Cronaca/Interno/Politica

Giglio Magico Spa: prende contributi per 500 assunti e li mette in cassa

A POMEZIA – NEL 2016 L’ALLORA PREMIER IN VISITA ALLA ADS GROUP: 500 ASSUNZIONI GRAZIE ALLA RIFORMA DEL LAVORO. ORA, PASSATO UN ANNO, AMMORTIZZATORI SOCIALI

(di Virginia Della Sala – Il Fatto Quotidiano) – Si potrebbe dire che quello che tocca il circuito fiorentino di Renzi, poi appassisce. O, a voler essere obiettivi, quanto meno ne esce ammaccato. Come nel caso dell’azienda tecnologica di Pomezia che, con ottimi fatturati e alti livelli di assunzioni, si ritrova a dover fare i conti con i problemi rimasti dopo l’improvvisa uscita dal consiglio di amministrazione del renziano (già definito il “Ministro dello sviluppo economico mancato”) Chicco Testa, e di Luigi Dagostino, immobiliarista ed ex socio di Tiziano Renzi. E anche con la cassa integrazione.

Marzo 2016: l’ex premier Matteo Renzi va a Pomezia, in provincia di Roma, per visitare la sede dell’Ads Group (Assembly Data System), società italiana specializzata in tecnologie applicate alle telecomunicazioni. Entusiasta, commenta la rapida crescita della società e il fatto che, grazie al Jobs Act, l’azienda abbia assunto 500 persone (e giovato anche dei relativi sgravi) “È un numero incredibile – dice Renzi – sono storie che non vengono raccontate”. Poi la serie di buoni propositi: “Come istituzioni dobbiamo sostenere queste realtà, semplicemente evitando di mettere i bastoni tra le ruote e incoraggiando la semplificazione e la finanza”. Poi i ringraziamenti da parte dell’Italia e del governo, l’attacco al solito racconto “tutto in negativo” che “parla delle cose che non vanno”. “Io non posso che esprimere il mio orgoglio e fare di tutto perché realtà come queste continuino a crescere, non soltanto con nuovi posti di lavoro, ma anche con nuove occasioni ed opportunità”. E nel suo discorso, Renzi tira in ballo uno dei suoi fedelissimi: “Ringrazio Chicco Testa – dice – che mi ha segnalato per primo quest’azienda”. E che, di l’ a un mese sarebbe entrato nell’assetto societario per fare da garanzia con il settore bancario.

Esattamente un anno dopo la visita di Renzi, l’azienda ha però avviato la procedura per richiedere la cassa integrazione su almeno 450 dipendenti. I numeri indicati nel documento e divisi per sede: 354 per Pomezia, 35 a Bareggio in provincia di Milano, 14 a Colonella (Teramo), 12 a Genova, 35 a Milano, 13 a Modugno (Bari), 7 a Monastir (Cagliari), 17 a Palermo, 13 a Prato, 25 a San Marco Evangelista (Caserta), 3 a Spello (Perugia), 42 a Vigonza (Padova). “Sono i numeri massimi giornalieri di sospensione a rotazione – spiegano dall’azienda – non accade, né è mai accaduto, che i dipendenti fossero in cassa tutti nello stesso giorno”. In pratica, rassicurano, nessuno sarà mandato a casa, gli oltre 1500 dipendenti (inclusi quelli delle società acquisite negli ultimi anni) sono sempre stati pagati e continueranno a esserlo e l’azienda sta già attuando un piano di diversificazione del business e dei clienti. L’ad, Pietro Biscu, parla anche di nuove assunzioni e di un bilancio 2016 che si chiuderà sostanzialmente in pari. “Ricorriamo alla cassa integrazione per la prima volta ed è stata davvero l’ultima spiaggia – spiegano ancora da Ads Group – è stato fatto tutto il possibile. E con il piano strategico sappiamo che tutto si risolverà presto. La storia di questa azienda è infatti trentennale e virtuosa.

Ma alloracosa è successo? Molto semplicemente: “Un ricorso all’ammortizzatore sociale inevitabile – si legge nella richiesta per la cassa integrazione – per una serie di fattori congiunturali e da un decremento di fatturato non prevedibile”. L’Ads, si legge ancora nella richiesta, ha infatti perso uno dei suoi maggiori clienti, che si è portato via, in pratica, 14,5 milioni di fatturato. L’esposizione mediatica a cui è stata sottoposta l’azienda rende però rilevante e degno di cronaca la situazione.

Come raccontato dal Fatto, oltre all’ad Pietro Biscu, la Ads ha avuto per un po’di mesi tra azionisti e membri del Cda Chicco Testa – vicepresidente – e i suoi due figli, Filippo e Federico (ognuno con il 2,55%) nonché la Damo Investiments srl per il 65 per cento. Quest’ultima è a sua volta controllata con il 65 per cento da Luigi Dagostino, immobiliarista che due anni fa aveva creato la società Party Srl con i genitori di Renzi (poi messa in liquidazione). Negli ultimi mesi, però, l’assetto societario di Ads è completamente cambiato: i dettagli potete leggerli nell’articolo qui accanto, ma di fatto dal 24 gennaio 2017, l’unico proprietario è Pietro Biscu. Liquidati Testa e Dagostino, è rimasto solo a gestire un’azienda trentennale e completamente italiana in un momento in cui la contrazione del mercato delle telecomunicazioni (si pensi alla fusione di Wind – H3g) non aiuta. Per citare Renzi un anno fa: “L’Italia è questa roba qua”.

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2 thoughts on “Giglio Magico Spa: prende contributi per 500 assunti e li mette in cassa

  1. Che stiano pagando gli stipendi sarà anche vero, si sono dimenticati di dire che lo fanno con 2 mesi di ritardo, che i dipendenti non ricevono i buoni pasto da gennaio. Inoltre nessuna società si sogna di lavorare per loro perché non pagato nessuno, é rimasta una sola società che gli fornisce i materiali… complimenti Renzi!!!

  2. Purtroppo, fin tanto che in giro c’è la Vanna Marchisio di Firenze andrà sempre peggio, e poi vorrei conoscere il ventriloquo che lo manovra. Ancora non riesco a capacitarmi, come abbia fatto un personaggio simile a diventare Presidente del consiglio, mentire per la scalata al PD l unico responsabile è quel fregnone di Bersani.

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