Cronaca/Interno/Politica

Renzi è in netto vantaggio dopo il voto dei circoli

(Alessandro Trocino per il Corriere della Sera) – Mancano poche ore alla fine del voto nei circoli e un dato è certo: Matteo Renzi è largamente in testa, con una percentuale superiore alle previsioni. Un primo passo tutto da confermare, visto che il segretario del Pd sarà eletto con le primarie aperte ai cittadini il 30 aprile. Ma se Renzi e Andrea Orlando si sfideranno sicuramente quel giorno, è ancora in bilico Michele Emiliano, che deve raggiungere il 5% per partecipare alla sfida. Le stime del suo comitato e di quello di Orlando, ieri sera, lo davano ben oltre questa cifra, ma, secondo i dati di Renzi, il governatore pugliese restava ancora inchiodato al 4,6%.

CAPPOTTO A ROMA

Gli uomini di Renzi e di Maurizio Martina, già da ora, cantano vittoria. E accreditano la tesi per cui, se l’ apparato del partito sta con Orlando, gli elettori premiano ancora l’ ex premier. È il caso di Roma, dove Luciano Nobili, rappresentante della mozione Renzi, segnala il voto alla Garbatella: «Nonostante tutti e 5 i segretari di circolo sostenessero Orlando, ha vinto Renzi».

L’ ex premier, segnalano i responsabili del suo comitato, ha vinto in quasi tutta la Capitale: «Ci sono risultati clamorosi – dice Nobili – soprattutto nelle periferie. Al IV (Tor Sapienza e San Basilio) siamo al 65%, a Tor Bella Monaca all’ 87%, a Torre Maura oltre il 90». Vittoria anche a Taranto, nella delicata sezione dell’Ilva. E nel circolo di Ravenna di Vasco Errani, bersaniano che ha lasciato il Pd per Mdp: l’ex premier ha ottenuto 151 voti, quasi il triplo di Orlando (58), mentre Emiliano ha racimolato solo due voti. Colpisce anche il raffronto con il 2013, quando a vincere quel congresso fu lo sfidante di Renzi, Gianni Cuperlo.

LA SOGLIA DI EMILIANO

L’ incognita più grande di questo turno riguarda la sorte di Emiliano. Youtrend , sito che raccoglie i dati dai tre comitati, in una proiezione lo accredita addirittura al 10%. Dal comitato del governatore pugliese sono più cauti ma ugualmente ottimisti. Francesco Boccia spiega: «In 2.500 circoli, su circa 6 mila, siamo al 7%. Un dato clamoroso, visto che siamo solo dodici parlamentari, dodici apostoli, che lavorano a mani nude. Tenete presente che Emiliano si è candidato il giorno in cui si è chiuso il tesseramento, mentre Renzi e Orlando avevano già le loro truppe. Alle primarie sarà tutta un’ altra storia».

Boccia riferisce un’ anomalia pugliese: «A Barletta hanno respinto 500 tessere fatte on line, metà di renziani, metà di Emiliano. Ma la cosa più sorprendente è che tra queste c’ è quella del responsabile del tesseramento pugliese, il renziano Ruggiero Mennea».

Non è l’ unica anomalia contestata.

Il comitato di Orlando punta il dito contro molti congressi e annuncia ricorsi: solo nel Napoletano sarebbero almeno 5 mila le tessere in discussione. Il Comitato del Guardasigilli, a sera, diffonde alcuni dati: in 2.143 congressi (su 6.448), l’ affluenza è del 56,4%, i votanti 66 mila. Renzi avrebbe il 63,9%, Orlando il 30,1 e Emiliano, il 6. Per il Comitato Renzi, i dati sono assai differenti: su 91.084 votanti, Renzi avrebbe il 69.2%, Orlando il 26,2 e Emiliano il 4,6.

Il giallo dei numeri Secondo dati – ufficiosi ma riferibili al Partito democratico – nel 2013 gli iscritti al partito erano 539 mila, ora siamo a 415 mila, presunti, con una perdita di almeno 120 mila tesserati.

Non solo: il Pd perde iscritti soprattutto nelle sue aree forti, come in Emilia, dove si contano 34 mila iscritti in meno, mentre avanza in Puglia, Lazio e in Calabria. Commenta Andrea Martella, sostenitore di Orlando: «Renzi, che doveva cambiare il partito con il lanciafiamme e andare avanti a colpi di rottamazione, vince soprattutto nelle aree del Sud e in zone dove risultano incrementi anomali di tessere». Il concetto di anomalia, per Martella, si sposa con quello di mancanza di chiarezza: «Non esiste una certificazione dei dati e questo è inconcepibile per un partito come il Pd».

Anche Emiliano attacca, dalla Sicilia: «La nostra mozione è l’ unica che prende atto della volontà del popolo siciliano di riappropriarsi di onestà e trasparenza e cerca di realizzare questi obiettivi dentro il Pd». Con un riferimento alle Amministrative: «Se l’ immagine del Pd siciliano anziché essere quella di Renzi fosse la mia, la utilizzerebbero per vincere le elezioni».

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