Cronaca/Editoriali/Interno

L’Italia primatista mondiale

(Marcello Veneziani – Il Tempo) – Avete presente quella cosa lì chiamata Italia? Fa acqua da tutte le parti e non solo perché è una penisola. Ma tutto di questo paese non va: la politica, l’economia, la bioetica, l giustizia, l’ordine pubblico, il fisco, perfino l’anagrafe e la demografia, considerata la prevalenza record di vecchi e di morti sui nati e sui giovani.

Poi, invece, ti guardi da lontano, per esempio con gli occhi di un americano e scopri che l’Italia è la nazione leader al mondo per influenza culturale. Non traffico d’influenze, come si dice nella cronaca giudiziaria di questi giorni, no, proprio influenze culturali.

È passata inosservata questa notizia, che per la rivista Us News l’Italia ha strappato quest’anno lo scettro di leader culturale del mondo alla Francia e agli stessi Stati Uniti che sono al terzo posto dopo le due sorelle latine. Cos’è poi l’influenza culturale?

È l’appeal dell’Italia, il fascino, l’attrazione che esercita in vari campi e per varie motivazioni: dalla cucina alla moda, dall’arte alla cultura, dalla natura al clima, dai geni che ha generato ai suoi centri storici, per non dire dell’incrocio unico di impero romano, cristianità e civiltà mediterranea.

Diciamolo con parole nostre: il Mito dell’Italia è ancora il più forte del mondo.

Se cerchiamo un punto di ripartenza per il nostro Paese, o se preferite un punto estremo di resistenza al suo declino finale, e di consolazione nazionale eccolo, è lì: è quella classifica, dove al nostro seguito dopo il francesi e gli americani, ci sono nell’ordine la Spagna, il Regno Unito, il Giappone, la Svizzera, il Brasile, la Svezia e l’Australia.

Non ci sono paesi giganteschi come la Cina, l’India e la Russia e questo è un mistero o forse un pregiudizio occidentale. E la leadership tra i continenti resta ancora, nonostante tutto, la nostra Europa. L’Unione europea ce l’ha messa tutta ma non è riuscita a sopprimere l’influenza europea nel mondo.

Ma fa colpo che quella striscetta curva e penzolante nel Mediterraneo, così piena di guai, sia la regina del mondo, la più influente della Terra. Trump ha di recente condensato il suo programma di governo in un motto, Prima l’America; ma l’Italia è già prima di suo, senza che lo dicano Mattarella, Renzi o Gentiloni. Anzi lo è nonostante loro, e malgrado la sua volontà. Lo è naturaliter, culturaliter

Se riuscissimo a costruire un sistema paese, un sistema politico e sociale, una visione culturale, su quel punto di eccellenza, svolteremmo davvero. Poi vedi il grigiore della quotidianità e i suoi protagonisti assoluti e hai l’idea che stai parlando di un altro paese, questo è la caricatura del precedente, il fratello scemo e malandrino…

Ma è lì, dalla nostra grandezza, dal nostro marchio d’origine, dalla nostra esemplare civiltà, dalla nostra spiccata personalità nazionale che torreggia a livello mondiale, che dobbiamo ripartire anche se ancora non abbiamo capito come.

Il problema è trovare chi saprà tradurre quel primato, quel mito in politica, governo e vita quotidiana. Ossia chi farà diventare normale l’eccezionalità italiana e farà del miracolo italiano il prodigio di ogni santo giorno.

L’Italia è un mito.

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