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Ecco i veri “poteri forti”

silicon-valley-856498(Marta Serafini per il Corriere della Sera) – Per spiegare la sua idea il ministro danese ha tirato in ballo l’Italia. «Oggi Apple è più potente di uno Stato: vale più di tutte le società italiane messe insieme e di tutto il mercato azionario italiano». Il confronto tra la Mela di Cupertino e la nostra economia, certo, non è lusinghiero. Ma va letto nel suo contesto.

In tempi di fake news e cyber propaganda la Danimarca sarà il primo Paese a dotarsi di un ambasciatore digitale. Per Anders Samuelsen, ministro degli Esteri danese fresco di nomina e autore della proposta illustrata sabato scorso in un’intervista al Washington Post, il ragionamento è questo: «Se Google e Facebook sono più ricchi (e potenti) di una nazione come la Grecia o il Portogallo, allora perché non nominare un rappresentante diplomatico ad hoc che si occupi dei rapporti con i colossi del tech?».

Presto detto, quasi fatto. A Copenaghen non hanno ancora individuato la persona adatta e poco si sbottonano sui dettagli. Ma nello staff del neo ministro di una cosa sono sicuri: il nuovo ambasciatore avrà il compito di gestire i rapporti con i colossi su questioni di interesse politico.

Lui (o lei) «lavorerà in stretto contatto con il resto del sistema diplomatico e non sarà solo una figura simbolica», ha spiegato ancora il ministro. Niente sede nella Silicon Valley, dunque. Il nuovo ambasciatore, su modello di quanto fatto per il Polo Nord, dovrà tessere rapporti e tenere tavole rotonde occupandosi di temi che sempre più hanno a che fare con la nostra vita quotidiana.

Gli esempi, come sottolinea Samuelsen, non sono pochi. Si va dall’«intelligenza artificiale, i big data, l’Internet of things , l’Internet delle cose» fino alle automobili senza guidatore che si controllano a distanza. Non male se si pensa che sono passati solo vent’anni da quando le diplomazie di tutto il mondo hanno sostituito le comunicazioni via telegramma con quelle via mail.

La «e-diplomacy» danese però non è solo un’ idea che guarda al futuro. Ma ha a che fare con interessi economici ben precisi. Non è un caso infatti che il ministro sorvoli su questioni più spinose come la privacy, gli hackeraggi o la cyber propaganda del terrorismo.

In ballo c’ è infatti un nuovo data centre a Odense, terza città della Danimarca, che Facebook dovrebbe costruire a breve per gestire le informazioni sulle fotografie e i video a 360 gradi. E che per l’economia locale significa 150 nuovi posti di lavoro. Un affare troppo importante per un paese dove le società straniere, l’1 per cento del totale, coprono il 20 per cento dell’ occupazione.

Al di là degli entusiasmi c’è chi poi sottolinea come l’idea non sia del tutto nuova, se si considera che da tempo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sono state create figure di raccordo per i rapporti con la Silicon Valley e i giganti del tech.

«Forbes» si è spinto ben oltre definendo la proposta «terribile». «Paragonare i colossi ad una nazione significa dire che i soldi contano più di tutto», ha scritto Emma Woollacott sulle colonne della rivista statunitense. Ma non solo. Al di là degli entusiasmi, nominare un ambasciatore ad hoc per un singolo settore economico significa attribuire alle multinazionali un ruolo politico che – come la storia ha fin qui dimostrato – è meglio non abbiano.

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