Cronaca/Editoriali/Interno

Apologia dei fumatori

sigaretta(di Marcello Veneziani) – Alla mezzanotte del 16 gennaio 2003, alla tenera età di 47 anni, ho acceso e fumato la prima sigaretta della mia vita. Festeggiai così a san Marcello, da non fumatore congenito, l’avvento del divieto assoluto di fumare nei locali pubblici.

Non avevo mai avuto il piacere di fumare una sigaretta: non l’ho fatto a dodici anni chiudendomi nel cesso della scuola con i miei compagni, non l’ho fatto a diciotto anni dopo il mio primo, disastroso rapporto d’amore e il mio primo rapporto sessuale. Non l’ho fatto da adulto in tutte le tappe della mia vita, anche importanti e drammatiche.

Non lo facevo perché volevo essere leale con me stesso e con chi mi dava fiducia; non lo facevo perché avevo uno strano senso del sacrificio; non lo facevo perché detestavo e tuttora detesto ogni dipendenza; non lo facevo perché lo facevano gli altri e mi sembrava da cretino seguire il gregge. Non lo facevo perché amavo il mare e l’aria aperta, il cielo pulito, il nuoto e il calcio praticato e non volevo perdermi queste bellezze e vedere diminuite le mie risorse.

Così non ho mai fumato sigarette. Fumai solo narghilè che come sigaretta è ingombrante, non puoi portartela in tasca. Ma per rassicurarvi che non sono islamico e l’iniziazione al sigaro in tarda età l’ho avuta in un ricevimento all’ambasciata americana. Non cubana, statunitense. Da allora non ho fatto strada, ho tenuto in bocca sigari spenti, scontrini, post it, penne e matite; la gente mi credeva un fumatore incallito e si impietosiva per i miei sforzi di astinenza attraverso assurdi surrogati.

Una volta un tassista napoletano vedendomi con un post it in bocca mi ha chiesto con premurosa invadenza se stavo cercando di smettere: no, sto cercando di incominciare, gli ho risposto. E’ rimasto sconvolto. Chis è nu’ pazz. Poi cominciai il mio rito, un sigaro all’anisette a mezzanotte per riassumere il senso della giornata appena andata in fumo.

Non sopportavo la gente che appesta col sigaro gli uffici e le redazioni, non sopportavo i capannelli di fumatori, le multinazionali del tabacco, le donne fumatrici a oltranza. Tolleravo solo la pipa perché emana un buon odore. Cominciai a impietosirmi dei fumatori in un eurostar quando vidi poveri fumatori perdere la loro dignità chiudendosi in un cesso, come bambini, per fumare, o scendere di corsa in una fermata del treno per boccheggiare una sigaretta furtiva.

Ho visto persone divorate dal fumo, imbruttite, incancrenite, annerite e ingiallite; ma ora si sta esagerando coi divieti. Vorrei quasi sussurrare ai fumatori incalliti: continuate a non privarvi di questo piacere della vita e non sottostate al ricatto micragnoso della buona salute e dell’inferiorità etica verso i non fumatori (i più feroci sono gli ex, noi vergini siamo assai più tolleranti con i viziosi).

Si esagera con questo puritanesimo applicato al tabacco; si può commettere ogni genere di peccato e di bestemmia, ma peccare contro la salute e la durata della vita no, si è scacciati da ogni piccolo paradiso, perfino il bar e la trattoria; da ogni luogo e mezzo pubblico. Si viene trattati come appestati anche all’aria aperta.

Il fumo accorcia la vita? E va bene, non è la fine del mondo e poi verrebbe voglia di dire con toni da Cioran: quante trascurabili esistenze si trascinano male negli anni, invecchiano male, maledicono l’esistenza, si incupiscono e si incattiviscono, comunque inaridiscono.

Che volete che sia la contabilità degli anni; quando si muore non ce ne accorgiamo. In ogni caso lasciamo a ciascuno il libero arbitrio; volete introdurre l’eutanasia che è molto più feroce, avete perfino comprensione per i suicidi che sono una violazione elementare della vita come militia, per dirla con Cicerone.

E poi ve la prendete con uno che per alleggerire l’arrosto indigesto della vita, fuma un po’ di sigarette…Via, questa viltà a norma di legge, questo rigorismo becero, questa paura di tutto quel che nuoce, questi avvisi lugubri sui pacchetti per terrorizzare chi fuma che avvelenano la vita assai più di una sigaretta… Smettetela, avvoltoi del salutismo, a generare quest’ansia di sicurezza tra mortali, già insicuri per natura e per conto loro.

Alcune norme antifumo vanno bene, per carità; sconsigliare il fumo in modo civile ed efficace pure, e così salvaguardare i diritti di chi non fuma; tassare il fumo è meglio che la tassa sul pane e sull’acqua. Ma non seguite gli americani anche in questa rigida follia fumicida; vietando il fumo aumenteranno gli obesi, i nevrastenici e i frustrati.

Consentite l’esistenza di due mondi paralleli, quello dei fumatori e dei non fumatori, senza sopprimerne uno. E poi siamo invasi da tante nuvole di fumo prodotte dalla mancanza di arrosto… In una società immersa nel fumo della faziosità, dell’idiozia, della volgarità che danno fa il fumo di una sigaretta?

Ho esagerato lo so, ma ogni discriminazione mi fa insorgere. Finitela col fumus persecutionis.

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