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Inchiesta Consip: presto altri nomi

(Maria Elena Vincenzi per la Repubblica) – «Il modello costruito da Alfredo Romeo risulta rafforzato tramite i riscontri indirettamente forniti dalla memoria difensiva ». Doveva essere la carta per uscire dal carcere. Ma per il gip, quella memoria è, invece, è il modo per rimanerci. Il giudice Gaspare Sturzo usa parole di fuoco nell’ ordinanza con cui rigetta l’ istanza di revoca della misura.

«Questo modello ha natura criminale ed è basato non sulla semplice concorrenza ma sulla corruzione di pubblici ufficiali nell’ ambito Consip e sull’ utilizzo di facilitatori politici sistematicamente assoldati per assecondare le “politiche di mercato” di pertinenza di Romeo. Non solo, Romeo mostra di volere e potere utilizzare anche altre persone che avrebbero avuto il compito di tentare di avvicinare alti vertici della maggioranza di governo». Il giudice nell’ ordinanza di custodia scriveva nero su bianco che ci sono altri pubblici ufficiali, provenienti da Consip sicuramente ma forse non solo, che hanno alimentato questo sistema di corruzione. È proprio su di loro che si concentra ora il lavoro degli inquirenti.

Scoprire chi altri sia stato corrotto. Chi ha trafficato influenze. Chi ha facilitato Romeo. Ad oggi tra gli indagati ci sono il ministro dello Sport Luca Lotti, il comandante generale dell’ Arma Tullio Del Sette e quello della Toscana Emanuele Saltalamacchia, e il padre dell’ ex premier Tiziano Renzi. E potrebbero non essere gli unici: il gip ipotizza un fronte piuttosto ampio di appoggi a Romeo.

Inutile, secondo il gip, anche il tentativo fatto dai legali di sminuire il rapporto tra l’ imprenditore e il dirigente Consip, Marco Gasparri. Non bastassero le intercettazioni che certificano una frequentazione assidua, durante le perquisizioni sul suo conto sono stati trovati 100mila euro. La stessa cifra che egli ammette di avere ricevuto da Romeo. Altrettanto poco fortunato, lo sforzo per ridimensionare il ruolo di Romeo all’ interno della società che porta il suo nome. Se ciò fosse vero, scrive il giudice, «non si comprende a che titolo Romeo abbia potuto accedere a un incontro formale con l’ ad di Consip Luigi Marroni, a quale titolo e per discutere di cosa».

Il giudice però, fa un passo in più, e sottolinea come: «Solo una raccomandazione di altissimo livello politico avrebbe dato un senso alla presenza di Romeo, quale dominus della Romeo Gestioni Spa ad un incontro con l’ ad neonominato della più grande stazione appaltante pubblica italiana, e forse europea». Bisogna capire da chi viene quella “raccomandazione”.

Il magistrato smonta una a una le questioni affrontate dalla difesa. Compreso il tentativo di far dichiarare illegittima l’ acquisizione dei “pizzini” sui quali l’ imprenditore scriveva nomi e cifre delle mazzette. Il gip concorda con il parere del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi che avevano bollato questa eccezione come “lunare”. Bocciato anche il tentativo di Romeo di porsi come vittima di un cartello che, all’ interno di Consip, si aggiudicava tutti gli appalti. Solo un modo per «ottenere l’ apertura di un fronte ispettivo» che mettesse in difficoltà gli avversari.

La toga parla anche della «inopinata fuga di notizie» (mutuando il termine dal parere delle Procura) che, scrive, «certamente sta rendendo difficilissima l’ inchiesta giudiziaria». Ciononostante, quali che siano i futuri sviluppi, chiude il gip, «la forza diffusa di Romeo, tramite corrotti, facilitatori e trafficanti di influenze risulta oggi più che confermata ». Per questo deve rimanere in carcere.

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