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Peppino Caldarola: “Due sinistre, entrambe chiuse e che sanno solo attaccarsi”

(Peppino Caldarola – lettera43.it) – La vittoria di Matteo Renzi al primo round dei circoli (ora toccherà alle Primarie aperte) era scontata. Andrea Orlando, entrato in campo tardivamente e dopo la fuoriuscita della sinistra del Partito democratico, non poteva ottenere di più. Michele Emiliano è passato dal trionfalismo iniziale allo sforzo, riuscito, di restare in gara. Il dato saliente è quello della partecipazione bassa, abbastanza bassa (58%, circa 250 mila persone), checché ne dicano i renziani e soprattutto la radicale trasformazione dei congressi in votifici con dibattiti di poche persone e momento elettorale affollato.

PER COSA SI È VOTATO? La sfida ai gazebo, se non interverranno forze estranee al Pd e organizzate per influire sul risultato di un partito diverso/avverso, daranno la stessa classifica. Renzi ha vinto. La cosa buffa è che durante la campagna elettorale Renzi non ha presentato una piattaforma che è rimasta sconosciuta ed è rinviata. A quanto dicono gli agiografi dell’ex premier, al libro che uscirà dopo il 30 aprile 2017 è affidato il compito di spiegare ai votanti per che cosa hanno votato. Roba da mettesi le mani nei capelli, per chi li ha ancora.

UN PARTITO TERZISTA. Questo Pd è di Renzi e Renzi lo trasformerà in un partito neo-blairiano ma fondamentalmente terzista, né di destra né di sinistra. La vittoria di Macron in Francia potrebbe dargli una mano. Quei geni del Partito socialista europeo sono serviti. Ne avessero azzeccata una in questi ultimi 20 anni!

A sinistra del Pd Articolo Uno ha formalmente raccolto il suo popolo con un leader consacrato, Roberto Speranza, e il dubbio se si tratterà di un partito nuovo e aperto o dell’ennesima trasformazione della “ditta” a trazione bersaniana.

IL BUIO OLTRE IL SOCIALISMO. La giornata del 2 aprile con le accese polemiche fra speranziani e orlandiani lascia pensare al peggio. Attaccarsi fra simili è la cosa peggiore che fa la sinistra e spesso è l’unica che sa fare. Probabilmente questi mondi separati hanno bisogno di un bagno di strategia che veda al primo posto il tema della prospettiva politico-culturale (oltre un nuovo socialismo c’è il buio assoluto), e un programma che capovolga la piramide e cambi l’assetto del potere, e, infine, un sistema di alleanze che preveda non il corteggiamento ma il fronteggiamento del Movimento 5 stelle. Sono personali considerazioni. Consigli, direi: alla mia età si smette di partecipare se non con le idee visto che le sinistre si sono bunkerizzate, quelle vecchie e quelle nuove.

LE DIVISIONI NON FINISCONO MAI. Il rischio è che le due forze del campo dell’ex centrosinistra si facciano la scimmia l’una con l’altra con l’esibizione di leadership, di giovanilismo, di muscoli e un tocco di Mida. La mia sensazione è che il mondo della sinistra non si scandalizza delle divisioni, si stupisce che queste non finiscano mai per cui nel Pd ci sono i più renziani che attaccano i meno renziani e in Articolo Uno si va alla ricerca del nucleo duro bersaniano, modello “Kremlino bonsai”. Apritevi, porca miseria. La destra e Grillo si aprono. Queste strane sinistre o simil-sinistre si chiudono. E forse è qui la malattia che non trova ancora il medico.

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