Cronaca/Interno/Politica

Con la legge elettorale in vigore non si può votare

(Ugo Magri per La Stampa) – Sembrava una questione di giorni, anzi di ore: illustri personalità di governo sostenevano che rifare la legge elettorale (bocciata a gennaio dalla Consulta) sarebbe stato un gioco da ragazzi, e saremmo tornati alle urne al massimo entro maggio. Era stato perfino annunciato un ruolino di marcia parecchio stringente, con l’esame in commissione alla Camera concentrato in febbraio e l’esame dell’aula ai primi giorni di marzo.

Chi osava sollevare dubbi, veniva tacciato di scarsa fede nella determinazione di Renzi, al quale premeva tornare alle urne, unita a quella di Salvini e di Grillo. Metà marzo però è già passata, e della nuova legge elettorale ancora non si vede traccia. L’approdo in aula è stato prudentemente rinviato al giorno 27, ma tutti i segnali portano a credere che nemmeno tra 10 giorni la «deadline» verrà rispettata. Che cosa sta succedendo?

L’ORDINE DI FRENARE 

La spiegazione più banale punta l’indice contro le lungaggini del Parlamento, in particolare della commissione Affari costituzionali dove le proposte di modifica si sono moltiplicate, siamo ben oltre la ventina. Esaminarle a una a una richiede il suo tempo. Tra l’altro, fa notare il presidente Andrea Mazziotti, non è che i commissari stiano lì a girarsi i pollici: devono dare la precedenza a una folla di decreti legge che altrimenti andrebbero a scadenza, con ricadute negative.

E poi, ecco il vero nodo, nessuno più spinge per fare di corsa. Semmai, il rovescio. Fonti assolutamente credibili fanno sapere che l’ordine di frenare è partito proprio dal quartier generale renziano. Il messaggio è stato recapitato alle principali opposizioni. Forza Italia, che sarebbe stata disponibile a trovare un compromesso anche subito, purché su base proporzionale, si è messa il cuore in pace: «Non è ancora il momento», sussurra agli amici il capogruppo al Senato, Paolo Romani. E Danilo Toninelli, che segue la pratica per conto dei Cinquestelle, la mette così: «Renzi vuole vedere anzitutto come vanno le sue primarie, convocate il 30 aprile. E poi si regolerà sulla legge elettorale, a seconda del risultato».

NORMATIVA CONFUSA 

Nell’attesa del chiarimento Pd, si moltiplicano i dubbi circa la possibilità di tornare alle urne con la legge che c’è. Proprio ieri il ministro dell’Interno Domenico Minniti, con l’aria di chi vorrebbe spianare la strada alle elezioni, ha infilato una ulteriore zeppa nel meccanismo spiegano durante il «question time» che «in via interpretativa, e pur con la necessità di fare ulteriori approfondimenti, si può dire che sussista la possibilità di presentare coalizioni al Senato su base regionale».

Occhio alle mani avanti del ministro: «in via interpretativa», «con ulteriori approfondimenti», «si può dire»… Significa che la normativa attuale è confusa, non offre alcuna vera certezza, e senza una nuova legge fatta per bene sarebbe un azzardo andare a votare.

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