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Peppino Caldarola: Pd, partito bunkerizzato a difesa di un “genio” incompreso

(Peppino Caldarola – lettera43.it) – Come ha risposto Matteo Renzi alle disfatte elettorali, tutte quelle avute dopo le Europee 2014, e l’addio a di tanti militanti del Partito democratico, dapprima con la scissione silenziosa poi con quella conclamata? Ha risposto creando ex novo il Partito di Renzi con una sfilata di adulatori alla tribuna che non si vedeva in Occidente da tempo. Suoi compagni di cordata, vecchi avversari, vecchi anche anagraficamente, ex dalemiani in trans post-Gallipoli. Il nuovo partito ha una identità precisa: sta con Renzi, non si sa per fare cosa, per andare dove, ma sta con Renzi.

ACCOZZAGLIA DI IDEE. Poi può capitare che inviti alla tribuna Emma Bonino che parla in toni buonisti di immigrazione e schieri subito dopo Nicola Latorre e Marco Minniti con lo slogan «la sicurezza è di sinistra» (mai letta una cosa più stupida di questa: ma che vuol dire? Attraversare la strada sulle strisce è anche di sinistra?), può capitare che valorizzi il temine “compagno”, ma ha bisogno di demonizzare Bandiera rossa, che esalti Sergio Marchionne come uomo dei miracoli mentre i poveri, dice Flavio Briatore, e i sindacalisti, dice Renzi, non creano lavoro.

UN PARTITO VECCHIO. Insomma il nuovo Pd è molto più partito di Renzi di ieri e soprattutto è un partito di ex e di sopravvissuti. La drammatica prospettiva del Renzi del “noi” è la necessità di demonizzare chi è andato via, e soprattutto Massimo D’Alema (è quando leggo questi insulti che ridivento dalemiano), per cancellare il futuro terribile che l’aspetta: con la nuova legge elettorale Renzi non sarà più premier e, con molta probabilità, qualunque sia l’esito elettorale di chi è andato via, il risultato referendario (frutto solo degli errori di Renzi) ha detto che il Pd non appare più un partito nuovo, ma come un partito della vecchia stagione. Modernariato.

A CHI INTERESSA MATTEO? Molti renziani quando leggono queste cose si arrabbiano. Ieri una attempatissima signora milanese, che sostiene di fare l’attrice, mi ha scritto su Facebook che dico così perché sono un “vecchiaccio”. Forse sì. Resta il fatto che oggettivamente il Pd non è più il partito di più culture, che la sinistra che dal palco del Lingotto lo ha elogiato ha parlato il suo linguaggio, ma non ha portato eredità (di cui è largamente pentita), che il suo pubblico e i suoi oratori hanno una età media molto alta, che non c’è in alcuna area politica di questo Paese alcun interesse per quello che dice e vuol fare Renzi. Tranne forse Angelino Alfano, e per dovere di istituto Giuliano Pisapia.

Un partito bunkerizzato a difesa di un “genio” che apparirà sempre più incompreso. Chi è uscito, se accettasse il gioco nevrotico di definirsi solo con l’anti-renzismo, segnerebbe la propria fine. Anti-Renzi? Ormai a separazione consumata, ognuno per sé. Lui non vuole alleanze? Starà, come gli altri, all’opposizione. Con la differenza che c’è chi sa stare all’opposizione e lavorare per un futuro e chi, come il nuovo partito del Lingotto, dopo cinque minuti di opposizione perde ministri, sottosegretari, adulatori eccetera eccetera.

SOGNI DI RIVINCITE IMPOSSIBILI. Chi ha scelto l’Articolo 1 farà l’Articolo 1, cioè il partito che ha nel suo nome il suo programma, che ha una idea della società (non fatevi spaventare da quegli intellettuali liberale che mostrano spavento per questa idea), che vive “nelle pieghe della società” (professor Vacca, do you remember questo concetto togliattiano?). Renzi è solo un energico uomo politico, che passa da sinistra a destra come in una passeggiata nel centro del paese, avanti e indietro. Dapprima tutti l’hanno guardato con ammirazione, poi l’hanno lasciato con i suoi a ricordare vittorie lontane e a sognare rivincite impossibili. Dice la Serracchiani che chi è uscito non pensi di rientrare. Giusto. Pensate a quelli che usciranno dai ministeri, dal parlamento o dalla Regione dopo essere stati con Renzi. Ci sarà qualcuno che se li prenderà?

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