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Inchiesta Consip: guerra tra Procure

(Giacomo Amadori per La Verità) – Gli indagati dell’inchiesta Consip, Alfredo Romeo e Italo Bocchino, speravano che il fascicolo che li riguarda venisse trasferito a Roma. Lo si evince dalle intercettazioni ambientali agli atti. Riassumono gli investigatori: «Bocchino vorrebbe attuare una strategia che tenda, sostanzialmente, a eradicare il procedimento incardinato alla Procura di Napoli per spostarlo a Roma e infatti l’ex parlamentare dice di aver parlato con un avvocato il quale avrebbe suggerito di andare in Procura a Roma e rappresentare che la Procura di Napoli sta indagando su ipotesi per le quali la competenza è asseritamente romana».

Alla fine l’inchiesta, e non certo per iniziativa degli indagati, è in buona parte passata nella Capitale. Bocchino e Romeo saranno soddisfatti? Difficile, visto che nel frattempo il secondo è stato arrestato su richiesta del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e del pm Mario Palazzi.

Forse ad aver tirato un piccolo sospiro di sollievo è stato Tiziano Renzi, iscritto sul registro degli indagati della Capitale per traffico di influenze illecite, un reato che non prevede le intercettazioni, mentre la Procura di Napoli e gli investigatori del Noe, i primi a occuparsi di babbo Tiziano, avevano proposto l’ipotesi corruttiva, con cui sarebbe stato possibile continuare a controllare il suo telefono. Infatti Renzi senior, sebbene non fosse indagato, era sotto intercettazione dal 5 dicembre: trattandosi di un’indagine per associazione per delinquere gli inquirenti partenopei avevano ottenuto di estendere anche a lui l’ascolto.

A marzo, babbo Renzi è stato interrogato a Roma in veste di indagato, ma un po’ a sorpresa non è stato perquisito, mentre è stata messa sottosopra l’attico del suo presunto compare Carlo Russo, a cui gli investigatori hanno trovato in casa 13.000 euro in contanti. Da dove provengono quei soldi? Erano un anticipo dei 5.000 euro bimestrali che Russo, secondo gli inquirenti, avrebbe dovuto ricevere da Romeo per il suo ruolo di facilitatore dentro alla Consip?

Oppure sono il frutto di qualche altro affare? Certo 13.000 euro cash non si trovano in tutte le abitazioni. La caccia al denaro di Russo non è terminata e potrebbe essere decisiva ai fini dell’inchiesta, visto che per l’accusa sarebbe stato lui a mettere a punto l’accordo quadro con Romeo, accordo che prevedeva, secondo l’accusa, il pagamento di 30.000 euro a Renzi senior e di 5.000 ogni due mesi a Russo.

A quanto risulta alla Verità la Procura di Napoli aveva in agenda anche l’interrogatorio di Matteo Renzi come persona informata dei fatti, un passaggio che a Roma non sembra sia ritenuto necessario.

La Procura della Capitale ha anche estromesso dal filone romano dell’inchiesta (quello legato alla politica) i carabinieri del Noe e di conseguenza il loro coordinatore, il pm Henry John Woodcock, temutissimo dagli indagati.

Gli uomini dell’Arma sono sospettati delle fughe di notizie verso i giornali.

Ma sono certamente più gravi quelle a favore dei personaggi sotto inchiesta, denunciate a dicembre da ben tre testimoni e risalenti all’estate 2016. Le soffiate sarebbero coeve all’inizio delle intercettazioni dei telefoni dell’ex amministratore delegato della Consip Domenico Casalino, del successore Luigi Marroni e del presidente Luigi Ferrara. Per quelle presunte violazioni del segreto istruttorio sono stati indagati il ministro dello Sport Luca Lotti, il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, e il generale Emanuele Saltalamacchia. Ma loro da chi avrebbero ricevuto le notizie? C’è chi sospetta che la gola profonda possa essere un ex ufficiale del Noe in stretti rapporti con uno degli indagati.

A inizio ottobre anche Tiziano Renzi viene informato dell’inchiesta di Napoli e dopo pochi giorni a casa del babbo dell’ex premier sale Saltalamacchia, il quale secondo la testimonianza di uno dei commensali consiglia all’illustre genitore di «stare lontano da certe persone». Tiziano, nonostante l’avvertimento, il 25 ottobre si reca con Russo, già pedinato e sotto intercettazione, in pellegrinaggio a Medjugorje. In quel periodo l’«accordo quadro» con Romeo slitta a dopo il referendum. È un caso o la decisione è legata alla fuga di notizie? Le indagini stanno provando ad accertarlo.

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