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Tesseramento Pd: Cassino record, 1 iscritto ogni 30 abitanti

IN PROVINCIA DI FROSINONE – LA RESA DEI CONTI FA LIEVITARE I MILITANTI PD: DA 40 A 1300 IN UN ANNO

(di Alessia Grossi – il fatto quotidiano) – Da 40 a 1300 tessere. La differenza tra gli iscritti prima e dopo il tesseramento “strategico” di febbraio al circolo del Partito democratico di Cassino, in provincia di Frosinone, basterebbe a riempire – per dire – il teatro cittadino. Le 900 tessere in più, secondo le testimonianze di alcuni iscritti, pare siano state ritirate a pacchetti da 300 e poi da 100 direttamente dalla sede regionale del partito, che ha così consegnato alla città “martire” della Seconda guerra mondiale il record di un iscritto al Pd ogni 30 abitanti.

Nessun militante ha realmente pagato al momento della sottoscrizione, stando alle accuse di una delle due “componenti” del circolo in lotta, smentite dal tesoriere provinciale. Infatti, a garanzia delle spese sarebbe arrivato un assegno da 10 mila euro proveniente dalla federazione di Frosinone.

Fazioni agguerrite tra loro, tessere fantasma, scontri in federazione. La macrostoria è sempre la stessa, ma quella locale ha nomi e interessi specifici, sconosciuti fuori dal cono d’ombra dell’Abbazia di Montecassino. A scontrarsi, infatti, sono “mosilliani” e “petrarconiani”, termini che nulla diranno al lettore se non potessimo facilmente tradurli in italiano. La prima componente, di fedeli al candidato sindaco perdente – (al secolo Francesco Mosillo, figlio dell’ex segretario di sezione, Stefano, dimessosi ai piedi dell’urna nel 2016 per non dare adito a chiacchiere di favoritismi – reo, secondo la fazione avversa, di aver dirottato al ballottaggio i suoi voti al rivale di centrodestra poi vincente: Carlo Maria D’Alessandro); la seconda componente, è quella legata al sindaco uscente, Giuseppe Golini Petrarcone, sconfitto alle scorse elezioni per soli 249 voti, in parte quelli che Mosillo ha consegnato all’avversario. Fin qui le due fazioni c’erano arrivate stremate dalla battaglia per aggiudicarsi il simbolo del partito, con i dirigenti provinciali che hanno deciso di non decidere e non l’hanno concesso.

Poi il circolo è stato commissariato dalla segreteria regionale subito dopo la spaccatura post-elezioni e affidato al segretario provinciale Simone Costanzo con il compito di redimere lo scontro. Questa è la cronaca di politica locale, come dicevamo. In mezzo, l’indagine della procura di Frosinone sullo stesso Francesco Mosillo, imprenditore e titolare di case di accoglienza nell’Alto Casertano e di una clinica a Tora e Piccili, nonché consigliere comunale di minoranza, che insieme ad altre sei persone – tra cui imprenditori e operatori di case famiglia – avrebbe fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata al peculato e alla malversazione dei fondi in violazione della legge per l’immigrazione. In pratica, avrebbero utilizzato fondi destinati ai meno abbienti a scopo personale. Sorpresa: tra i sette indagati dalla procura compaiono anche Vincenzo Bruno Scittarelli, già sindaco di Cassino nel 1992 e dal 2001 al 2010 e Dino Secondino, attuale presidente del consiglio comunale. Dietro le quinte, intanto, tornando alle tessere, ci sarebbe l’annoso scontro tra due nomi molto meno locali: Francesco Scalia, renziano dalla prima Leopolda, versante Luca Lotti, ex sindaco di Ferentino, ex Dc, già presidente della provincia di Frosinone, passato alla Margherita e da lì al Pd come consigliere regionale di opposizione, dal 2013 senatore della Repubblica.

Dall’altro latoFrancesco De Angelis, renziano-orfiniano: membro dell’Assemblea e della Direzione Nazionale del Pd, parlamentare europeo, già eletto nel 2005 nella Giunta di Piero Marrazzo come assessore alla Piccola e Media Impresa, Commercio e Artigianato. Alla luce provinciale, quella delle tessere sembra una guerra di posizionamento in vista non solo del congresso cittadino, ma di quello nazionale. E di lì salendo fino al voto regionale e nazionale del 2018.

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