Cronaca/Interno/Politica

Berlusconi e quella Dc che tira ancora i fili della politica

All’area dell’ex Balena bianca sono stati vicini tutti gli ultimi premier. Renzi, Letta, Monti, ma anche il Cav. Che su questi legami punta per riguadagnare spazio. E passare all’incasso col governo Gentiloni.

berlusconi( – lettera43.it) – Il dado è tratto. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha annunciato la lista dei ministri con cui dovrà sbrogliare i dossier rimasti sul tavolo dopo le dimissioni di Matteo Renzi. Come previsto dalle dichiarazioni della vigilia, pochissimi i cambiamenti nelle caselle dell’esecutivo che ora dovrà mettersi di buona lena per fronteggiare i rovesci causati da riforme bocciate (o zoppicanti) del governo precedente, ma soprattutto la patata bollente di Mps.

UNA “BALENA” DURA A MORIRE. In una situazione difficile come quella attuale, non è un caso se molte fra le personalità che ricoprono ruoli strategici nelle istituzioni hanno fatto parte, o sono figli, dell’esperienza democristiana, forse troppo frettolosamente considerata esaurita dopo lo scandalo di Tangentopoli. Scomparve la Dc ma non lo zoccolo duro racchiuso nel binomio classe dirigente-elettorato del più potente partito dell’era repubblicana. Insomma, la sagoma della “Balena bianca”, nonostante i ripetuti tentativi di spiaggiamento, non ha abbandonato lo scacchiere della politica e continua a influire nelle decisioni orchestrate nel Palazzo. Sarebbe difficile altrimenti spiegare come mai (e guardiamo solo all’ultimo quinquennio) le redini del potere siano state lasciate nelle mani di uomini provenienti da quelle latitudini.

IL FIL ROUGE DEGLI ULTIMI GOVERNI. Partendo dall’ultimo premier Gentiloni, incaricato dal moroteo Sergio Mattarella, è facile distinguere il filo rosso che collega la nascita degli ultimi governi. A esso, per esempio, sono agganciati sia Renzi sia Enrico Letta. Il primo ha iniziato la carriera contribuendo alla nascita dei “Comitati Prodi” per entrare, in seguito, nel Ppi. Il secondo ha ricoperto la carica di presidente dei “Giovani democristiani europei” tra il 1991 e il 1995. Anche il Mario Monti fautore, con Giorgio Napolitano, di quello che Silvio Berlusconi continua a definire «golpe» è erede di quell’avventura, tanto da essere considerato da Gerardo Bianco a tutti gli effetti un democristiano. Ma prima di lui anche il Cav stesso non può dirsi estraneo. Da quella causa, infatti, ha attinto uomini e idee, sfruttando la frammentazione democristiana successiva al 1992 nell’ottica di organizzare le basi di Forza Italia.

Dellutri

Il Cav “offrì ospitalità” a tutti coloro che non si sentivano a proprio agio col nuovo corso incarnato dal Partito popolare, la cui leadership era trainata dalla sinistra. Amici vecchi e nuovi che Berlusconi frequentava per tutelare le aziende nei settori dove la politica dettava le regole. Basti ricordare i rapporti intercorsi con la Banca Rasini (considerata molto vicina a Giulio Andreotti), istituto milanese monosportello, decisivo nei primi passi dell’esperienza imprenditoriale dell’ex presidente del Consiglio. D’altra parte, già durante il periodo universitario il fondatore di Forza Italia strinse relazioni con determinati ambienti, iniziando a frequentare la residenza internazionale Torrescalla, collegio gestito dall’Opus Dei dove conobbe Marcello Dell’Utri.

IL RUOLO CRUCIALE DI LETTA. Negli Anni 90 fu fondamentale la collaborazione con Gianni Letta, il Mazzarino del berlusconismo moderno, con i mondi della Roma che conta al di qua e al di là del Tevere. Nel libro L’unto del Signore, gli autori sintetizzano la figura di Letta con una battuta: «Ci si potrebbe chiedere se sia l’uomo di Giulio Andreotti presso Berlusconi o di Berlusconi presso Andreotti». È senza ombra dubbio una complicità “morbosa” quella che lega il leader di Forza Italia col mondo cattolico. Una “santissima alleanza” capace di travolgere, sull’onda acritica intavolata dagli apologeti del Cav, pure Alcide De Gasperi. Il riferimento allo statista trentino, pur contenuto in alcune battute, suscitò la reazione sarcastica di un democristiano doc come Francesco Cossiga, amico-nemico di Berlusconi a fasi alterne.

DUE TRAGUARDI PER UNA LEGISLATURA. Oggi Forza Italia e il Cav cercano di rafforzare la propria dimensione moderata nell’ottica di abbandonare recinti populisti in cui si sono visti confinare negli ultimi anni, anche a causa di insistenti pressioni esercitate da alcuni consiglieri tra i più vicini al fondatore. Berlusconi, come buona parte degli ex democristiani, è sopravvissuto alle grane giudiziarie. Nonostante l’appannamento causato anche dalla presenza di una figura per certi versi simile come Renzi, ha rafforzato nell’ultimo periodo la propria centralità, con un atteggiamento moderato nei toni e più prudente rispetto al pragmatismo decisionista del passato. Ora cercherà di passare all’incasso: un governo non ostile e una riforma elettorale proporzionale, da approvare in tempi brevi ma non troppo, sono i traguardi che s’è posto per questo scorcio di legislatura. Per raggiungerli sa di poter contare su rodati conoscitori di regole e luoghi della Roma del potere.

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