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Mamma li turchi

(di Arturo Diaconale – opinione.it) – I turchi in Europa sono più di cinque milioni. Tutti concentrati in Germania, in Olanda e nei Paesi scandinavi. Non si tratta di un numero esorbitante rispetto alla massa della popolazione europea, ma di un numero politicamente non trascurabile se valutato all’interno delle società in cui le comunità turche sono inserite. Fino ad ora queste comunità non hanno mai avuto un’identità politica definita in Germania, in Olanda e nei Paesi scandinavi e non essendo entità organizzate e finalizzate a determinati obiettivi politici non hanno mai rappresentato un problema diverso da quello posto dal loro ruolo nel sistema economico.

Con Recep Tayyip Erdoğan e con l’azione politica che il premier turco intende realizzare all’interno di queste comunità per trasformare il referendum sulla riforma costituzionale in un plebiscito a suo favore, la faccenda cambia. E non di poco. Perché la mobilitazione delle comunità turche presenti in Europa in favore di Erdoğan costituisce una sorta di prova generale di come queste comunità potrebbero essere attivate in funzione e a sostegno delle future iniziative politiche che il capo del governo di Ankara potrebbe far scattare all’interno del Vecchio Continente.

Queste iniziative potrebbero essere di vario tipo. Difensive quando Erdoğan si sentisse minacciato da qualche azione dei governi europei. Ma anche aggressive nel caso il governo turco avesse in animo di sviluppare una qualche pressione di ispirazione espansionistica nei confronti del Vecchio Continente.

La ragione per cui non si deve consentire la propaganda in favore di Erdoğan all’interno delle comunità turche in Europa è tutta qui. Non c’entrano questioni di principio e non c’entra affatto una qualche interpretazione assurdamente restrittiva delle regole democratiche. La ragione è di semplice realismo politico. Un governo che punta apertamente a risvegliare l’orgoglio ottomano attraverso un nuovo processo di islamizzazione della Turchia dopo la laicizzazione di Atatürk, non avrà alcuna esitazione nell’utilizzare le comunità turche in Europa per sostenere le proprie iniziative.

Il pendolo della storia indica che il mondo islamico, di cui Erdoğan vuole diventare uno dei leader più significativi, ha ripreso la sua marcia espansionistica. Verso l’Europa. Prenderne atto non è un sintomo di islamofobia ma di semplice realismo.

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