Cronaca/Inchieste/Interno

Nel paese crescono paura e insicurezza ed è subito boom di porto d’armi

(Giuliano Foschini per la Repubblica) – Ci sarà un motivo se nell’ ultima settimana quasi 500mila persone hanno rilanciato i post di Francesco Facchinetti, “il figlio dei Pooh” e Luca Tommasini, il coreografo di X Factor, non esattamente due politologi. Sia Facchinetti sia Tommasini denunciavano furti in casa ed entrambi proponevano una stessa soluzione: «Se lo Stato non mi difende farò da solo, meglio finire in galera che veder far male ai miei figli» scriveva il primo. «In casa è entrato uno sconosciuto: chi chiamo? Prendo un coltello?» si chiedeva il secondo.

Il motivo di tanto clamore è che la voglia di «farsi giustizia da soli» sta crescendo in maniera esponenziale. Lo dimostrano il milione e duecentomila firme, record di sempre, raccolte nel giugno scorso dall’ Italia dei Valori: un’ iniziativa di legge popolare che chiedeva di inasprire le pene per i rapinatori e garantire chi spara al ladro che gli entra in casa. Lo dimostrano i gruppi e i commenti sui social network.

E lo testimoniano ulteriormente gli ultimi fatti di cronaca: i casi Stacchio di Veneto e Sicignano in Lombardia, o più recentemente quello di Monte San Giusto, nelle Marche, con il carabiniere che ha sparato al ladro, documentano che la gente quando c’è da scegliere quasi sempre sta dalla parte di chi spara. «Dobbiamo dare risposte a questo senso di insicurezza crescente» hanno ripetuto ieri molte forze politiche, della Lega a Fratelli d’Italia.

I dati raccontano però un’ altra storia sulla sicurezza. Secondo il Viminale nel secondo semestre del 2016 i reati sono in calo. E sono in discesa anche quelli predatori: le rapine in abitazione (da 1563 a 1200, -23,2%), le rapine “in pubblica via”, passate da 9291 a 8353 (-10,1%), i furti (636mila contro 730mila, – 12,9%), compresi quelli in abitazione scesi da 109mila a 90mila (-15,1%).

Di contro crescono le persone che hanno un’ arma in casa: lo scorso anno ne sono state rilasciate un milione e 300mila, circa il 30 per cento in più rispetto al 2012. A inquietare è soprattutto il più 12,4 delle licenze per caccia e addirittura l’ aumento di quasi il 20 per cento di quelle per uso sportivo. Ora è chiaro che non si tratta di un effetto Campriani (il tiratore italiano vincitore di due medaglie alle ultime olimpiadi) quanto piuttosto di un escamotage per avere una pistola in casa dribblando le regole più rigide su quelle tradizionali per la difesa personale.

Il boom di armi in casa aumenta, evidentemente, la possibilità che i furti si trasformino in tragedia. Anche perché al momento sul tema della legittima difesa il Parlamento non legifera dal 2006. A oggi il tutto è regolamentato dall’ articolo 52 del codice penale che la inserisce come una delle “cause di giustificazione” di un reato. Perché venga applicata servono però una serie di condizioni: tra tutti la necessità della difesa e soprattutto il rapporto di proporzione tra difesa e offesa, che è forse il punto decisivo.

In sostanza se ti entra un ladro in casa, disarmato, non è “legittima difesa” sparare. Se accade, il codice prevede la punibilità dell’ eccesso colposo e dunque si finisce per essere processati per omicidio colposo e non volontario. Da tempo molte forze politiche («Noi pensiamo che la legge attuale offra le giuste garanzie» dice però Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana) hanno proposto di ampliare il diritto di difesa.

Proprio dopo il caso Stacchio, il benzinaio che nel 2015 aveva sparato per difendere la commessa di una gioielleria uccidendo uno dei banditi, la Lega ha presentato una variazione alla legge per estendere la «difesa legittima a colui che compie un atto per respingere l’ ingresso», il caso dunque di chi trova un ladro in casa e spara. Nel testo era poi intervenuto il Pd che aveva circoscritto la questione alla «situazione di pericolo conseguenza di un grave turbamento psichico». Ad aprile sembrava tutto pronto. E invece tutto è stato rinviato alle Camere, chissà per quanto.

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