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Oliviero Beha: “Come se non fosse successo nulla. Ma bravi!”

(di Oliviero Beha – olivierobeha.it) – Invidio Salvatore Settis che ha ricevuto una missiva importante, pubblicata ieri da questo giornale. Non sono stato così fortunato né con i cassonetti di Montecitorio né con i corrispondenti del caso. Al di là dello stratagemma, però, mi è impossibile non sottoscrivere tutto l’articolato ragionamento di Settis. Qui ci stanno prendendo per i fondelli in modo atroce e alla luce del sole. La difesa della Costituzione e la sonora bocciatura dell’ultimo operato di governo uscite dal Referendum sono evaporate come non ci fossero state. Rispettivamente, come scrive Settis, prendendo spunto ed esempio dalla “questione stadio” di Roma, se non la si cambia per volontà popolare rassegnata su modelli opportunistici di governo personale la si neutralizza con i comportamenti e gli intrugli istituzionali. Alla J.P. Morgan va bene lo stesso e questo richiama il solito, annoso, pesantissimo discorso sul “Paese a sovranità limitata” che siamo sempre di più.

Quanto al governo e alla chiara indicazione referendaria, non mi pare che nessuno se ne sia dato per inteso. Colui che per tre anni ha fatto il premier per conto terzi accompagnato da illusioni, delusioni, sconcerti e un marchiano fallimento di politica economica, a giudicare da tutti gli indicatori in picchiata, si dimena al Lingotto come se niente fosse. Sembra addirittura che le cose più interessanti siano nell’ordine: 1) come la grande stampa lo ha lisciato finché ha potuto; 2) come i medesimi professionisti del voltagabbanismo l’hanno schizzato dopo il 5 dicembre immaginando che fosse finito; 3) come lo stiano adesso riscoprendo nel timore che vinca; 4) come per ingannare il tempo affibbino gli uni agli altri la patente di neo sostenitori del grillismo. Ma fatemi il piacere! Non vi basta affacciarvi dalla finestra per vedere in che stato siamo ridotti? Il Caudillo di Rignano è una figura senza accenti tragici, ancorché paragonato ai dittatori della Storia, giganti come Mussolini, direi addirittura senza accenti. Dalle seconde file si affacciano preoccupati solo delle primarie del Pd, quindi della possibilità di resistere al governo, figure sdrucite che fanno ripensare solo al loro passato. Mattarella fa della moral suasion, ma naturalmente davanti allo specchio. Gentiloni è almeno perbene e non dovrebbe avere per come lo conosciamo nulla a che vedere con scandali colossali come il caso Consip. Però serve a tenere il coperchio sul barattolone, con criteri analoghi seppur molto più quieti a quelli pubblicitari di Renzi in omaggio alla J.P. Morgan di Settis. È incredibile come tutto ciò venga preso straordinariamente sul serio, “quasi fosse vero”, e non si percepisca l’ammutinamento della realtà intorno. Una specie di Bounty del Paese mentre si danno le carte nella Santabarbara del PD e quotidianamente l’Ue ci chiede conto dei nostri sforamenti e della nostra pessima politica economica. In più il Parlamento continua a mandare, come se niente fosse accaduto, segnali devastanti su temi improrogabili come quello del testamento biologico, disertando disperatamente l’aula. Naturalmente quel “disperatamente” è per noi e non per loro, che se ne fregano. Una volta si diceva a ogni piè sospinto che Deus amentat quos perdere vult. L’impressione è, con buona pace di Bergoglio, che anche Dio abbia lasciato perdere. Giuseppe De Rita, millenaria vox populi del Censis, invita i vari candidati a lasciar stare i programmi perché non importano più a nessuno. Magari, anche se la cosa lascia scorati fino in fondo, avrà pure ragione. Resta il fatto che tutto ciò sembra aver reso impossibile parlare seriamente di politica oggi ed è il terreno fertilissimo di chi chiama “populismi” il fastidio di non poter padroneggiare il nulla, ovviamente riempito dai propri privilegi. Tutta colpa di Grillo?

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