Renzi si aggiudica il Congresso del Pd ad aprile. Ma forse perde le elezioni e pure un pezzo del partito: Bersani pensa alla scissione

renzi-direz(di Stefano Iannaccone – lanotiziagiornale.it) – Ha ceduto sulla convocazione del congresso del Pd, con il sogno delle elezioni a giugno sempre più a rischio slittamento. Anche se una finestra resta aperta. E in cambio di queste rinunce, Matteo Renzi ha strappato un punto pesante a suo favore: la conta interna si farà subito. L’ex presidente del Consiglio ha così ottenuto un duplice risultato: cercare quella legittimazione, duramente colpita con la sconfitta rimediata il 4 dicembre sul referendum, e non dare il tempo agli avversari per la segreteria di organizzarsi nel migliore dei modi. Tanto che la minoranza dem, che con Pier Luigi Bersani aveva chiesto un impegno a terminare la legislatura nel 2018, ha chiuso la giornata agitando ancora lo spettro della scissione. “Vedremo”, si è limitato a dire l’ex segretario sull’eventualità di una fuoriuscita dal partito. Nel dubbio il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha confermato la candidatura alla segreteria. Sempre ammesso che resti nel Pd fino al congresso.

Renzi esce dalla direzione nazionale del partito solo con un piccolo passo indietro, ma con la consapevolezza che tra pochi mesi potrà essere di nuovo un leader pienamente in sella. Rompendo l’accerchiamento e forse liberandosi dai “rompiscatole” della sinistra interna. Ufficialmente il periodo del congresso sarà deciso nell’assemblea convocato nel fine settimana. Ma la maggioranza del pletorico organismo è nelle mani renziane, che entro aprile vuole chiudere la pratica. Sulla tempistica la posizione del segretario è stata netta: “C’è un limite a tutti. Io non posso pensare che la gente che fa le feste dell’Unità ci venga a raccontare per l’ennesima volta che stiamo sei mesi a discutere tra di noi su niente”, ha scandito. Una bocciatura della proposta di Bersani: “Il governo deve governare e da giugno comincia la pratica ordinaria del congresso”, aveva detto Pier Luigi, con i suoi che avevano presentato un documento per impegnare il Pd a confermare la fiducia al Governo fino al 2018. La mozione è stata però respinta, facendo prevalere la linea del “congresso subito”. E per l’Esecutivo… si vedrà.

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