Campania/Cronaca/Interno

Capua (CE): Serena Autieri in “Diana e Lady D” al Ricciardi il 21 marzo

Martedì 21 marzo torna il “mito” della splendida “principessa triste”

CAPUA: SERENA AUTIERI IN “DIANA & LADY D” AL TEATRO RICCIARDI

 

CAPUA (Raffaele Raimondo) – Alle ore 21 di martedì 21 marzo, primo giorno di primavera, il sipario del teatro Ricciardi si alzerà per far spazio all’attrice-cantante Serena Autieri  pronta ad interpretare, da par sua, Diana e Lady D nella versione scritta e diretta da Vincenzo Incenzo. Scenografia di Gianni Quaranta, direttore musicale Maurizio Metalli, light designer A. J. Weissbard, coreografie di Bill Goodson, costumi di Silvia Frattolillo. L’autore del testo fa opportunamente osservare che Diana & Lady D «è il grido di ogni donna inascoltata, schiacciata nei suoi intendimenti, mortificata nella propria femminilità; ma è anche l’inno alla differenza, la celebrazione di un bene superiore, la promessa alla donna che verrà». D’altronde egli dalla cronaca/storia del nostro tempo riprende e ripropone i tratti distintivi di «due anime in lotta, una fragile, l’altra invincibile, che condividono un unico corpo… La maestrina e la principessa, l’abulimica e la filantropa si sono ostacolate e combattute  pubblicamente, in ogni occasione, fino all’ultimo giorno, bruciando una il terreno dell’altra e rivendicando  la loro impossibilità di coesistere. Con una sentenza dolorosa: il sacrificio di una che non è riuscito a salvare l’altra. Ma anche con un monito illuminante: l’identità viene prima delle convenzioni». Il racconto artistico di Incenzo prende le mosse proprio dalla «sera dell’incidente; Diana sta per lasciare l’appartamento all’Hotel Ritz di Parigi e raggiungere Dodi in macchina; un ultimo colpo di cipria allo specchio ed ecco l’immagine riflessa di Lady D. E’ l’occasione per confessarsi definitivamente una all’altra lontano da tutto e tutti, e mettere sul piatto senza più nessuna riserva le loro vite inadeguate.  E’ un rinfacciarsi di colpe, un susseguirsi di accuse, fino addirittura allo scontro fisico, ma è anche il tentativo estremo di essere ascoltate, comprese, abbracciate. Per arrivare al perdono, alla ricomposizione del sé, al ritorno all’Uno; dopo di che tutto, anche la morte, può essere accolta con tenera leggerezza».

Diana & Lady D in buona sostanza «è un dialogo per voce sola. Serena Autieri sul palco inscena una performance verbale e fisica dai contrasti sorprendenti. La scenografia è sviluppata in verticale, su due piani, (alto e basso); Lady D sul livello superiore incombe, Diana soccombe. Il concetto è il recupero della mitologica immagine doppia di Narciso che si riflette nel lago. Serena migra da un’anima all’altra muovendosi di continuo, incarnando gli stati d’animo più diversi, vestendosi e truccandosi a vista. La scena prevede grandi specchi in cui Serena/Diana/Lady D si riflette, si perde, si sdoppia, torna bambina, si moltiplica».

Un tale caleidoscopio umano e interpretativo andava affidato ad una personalità artistica forte ma anche flessibile: indovinatissima, dunque, la scelta della Autieri. E il regista appunto rivela che fin «dalla prima lettura del testo Serena era la principessa triste, come catturata da un richiamo; con una passione e una volontà commoventi giorno dopo giorno ne ha edificato la sua verticalità. Senza rete, senza ricette. Occorrevano, le viscere, più che il cervello. E cuore infinito. Nessuno specchio, nessun ologramma, nessun trucco di scena. Semplicemente il continuo errare a vista di un’anima da un involucro all’altro, dal pianto alla ragione, dalla tenerezza alla follia, dalla ribellione alla resa». Disarmanti alternanze che «portano Serena ad una prova d’attrice cantante assoluta, dove tutti i climi emozionali vengono sviscerati, con la volontà di consegnare al pubblico un tracciato di parola e di corpo che mi auguro lasci tutti con il fiato sospeso fino all’ultimo sorprendente quadro». Info: 0823.96.38.74.

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