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La Consulta ed il voto al 2018

01-2018-i(di Arturo Diaconale – opinione.it) – Apparentemente la decisione della Consulta su articolo18, voucher e appalti non accelera e non frena la corsa alle elezioni anticipate. Perché toglie di scena il tema più divisivo ed esplosivo, quello che in caso di referendum avrebbe mobilitato la sinistra sindacale in blocco e favorito l’aggregazione di tutta la sinistra tradizionalista. E quel referendum avrebbe fatto slittare sicuramente al prossimo autunno l’eventuale chiusura anticipata della legislatura. Ma, al tempo stesso, non impedisce affatto che il voto politico venga accelerato all’inizio della prossima estate. In fondo basta che il Parlamento vari il più rapidamente possibile due leggine di correzione delle norme sui voucher e sugli appalti ed il gioco sarebbe fatto.

Ma questa apparente asetticità non deve trarre in inganno. La decisione della Corte costituzionale conferma la sua tendenza ad emettere sentenze che richiedono applicazioni e correzioni progressive. E se questa tendenza dovesse essere confermata anche sull’Italicum dando vita ad una sentenza non autoapplicativa ma imponendo al Parlamento di elaborare una nuova legge elettorale, l’ipotesi del voto a giugno tanto cara a Matteo Renzi ed a Matteo Salvini diventerebbe una pia illusione.

L’impressione, quindi, è che i tempi per la nuova legge elettorale non saranno brevi e che a votare per il prossimo Parlamento formato da Camera e Senato si andrà quasi sicuramente alla scadenza naturale della legislatura.

Renzi, ovviamente, può anche seguire il consiglio di Roberto Giachetti e far mancare il sostegno al Governo per andare comunque a votare a giugno. Ma intanto senza legge elettorale è impossibile sciogliere le Camere (Sergio Mattarella non lo farebbe mai). E, soprattutto, non è detto che rientrare in scena con una delle sue solite forzature porterebbe bene al segretario del Partito Democratico. L’esperienza gli avrebbe dovuto insegnare che le prove muscolari sono rischiose. E lo dovrebbe spingere a non trasformarsi agli occhi del Paese come l’incendiario che brucia la casa solo in nome del proprio sentimento di rivalsa e di vendetta.

Con il voto allontanato lo scenario politico cambia radicalmente. Renzi si troverà costretto a trovare comunque un’intesa con le minoranze interne per venire rieletto segretario al congresso autunnale. Ed anche nel centrodestra la spinta al voto subito che Matteo Salvini e Giorgia Meloni stanno effettuando a dispetto delle frenate di Silvio Berlusconi non potrà non attenuarsi costringendo le tre componenti del fronte moderato a ritrovare un’intesa su come andare ad elezioni nel 2018 con la speranza di tornare a governare il Paese.

Tutto questo a causa della tendenza della Consulta a trovare sempre e comunque formule di compromesso? In fondo la politica è sempre compromesso. Anche se la fanno i giudici!

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