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Luca Telese: “Casaleggio Jr, il potente tranquillo del M5S”

Casaleggio è l’erede dinastico, il Richelieu che si nasconde dietro Rousseau. A sorpresa dà un messaggio tranquillizzante

(di Luca Telese – http://notizie.tiscali.it) Inizi a sentirlo e per un attimo fai un salto sulla sedia. Il Davide Casaleggio visto ieri da Lilli Gruber, su La7, ha il fascino irresistibile di una epifania a lungo attesa, l’effetto di un mistero che si ri- vela. Pensateci; Casaleggio jr è l’erede di un guru, è il cardine del primo partito italiano (stando ai sondaggi) e nessuno lo aveva mai ascoltato proferire parola. Superi l’effetto sorpresa, e ti accorgi come la sua immagine pubblica sia platealmente distonica rispetto a quella del personaggio che abbiamo imparato a conoscere negli anni dai racconti mediatici e dai retroscena.

Casaleggio è il potente che sta dietro le quinte, l’erede dinastico, il Richelieu che si nasconde dietro Rousseau, il tessitore che tiene in mano tutti i fili: e quando finalmente lo vedi ha l’aria di un Forrest Gump a cinque stelle. Un bel ragazzo, ma quasi marmoreo, un uomo visibilmente emozionato, con qualche problema di espressione evidentemente legato all’inesperienza: si esprime per doppie ripetizioni, pause emozionali, incertezze, silenzi. Inventa lunghe perifrasi persino per negare che la Casaleggio lavori per il Movimento cinque stelle (e non sarebbe necessario). Più che un Nuovo barbaro che bussa alle porte della capitale, più che un web barbarico sembra un coniglio mannaro.

Ha quel tipo di timidezza per cui, quando è intento a sorridere si scorda per un nanosecondo anche che sta parlando, e si inceppa. Se la domanda non lo soddisfa tace. Se ripetono la domanda, ripete la stessa risposta che ha appena dato, ma in tono minore. Se è imbarazzato lo fa notare: “Grillo in quanto garante e-a… attuato una sua prerogativa….”. Se deve difendere una posizione difficile si arrampica sugli specchi. L’espulsione di Genova – chiede la Gruber – come si concilia con la democrazia diretta?. E lui: “Noi stiamo parlando dell’1% dei casi in Italia”.

I due interlocutori invitati dalla Gruber – Gianluigi Nuzzi e Domenico Masi – sono a loro volta così incantati e stupiti, che quando è il loro turno le domande le fanno alla conduttrice di Otto e mezzo, e non a Casaleggio. Lei, superLilly, è così consapevole del colpo che ha fatto che scherza da sola sul rischio dello spot ai grillini, e mette – anche – nelle domande più innocenti una consapevole e intelligente ironia: “Lei è un campione degli scacchi, cosa ha imparato da questo gioco?”. Lui è così abbottonato che si rifiuta di dire se era più bravo lui o il padre, e tira fuori questa inverosimile risposta: “A volte vincevamo entrambi”.

Il forrestgumpismo a cinque stelle, tuttavia, farà discutere, accende l’ironia del web, ma ha anche un paradossale effetto demitizzante: se per un attimo nel gioco della comunicazione l’immagine del grande vecchio cede il posto a quella del bravo ragazzo, se l’immagine dei garibaldini d’assalto è quella dei sarcastici apocalittici alla Grillo viene sostituita da quella del bravo ragazzo incravattato, forse nulla è lasciato al caso. I grillini fanno un altro passo verso la presentabilità di governo, si “Costituzionalizzano”. Per l’eterogenesi dei fini, il Forrest Gump impolitico è vagamente forlaniano, finisce per dare un messaggio tranquillizzante. Non era evidentemente voluto, non è detto che per questo non sia utile.

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