Cronaca, Interno, Politica

Renzi esulta nel deserto fra brogli e contestazioni

TENSIONI – SCONTRI SUI NUMERI: L’EX PREMIER RIVENDICA IL 68 PER CENTO, ORLANDO PROTESTA E CHIEDE VERIFICHE SUI VOTI AL SUD. IL GOVERNATORE PUNTA SUL M5S: “CACCIAMO MATTEO”

 

(di Wanda Marra – il fatto quotidiano) – Chiusa la prima fase del congresso Pd, quella del voto nei circoli, il primo dato che appare chiaro è che Matteo Renzi è passato da essere l’uomo dei gazebo al segretario degli iscritti. Dibattito sostanzialmente inesistente, tempi record, numeri bassi e percentuali bulgare per l’ex segretario: le assise nei circoli si archiviano così. E si passa ai gazebo. Con Renzi che continuerà con una campagna dal basso impatto mediatico e Andrea Orlando e Michele Emiliano che “chiamano” gli elettori del Pd e non solo: Cuperlo ha chiesto per il Guardasigilli il voto degli “scissionisti”, il governatore della Puglia guarda anche ai Cinque Stelle: “Si può cacciare Renzi”.

Tra trionfalismi e votanti in calo

“Quando si vince, si vince. Quando si perde, si ammette. Punto”, scrive Renzi nella E News. Si aspettano i dati ufficiali. L’unico certo è il numero dei votanti: sono 266.979, il 59,4% dei 449.434 iscritti: soddisfazione di Lorenzo Guerini, che sul tesseramento ha lavorato molto. Il Pd renziano sottolinea che l’affluenza è superiore al congresso del 2013 (fu del 55,34%). Ma allora gli iscritti erano 539.354 e dunque votarono in 298 mila (30 mila in più). Ogni mozione ha i suoi dati: Renzi rivendica di avere preso il 68% (e dunque 181.545 voti). Per la mozione Orlando, ne avrebbe presi il 64% (170 mila voti). Ancora. Secondo i renziani il 25,4% sarebbe di Orlando (che invece sostiene di avere il 27%) e il 6,3% di Emiliano (che rivendica l’8%). Nel 2013, di voti tra gli iscritti Renzi ne prese 133.892 (il 45,34%). Ma ai gazebo 1 milione e 900 mila. All’epoca, immaginava un Partito della Nazione pigliatutto, che sfondasse a destra e a sinistra. Ora, si accontenta di quel che resta del Pd.

VERSO IL 30 APRILE

Ora battaglia nei gazebo: il fiorentino teme l’influenza dei non elettori Pd
Irregolarità pronti i ricorsi

Oggi si riunisce la Commissione per il congresso Pd. Potrebbe trovarsi a esaminare i primi ricorsi. La mozione Orlando, come spiega il coordinatore Andrea Martella, li ha presentati a Crotone, Reggio Calabria, Cassino, Barletta, Olbia, in alcuni circoli del napoletano (Scampia, Pompei, Castellammare di Stabia, San Carlo all’Arena, Quarto). E poi al Circolo Ambiente e sanità di Roma. Situazioni nelle quali ci sono stati casi di tesseramento anomalo e nelle quali Orlando non ha partecipato. Simone Valiante, coordinatore della mozione Emiliano annuncia un ricorso su Caserta: “A 24 ore dalla conclusione delle operazioni di voto stanno pervenendo solo ora alla Commissione provinciale una parte dei verbali delle operazioni di voto, con le liste di delegati incompleti”. Renzi assicura: “Dove ci sono problemi riconosciuti (ammesso che ci siano) è giusto che si intervenga invalidando il voto”.

Caso limite: i circoli aziendali di Roma

Nel circolo aziendale dell’Acea, gli iscritti al Pd sono 86. In 51 hanno votato per Orlando (il 59,3%); in 29 per Renzi (33,7%), in 6 per Emiliano (il 7%). Gli iscritti al Pd nel circolo aziendale dei Vigili Urbani sono 11, tutti per il Guardasigilli. La notizia è che il ministro della Giustizia trionfa in queste realtà? Uno sguardo ravvicinato ai dati dice altro. I dipendenti dell’Acea sono 11.196, 86 tesserati dem rappresentano lo 0,007 del totale. E i Vigili sono circa 6000. Gli iscritti Pd sono lo 0,00118%. E si potrebbe andare avanti, scandagliando le principali aziende della Capitale. Alla faccia del radicamento.

Banchetti, per chi croce per chi (sperata) delizia

Orlando ha sfidato Renzi a fare un confronto tv alla settimana da qui al 30 aprile. Per adesso, l’unico previsto è su Sky il 26. Il ministro della Giustizia (che ha promesso dimissioni in caso di vittoria) farà una campagna molto aggressiva. Emiliano – che considera un risultato straordinario il suo 8% – considera questa tutta un’altra partita. Molto dipenderà dall’affluenza: per ora i sondaggi sono tutti dalla parte dell’ex segretario, ma più gente va ai gazebo, meno il risultato è scontato. Non a caso Renzi ha scelto una campagna di basso impatto mediatico. “Non ci saranno teatri, non ci saranno format chiusi di 45 minuti”, spiega il portavoce della mozione Renzi, Matteo Richetti. “Sarà una campagna basata sull’ascolto, tutta sul territorio: ogni giornata servirà a individuare delle problematiche delle persone. E cercheremo di capire anche a che punto sono le riforme dei 1000 giorni”. In prima linea anche Maurizio Martina, Graziano Delrio, Piero Fassino, Sergio Chiamparino. Nel tentativo di presentarsi come “squadra”.

D’Alema: “Sono pronti ad unirsi con Forza Italia”

“Basta con i trionfalismi che in passato hanno accompagnato sconfitte elettorali sonore o disfatte vere e proprie come il 4 dicembre”, denuncia Sandra Zampa (mozione Orlando), ricordando che si va verso elezioni “difficili” e “decisive”. Esplicita l’accusa di Massimo D’Alema: “Renzi è pronto ad allearsi con Forza Italia”. La convinzione dei nemici, ma anche la paura degli amici, è che per Renzi il congresso sia solo una pratica fastidiosa, da portare a termine per andare a elezioni il prima possibile. Sapendo per di più di non vincerle, ma sperando di tornare a Palazzo Chigi a capo di un governo di larghe intese. Alla faccia del vecchio Pd.

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