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“25 anni mal portati”: l’editoriale di Marco Travaglio

mani-pulite(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Oggi Mani Pulite compie 25 anni e dicono che non è cambiato nulla. Magari.

25 anni fa veniva arrestato Mario Chiesa, amico del figlio di Craxi. Oggi è indagato il padre di Renzi.

25 anni fa la corruzione ci costava 5 miliardi in euro l’anno, oggi 60 miliardi di euro.

25 anni fa il debito pubblico era a 805 miliardi in euro, oggi è a 2.380 di euro – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 17 febbraio 2017, dal titolo “25 anni mal portati” –.

25 anni fa il debito pubblico era il 105% del Pil, oggi è il 133.

25 anni fa i cronisti giudiziari attendevano trepidanti l’avviso di garanzia a Craxi, segretario del Psi e presidente del Consiglio in pectore e gli interrogatori di Agnelli, Romiti, Andreotti, Forlani, Cuccia, Berlusconi, De Benedetti, Ligresti, Gardini, Pacini Battaglia. Oggi attendono con ansia l’interrogatorio di Raffaele Marra, ex capo del Personale del Comune di Roma.

25 anni fa i giornali titolavano su Craxi, Andreotti e Forlani che tremavano. Oggi titolano su Orlando e Orfini che tramano.

25 anni fa chi era accusato di truccare le gare d’appalto a Milano finiva dentro, o almeno indagato. Oggi diventa sindaco di Milano.

25 anni fa la cronaca giudiziaria era dominata dalle tangenti miliardarie (in lire), oggi è dominata dalle polizze di Salvatore Romeo (funzionario del Comune di Roma) e dagli sms di Luigi Di Maio e Virginia Raggi, mentre dell’appalto miliardario (in euro) truccato dalla Consip per favorire gli amici dell’ex premier Matteo Renzi non frega niente a nessuno.

25 anni fa non c’era bisogno di inventare scandali: ogni giorno montagne di prove che i partiti (salvo un paio) erano tutti uguali. Oggi si inventano notizie false per dimostrare che sono tutti uguali.

25 anni fa i ministri, i sindaci, i governatori e gli assessori indagati per tangenti & affini si dimettevano. Oggi restano e fanno carriera, infatti sono sempre “sereni”.

25 anni fa la gente diffidava dei politici ma si fidava dei giornalisti, oggi non si fida dei politici e neppure dei magistrati e dei giornalisti.

25 anni fa l’intera giunta d’Abruzzo finiva in galera per abuso d’ufficio. Oggi il governatore d’Abruzzo è sotto inchiesta per appalti.

25 anni fa finiva dentro Primo Greganti per tangenti al Pci-Pds, ma non diceva chi lo mandava. Oggi ha appena patteggiato una nuova condanna per le tangenti Expo, ma non dice chi l’ha mandato.

25 anni fa giornali e tv di solito stavano con le guardie, oggi di solito stanno con i ladri.

25 anni fa B. stava con i pm, oggi è un pregiudicato.

25 anni fa Berlusconi doveva salvare il suo gruppo dal fallimento. Oggi il governo Gentiloni deve salvare il suo gruppo dal salvataggio.

25 anni fa Di Pietro mandava la Guardia di Finanza ad arrestare i corrotti e centinaia di aziende pagavano la Guardia di Finanza perché chiudesse un occhio. Oggi una madre chiama la Finanza perché suo figlio si fa le canne.

25 anni fa i politici accusavano le forze dell’ordine di torturare i corrotti arrestati per farli confessare. Oggi difendono le forze dell’ordine che torturano gli innocenti arrestati perché non hanno nulla da confessare.

25 anni fa gli italiani scendevano in piazza contro la corruzione e le leggi salva-ladri. Oggi i romeni scendono in piazza contro i corrotti e le leggi salva-ladri.

25 anni fa i politici facevano di tutto, anche rubare, pur di essere candidati. Oggi si ritrovano candidati anche a loro insaputa.

25 anni fa i tangentari, per sottrarsi alle manette, si rifugiavano all’estero. Oggi si rifugiano in Parlamento.

25 anni fa (anzi, 24) Bettino Craxi si dimetteva da segretario del Psi in quanto indagato. Oggi il sindaco Pd di Milano vuole dedicargli una strada in quanto pregiudicato.

25 anni fa, quando un indagato confessava o era incastrato da prove schiaccianti, nessuno invocava il “garantismo” e la presunzione di innocenza. Oggi la invocano tutti anche per i condannati definitivi (vedi B.).

25 anni fa si smise provvisoriamente di rubare perché erano finiti i soldi. Oggi i soldi sono sempre finiti, ma si ruba lo stesso.

25 anni fa chi parlava dicendo la verità, confessava e collaborava con la giustizia era un benemerito, oggi è un infame che fa la spia.

25 anni fa chi confessava si affrettava a patteggiare una pena scontata per uscire al più presto dal processo, liberàti. Oggi, a parte i fessi, tutti restano imputati per uscire dal processo al più tardi, prescritti.

25 anni fa, quando due persone litigavano, la minaccia era “ti faccio causa”. Oggi è “fammi causa” (copyright Piercamillo Davigo).

25 anni fa i magistrati che andavano per la maggiore erano quelli che indagavano senza guardare in faccia a nessuno. Oggi sono quelli che indagano senza guardare in tasca a nessuno.

25 anni fa il segretario del maggiore partito di sinistra, Achille Occhetto, ringraziava il pool Mani Pulite e lo spronava a non fermarsi. Oggi il segretario del maggiore partito di sinistra, Matteo Renzi, accusa il pool Mani Pulite di “barbarie giustizialista”.

25 anni fa il pm Antonio Di Pietro riceveva inviti da destra, centro e sinistra per fare il ministro. Oggi (anzi, tre anni fa) Giorgio Napolitano ha depennato il pm Nicola Gratteri dalla lista del governo Renzi perché “un magistrato non può fare il ministro”.

25 anni fa tutti sapevano e ricordavano tutto delle tangenti, oggi quasi nessuno sa e ricorda niente.

25 anni fa, “vergogna”. Oggi, “chi se ne frega”.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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