Cronaca/Interno/Politica

Non si vota. Come ordina Bruxelles

Vendetta della Commissione: non ci fanno andare alle urne e liquidano l’ingrato Renzi

renzi junker-ansa-20160115110031-17049960(di Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Tutti ad aspettare il congresso del Pd per capire se si vota subito oppure no, ma chi ha veramente voce in capitolo la decisione l’ha già presa, senza assemblee e senza dire nemmeno una parola in italiano. In Europa si sa che oggi il concetto di democrazia è alquanto confuso. Ci sarebbero la sovranità dei singoli Stati e un legittimo Parlamento, ma poi chi detta legge è solo la Commissione, spesso in palese ingerenza nelle questioni interne, soprattutto politiche ed economiche, dei Paesi della Comunità. Adesso e con l’Italia stiamo toccando però vette altissime e inesplorate. I poteri forti hanno scaricato Matteo Renzi, il ragazzotto di provincia insediato a Palazzo Chigi per grazia ricevuta da Giorgio Napolitano, e poi arrivato a contestare persino la cancelliera tedesca Angela Merkel nel disperato bisogno di aumentare la spesa pubblica per elargire un po’ di quattrini a destra e sinistra, attivare un briciolo di politiche economiche espansive e soprattutto salvarsi al referendum. Renzi per questo motivo sa bene che ormai a Berlino è considerato un ingrato.

Quando la Germania temeva che l’Italia prendesse la deriva della Grecia di Tsipras (con Roma che ha un peso ben diverso da Atene) furono proprio le cancellerie Ue a spingere il Quirinale in un cambio di cavallo completamente avulso dalla volontà degli elettori. Al Governo c’era Enrico Letta, troppo serio e privo della spregiudicatezza necessaria per manovrare insieme ai Verdini di turno. Da leader del Pd, Renzi aveva promesso che non sarebbe mai andato a fare il Presidente del Consiglio senza essere prima legittimato dalle urne. Napolitano fece finta di non aver capito e senza che ci fosse nemmeno una crisi di governo l’Italia si trovò con un nuovo premier. La consegna però era chiara. Va bene un’ora di ricreazione con gli 80 euro e poco più da distribuire a pioggia, giusto per bloccare i populismi di destra e di sinistra, ma poi basta così. Un messaggio che a Renzi è evidentemente sfuggito, al punto da finire nel libro nero di quegli stessi poteri che lo avevano paracadutato alla guida del Paese. Un libro nero dove il consenso democratico è un elemento secondario. A meno che non arrivi un ciclone e spazzi via tutto. Di cicloni per il momento non ce ne sono, e anzi siamo nella tipica fase di bonaccia che sembra annunciare la tempesta. Si vota presto in Francia dove la Lepen può salire all’Eliseo. E anche in Germania le urne sono insidiosissime per la cancelliera in carica.

Zero sovranità – Non è il momento perciò di aggiungere benzina sul fuoco e dunque gli italiani si rassegnino: qui non si vota. La decisione di Bruxelles si legge chiaramente tra le righe delle previsioni d’inverno fornite ieri dal Commissario Pierre Moscovici, dove si dà atto all’Italia degli impegni presi per ridurre il deficit con una manovra da 3,4 miliardi. Nonostante il dato sul prodotto interno sia in linea con le attese, non solo non ci si accorda alcuno sconto, ma ci si obbliga a una tornata di verifica in aprile. Come dire: se per quella data non ci sarà un Governo in carica, Roma si becca una bella procedura d’infrazione con tutto quello che comporta in termini di sanzioni e soprattutto di speculazione dei mercati sul nostro spread. Certo, i padroni del vapore sanno bene che bloccare le elezioni ci lascia in balia di un Governo Gentiloni che Renzi può far cadere facilmente, e sanno ancora di più che non votando subito proprio a Renzi restano poche possibilità di conservare il controllo del suo partito e vincere le elezioni. Un effetto collaterale tutt’altro che sgradito. E pazienza se tenerci o mandare a casa sia una decisione che toccherebbe agli italiani.

Ministro in ostaggio – D’altra parte l’unica cosa che interessa ai mercati e ai poteri forti è ridurre al minimo l’incertezza politica. In questo senso le elezioni anticipate, specie se prima dell’estate, sono un rischio. Soprattutto se dalla Commissione viene fatto filtrare che sui conti pubblici ci si attende una risposta coerente con le promesse fatte dal ministro Pier Carlo Padoan sulla riduzione del disavanzo. Non a caso Renzi ha preteso ieri la presenza silente, quasi fosse un ostaggio, del titolare del Tesoro alla direzione del Pd. Una reazione all’ennesimo diktat europeo, dove si sa bene che rinviare il voto, possibilmente a fine legislatura, equivale a dare al nostro ex premier il ben servito.

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