Cronaca/Interno/Politica

Le liti dei Democratici spostano il voto al 2018

L’unica, seppur remota, possibilità che si voti a giugno è che davvero di qui a pochi giorni il Pd imploda rovinosamente

pd-renzi( ilgiornale.it) – L’unica, seppur remota, possibilità che si voti a giugno è che davvero di qui a pochi giorni il Pd imploda rovinosamente, perché eventi tanto deflagranti possono aprire la strada a scenari imprevedibili e portarsi dietro conseguenze che vanno oltre le intenzioni di tutti.

Comprese quelle di Sergio Mattarella, che dietro le quinte pare essere sempre più attivo. Fatta questa premessa d’obbligo, le urne prima dell’estate che tanto vorrebbe Matteo Renzi sembrano ormai lontanissime. Le ragioni sono tante, a partire dal fatto che senza un’armonizzazione tra le leggi elettorali di Camera e Senato è altamente probabile che dalle elezioni non esca una maggioranza in grado di governare e si finisca in un’impasse ben più seria di quella che nel 2013 portò alla grande coalizione tra Pd e Forza Italia. Ed è inutile dire che i tempi per rimettere mano all’Italicum non sono brevi, tanto che proprio ieri la commissione Affari costituzionali della Camera ha rinviato la calendarizzazione dei lavori per discutere la legge elettorale.

Scavallata l’estate, altrettanto difficile è che si possa votare a ottobre, con il Parlamento impegnato ad approvare una legge di Bilancio da 25-30 miliardi di euro. Il Pd, infatti, dovrebbe decidere di staccare la spina al governo guidato da Paolo Gentiloni per affrontare una campagna elettorale in cui tutti gli imputerebbero la responsabilità di una manovra lacrime e sangue, peraltro politicamente imposta dall’Europa. Un’accusa difficile da rimandare al mittente, visto che non è pensabile per il Pd riproporre con Gentiloni – che è uomo di punta del Partito democratico – o con Pier Carlo Padoan – che due giorni fa era alla direzione dem – lo schema usato nel 2013 con Mario Monti.

Dilaniato tra la smania di rivincita di Renzi e l’assedio delle diverse correnti al segretario, il Pd sembra essersi infilato in un vicolo cieco. Una strada che pare portare direttamente al voto a febbraio 2018, quando la legislatura andrà a scadenza. E questo non per una scelta lucida nell’interesse del Paese, ma solo per una guerra senza esclusione di colpi tutta interna al Pd.

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