlo Tecce – Il Fatto Quotidiano) – Con uno sforzo immane, oltre le capacità di un organico sempre più ridotto, Poste Italiane sta consegnando a 13 milioni di famiglie italiane i volantini di propaganda per il referendum pagati – chissà con quali inopinate risorse – dal Partito democratico.Per adempiere al compito senza ritardi, l’azienda ha mobilitato i postini con ordini di servizio, comunicazioni più o meno ufficiali e una pianificazione del lavoro avviata già una settimana e mezza fa. I postini recapitano le lettere ai cittadini a giorni alterni, mentre per soddisfare le esigenze del Nazareno sono costretti a turni lunghi ogni giorno con la promessa di straordinari in busta paga.

Federconsumatori ha più volte denunciato i disservizi causati dal nuovo sistema di Poste: la giacenza arretrata è diventata una prassi e riguarda anche le bollette, che poi scadono senza clemenza. Ma per i volantini del comitato “Basta un sì” la puntualità e la precisione sono garantite. Ormai la simbiosi fra l’azienda e il Nazareno è robusta: per una involontaria coincidenza temporale, va rammentato che gli ambiziosi vertici di Poste sono da confermare o da rimuovere entro la prossima primavera.

L’azienda guidata da Francesco Caio ha smistato anche 2,5 milioni di appelli per il Sì indirizzati agli italiani all’estero, un numero di elettori consistente e non semplice da raggiungere che, secondo lo stesso Renzi, può determinare l’esito del referendum. Come ha rivelato il Fatto Quotidiano, per recapitare in cinque continenti il manifesto a favore della riforma costituzionale e una carrellata di fotografie di Renzi coi colleghi di mezzo mondo, Poste Italiane ha applicato al Nazareno una sorta di tariffa agevolata, non più prevista dalla legge e non in linea con i prezzi di mercato.

Si tratta di uno sconto di una decina di centesimi di euro a plico che ha consentito al tesoriere dem Francesco Bonifazi di risparmiare alcune centinaia di migliaia di euro. Quando s’è diffusa la notizia della massiccia spedizione, stavolta riservata agli italiani in patria, interpellati dal Fatto, i dirigenti di Poste Italiane hanno spiegato di aver partecipato alla stampa dei volantini (16 milioni in totale), ma hanno negato – e dunque mentito – di aver svolto anche la distribuzione.

È vero che Nexive (gruppo Tnt), il concorrente privato guidato da Luca Palermo, ex cliente e amico di papà Tiziano Renzi, ha coperto un pezzo d’Italia con tre milioni di copie. Ma è altrettanto vero che la restante parte – come si evince dai documenti di Poste Italiane che il Fatto ha potuto leggere – è in carico alla società pubblica. Ora è automatico e non malizioso supporre che per l’azienda la fragile bugia fosse un tentativo di occultare l’ennesima polemica.

Una polemica che potrebbe toccare profili più gravi. Perché i contratti stipulati con il partito del presidente del Consiglio possono configurare una operazione fra “parti correlate”, cioè fra un’azienda quotata in Borsa e un “soggetto” che detiene delle azioni o la può influenzare. Poste Italiane ha esordito l’anno scorso nel listino di Piazza Affari, ma è sempre controllata dal governo attraverso il Tesoro e la missione “referendaria” è intestata al Nazareno.

La Consob, l’autorità che vigila sul mercato borsistico, per ora non ha un orientamento definito sul rapporto fra Poste e il Pd, ma più emergono dettagli sulla rilevanza dei contratti in essere più diventa probabile un’analisi dettagliata del caso. Le operazioni fra parti correlate non sono vietate, per la legge, però, richiedono l’adozione di regole precise per assicurare trasparenza e correttezza a tutela dei piccoli azionisti. Con i dirigenti dell’azienda che hanno taciuto sul coinvolgimento di Poste in quest’ultima azione di propaganda, la trasparenza è stata completamente ignorata. Per finanziare la spedizione internazionale, costata 1,5 milioni di euro, il Pd s’è avvalso del contributo del finanziere Davide Serra e di altri, ancora ignoti, imprenditori che risiedono all’estero. Ma inviare 16 milioni di volantini, anche se in Italia, è più oneroso: Poste Italiane chiede 30 centesimi a lettera, Nexive 28,5, per entrambi c’è l’Iva al 22 per cento, più le fatture di tre tipografie diverse. Milioni di euro…continua

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