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“Sparare a chi”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Nel Paese che rumina i problemi anziché masticarli e digerirli una volta per tutte, la classe politica conosce due soli modi di (non) affrontare l’“emergenza sicurezza”, sempre sull’onda emotiva della cronaca nera. Due modi che sono l’uno l’opposto dell’altro, ma entrambi inutili, perché partono dall’ignoranza o dalla malafede. Il primo, tipico della vecchia sinistra, è negare l’emergenza ricordando che i delitti di sangue sono in continuo calo e che negli anni 70 si ammazzava molto di più: il che è vero, anche perché c’erano il terrorismo mafioso e politico, il banditismo e i sequestri di persona, tutti fenomeni criminali per fortuna estinti o sospesi; ma se i cittadini, debilitati dalla crisi economica e da mille insicurezze aggiuntive (lavoro, pensioni, immigrazione, tasse, smantellamento dello Stato sociale e dei mediatori sociali, lentezza e inefficienza della repressione poliziesca e lentezza di quella giudiziaria…), percepiscono ugualmente o maggiormente la minaccia, una risposta la meritano comunque, e sai che consolazione per i parenti d’un morto ammazzato sapere che 30-40 anni fa i morti ammazzati erano di più. Il secondo approccio è quello delle destre incolte (che oggi albergano tanto nella Lega quanto nel Pd), che per amor di popolarità e facili consensi illudono la gente indicando falsi colpevoli (i giudici buonisti, le leggi da rifare, gli immigrati) e rimedi farlocchi o impraticabili (armiamoci tutti per sparare tutti, raddoppiamo le pene, cacciamo tutti gli immigrati): pura rassicurazione, il contrario della sicurezza. La verità non sta nel mezzo, ma altrove – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 4 aprile 2017, dal titolo “Sparare a chi”.

Nel libro Giustizialisti, in edicola col Fatto, i magistrati Sebastiano Ardita e Piercamillo Davigo illuminano cause e dunque soluzioni. Armarci tutti per sparare tutti non solo non risolve (vedi l’escalation di violenza negli Usa, il Paese più armato del mondo), ma aggrava il problema: se il rapinatore ha il fondato sospetto che la vittima sia armata, spara per primo ed, essendo un professionista, ha la meglio. Viceversa, se la vittima è assicurata, non ha alcuna ragione per opporre resistenza e mettere a repentaglio la vita propria e altrui: dunque è probabile che la rapina si concluda senza spargimenti di sangue. Il che non significa che chi possiede il porto d’armi non abbia il sacrosanto diritto di sparare se vede minacciata la propria o l’altrui vita, o beni proporzionati. Ma questo è già previsto dalla legge sulla legittima difesa, estesa ancora nel 2006, e non c’è bisogno di cambiarla di nuovo. Né aumentare le pene per i furti che, con l’aggravante dello scasso, già arrivano fino a 15-20 anni di carcere.

Se si riduce la forbice tra le pene per rapina e per omicidio, al rapinatore conviene eliminare la vittima per sbarazzarsi di uno scomodo testimone. Bisognerebbe invece modificare le norme sulla custodia cautelare, che impediscono di tener dentro i sospettati con gravi indizi di colpevolezza prima del processo; e l’ordinamento penitenziario, che impedisce di mettere in galera chi è stato condannato in via definitiva a pene fino a 4 o 5 anni. Le alternative dei servizi sociali o dei domiciliari dovrebbero variare con l’ammontare delle pene, per limitarsi solo all’ultima fase dell’espiazione, e non garantire a tutti i condannati a 4 o 5 anni che resteranno a piede libero: con le attenuanti e i riti alternativi (patteggiamenti o riti abbreviati con sconto fino a un terzo), è proprio di 4 o 5 anni la pena media irrogata dai giudici a gente che in carcere non entrerà mai. Le scappatoie alla galera sono disegnate sui colletti bianchi che scrivono le leggi su misura e in questi 25 anni hanno divelto le maglie della giustizia penale a proprio uso e consumo, salvo poi strillare se dai buchi aperti per sé passano anche i ladri che rubano molto meno di loro. Se Minzolini ruba 66 mila euro alla Rai, si becca 30 mesi e gli altri senatori lo lasciano lì perché trovano la pena eccessiva, quanto dovrà beccarsi chi ruba qualche filo di rame?

Mentre si sproloquia di sovraffollamento delle carceri, si scopre – sempre da questo prezioso manuale – che ogni anno vi entrano 90 mila persone e ne escono 80 mila, con una permanenza media di appena 90 giorni. E chi ciancia di manette facili approva leggi che rendono quasi impossibile arrestare un criminale incensurato se non si mette a sparare (e spesso neppure se lo fa): così si crea la figura unica al mondo del delinquente-seriale-incensurato-a-vita. L’impunità mascherata da garantismo ha creato un sistema folle che, per salvare i white collars, favorisce a cascata i criminali di strada, punendo più duramente condotte più lievi rispetto a quelle più pericolose: un condannato per rapina a mano armata trascorre in prigione una media di 635 giorni, contro i 761 di uno spacciatore di droga; chi ha sottratto alla collettività centinaia di milioni con una bancarotta fraudolenta si fa di solito non più di 190 giorni in cella, mentre i condannati per furtarelli infinitamente più lievi scontano in cella almeno 256 giorni. Ardita e Davigo raccontano una riunione al ministero della Giustizia fra le delegazioni dei governi di Roma e di Sofia sul rimpatrio di cittadini romeni condannati per delitti commessi in Italia. Gli italiani rinfacciano ai romeni gli altissimi tassi di devianza criminale dei loro concittadini, i romeni rispondono che la loro percentuale di delinquenti è uguale alla nostra, ma i romeni preferiscono delinquere in Italia perché da loro chi sbaglia paga. Il che spiega perché continuiamo a esportare cervelli e a importare criminali. E lorsignori, anziché assicurarci una repressione di Stato severa ed efficiente, ci istigano a prendere il porto d’armi per farci giustizia da soli. Trascurando fra l’altro i rischi che corrono armando un popolo incazzato nero.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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One thought on ““Sparare a chi”: di Marco Travaglio

  1. Non a caso è chiamato “Il Bel Paese” e i “competenti” o Teste di Chicco che lo reggono non hanno bisogno di leggere questo articolo. Per quanto riguarda gli Italiani forse quando gli verranno offerte in alternativa le brioches…………

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